Crans-Montana, un’immane tragedia ci ha colpiti al cuore

Ieri mattina, primo giorno del 2026, l’intera Svizzera si è alzata sotto shock. Man mano che le notizie da Crans-Montana giungevano alla popolazione e l’ampiezza della tragedia diventava sempre più palese, i cuori e le menti di tutti noi cercavano disperatamente di dare un senso al numero di morti e di feriti e allo spaventoso incendio. Ma ogni tentativo di razionalizzazione era inutile e si infrangeva puntualmente contro il muro di non senso che ogni sciagura del genere porta con sé. È accaduto: almeno per ora non si può dire altro. Ed è una tragedia immane. A latere, in attesa che la dinamica dei fatti e anche le cause vengano alla luce, resta qualche amarissima riflessione da fare. La prima riguarda l’impatto psicologico che questa disgrazia avrà sulle famiglie delle vittime, sulla cittadina vallesana e su tutta la Confederazione.
Tragedie di questo tipo – come lo fu ad esempio quella del marzo 2012 a Sierre, con l’autobus belga schiantatosi in un tunnel autostradale provocando 28 morti tra cui 22 bambini – sono impervie da decifrare, da comprendere, da sciogliere e infine da collocare nella memoria individuale e collettiva. Specialmente in tempi già complicati come gli attuali. Dopo un 2025 molto difficile, colmo di ansia per la situazione internazionale e di conseguenza interna, tutti noi, anche nella relativamente sicura Svizzera, speravamo ardentemente in un 2026 di rilancio generale, di pace, se non addirittura di ritrovato entusiasmo. Ma i fatti di Crans pesano già come un enorme macigno sui prossimi mesi. A gravare sui nostri cuori, anche la giovane età di moltissime vittime, ragazzi e ragazze che avevano un futuro davanti a sé e che non potranno più esprimerlo. Davvero il nuovo anno, per la Svizzera, non poteva iniziare in modo peggiore.
Ragion per cui la «gestione» di questa ecatombe, avvenuta in ore di festa e di speranza, sarà davvero ardua dal punto di vista sociale e politico, nonché turistico e persino diplomatico, come peraltro già preannunciato dalle autorità, essendoci delle vittime straniere. Siamo stati, in altre parole, colpiti al cuore da una disgrazia assurda, consumatasi in una delle località elvetiche più famose al mondo per quanto riguarda il turismo invernale: con St. Moritz, Gstaad e Zermatt, Crans-Montana è infatti tra le primissime mete di un vasto pubblico internazionale, e pure ticinese, e una risorsa insostituibile. La ferita, per il momento, resta del tutto aperta e sanguinante. Ed è prevedibile che non guarirà mai completamente: siamo davanti a una delle peggiori tragedie civili della storia svizzera.
C’è poi il tema della sicurezza. L’ipotesi dell’attentato è stata subito esclusa. Rimaniamo tuttavia convinti che, sebbene priva di dolo stando alle ultime informazioni, la disgrazia poteva avere contorni meno drammatici. Infatti, non ci sono ragioni comprensibili perché un bar debba andare a fuoco su vasta scala e una festa di Capodanno finire con decine di morti e feriti. Le indagini dovranno fare chiarezza senza se e senza ma, non solo per punire eventuali leggerezze o mancanze ma anche per fornire a controllori e legislatori tutte le indicazioni possibili che impediscano il verificarsi, in futuro, di altre carneficine simili. Sembra, secondo diverse testimonianze, che il locale fosse gremito e che il fuoco abbia potuto propagarsi a una velocità elevatissima. Sarà questo un nodo dirimente dell’inchiesta. I luoghi di ritrovo giovanile spesso vengono presi sottogamba dai loro frequentatori («Qui non può succedere»). Devono rispondere, invece, a regole stringenti e inaggirabili. Ma delle eventuali responsabilità avremo modo di parlarne con tutte le carte sul tavolo
Restano, per ora, il dolore, la preoccupazione e l’attesa, straziante, di quei genitori che sperano in un cenno da parte dei loro figli, dati per dispersi o che combattono in ospedale, in sospeso tra la vita e la morte. Figli o nipoti che potevano essere i nostri. La fatalità ha voluto che alcuni cambiassero programma all’ultimo imboccando – senza saperlo – la via della salvezza o al contrario quella che li ha portati a una morte assurda, nella notte di San Silvestro che, per tradizione, è dedicata al divertimento e alla spensieratezza. I prossimi giorni, dopo la definizione del già pesantissimo bilancio, saranno proprio dedicati ai feriti e ai parenti delle vittime: nessuna famiglia coinvolta dovrà sentirsi abbondonata dalla propria comunità e dalle istituzioni. Il lavoro da fare è enorme e le strutture sono già messe a dura prova dal periodo invernale e dagli incidenti sulle piste. Ma enorme è anche l’interrogativo di fondo che accompagnerà ognuno di noi nelle prossime settimane: il mistero del male e della cecità con la quale ci colpisce resta davvero il più insolubile degli enigmi.

