La luce in fondo al tunnel

Dai laghi alpini uno scudo naturale contro i virus: la scoperta dell'EPFL

E ancora, per la nostra rubrica di notizie positive: l’isola che spegne la luce per salvare gli uccelli e Italia e Africa unite contro i predatori d'arte
© EPFL/Anna Carratalà
Camilla Vagnozzi
08.11.2026 06:00

I laghi alpini ad alta quota, da tempo considerati oasi di biodiversità da preservare, potrebbero rivelarsi anche una riserva inaspettata di difese biologiche contro le infezioni virali. A svelarlo è uno studio condotto dai ricercatori del Politecnico Federale di Losanna (EPFL): alcune comunità batteriche che popolano questi specchi d'acqua montani hanno sviluppato, per resistere ai virus che le attaccano in natura, dei meccanismi di difesa capaci di neutralizzare anche patogeni virali del tutto estranei al loro habitat, compresi virus umani e fitopatogeni. Una scoperta che riscrive in parte ciò che sappiamo sull'ecologia microbica e che getta luce sull'arsenale biochimico rimasto finora nascosto negli ambienti più estremi.

Le ricadute pratiche potrebbero rivelarsi significative, a partire dalla gestione delle risorse idriche fino all'agricoltura sostenibile. Secondo il team dell'EPFL, l'azione di questi microrganismi (o delle biomolecole da loro secrete) offre un modello promettente per sviluppare sistemi ecologici di disinfezione delle acque reflue e strategie di biocontrollo per le colture intensive, riducendo drasticamente il ricorso a composti chimici di sintesi.

La sfida per la comunità scientifica si sposta ora sul piano applicativo: identificare con precisione i principi attivi responsabili dell'effetto antivirale e testarne l'efficacia sul campo, oltre i confini protetti del laboratorio.

L’isola che spegne la luce per salvare gli uccelli

Ogni autunno, l'isola di Corvo - la più piccola e remota dell'arcipelago portoghese delle Azzorre - sceglie di piombare nel buio più totale durante le ore notturne per una causa ecologica cruciale: proteggere i giovani di berta maggiore atlantica (Calonectris borealis, nota localmente come cagarro). 

Ogni anno, tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre, i pulcini lasciano per la prima volta i nidi sulle scogliere per spiccare il loro primo volo verso l'oceano aperto. In natura questi uccelli pelagici si orientano grazie alla luce fioca delle stelle e della luna riflessa sulle onde; tuttavia, l'inquinamento luminoso dei centri abitati li disorienta, attirandoli verso strade ed edifici dove rischiano di impattare al suolo o finire investiti, incapaci di riprendere quota da terra per via della loro particolare anatomia alare.  Per scongiurare le collisioni e garantire un corridoio di volo sicuro, l'amministrazione locale, in collaborazione con la Società Portoghese per lo Studio degli Uccelli (SPEA) e nell'ambito della campagna regionale SOS Cagarro, spegne sistematicamente l'intera rete di illuminazione pubblica nelle fasce orarie notturne più critiche.

L'iniziativa, sostenuta con convinzione dall'intera popolazione residente, si affianca a pattugliamenti serali di volontari impegnati a recuperare e rimettere in mare gli esemplari caduti. Il "blackout programmato" di Corvo è ormai divenuto un modello virtuoso internazionale per la mitigazione dell'inquinamento luminoso e la convivenza sostenibile tra comunità umane e fauna selvatica.

Italia e Africa unite contro i predatori d'arte

L'Italia consolida il proprio ruolo di riferimento globale nella tutela del patrimonio storico inaugurando, in partnership con le istituzioni africane e organismi internazionali come ICCROM e UNESCO, il primo percorso formativo di alta specializzazione dedicato al contrasto del traffico illecito di beni culturali.

Il progetto, sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura, punta a formare una nuova generazione di professionisti provenienti da diversi Paesi del continente africano: funzionari museali, archeologici, doganieri, magistrati e operatori delle forze dell'ordine. L'obiettivo primario è colmare il divario operativo e normativo che spesso rende i siti archeologici e i depositi locali vulnerabili alle reti criminali transnazionali.

Il programma fa perno sull'esperienza d'avanguardia del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), combinando lezioni teoriche sul quadro giuridico internazionale con laboratori pratici su inventariazione digitale, metodologie di scavo clandestino, tracciamento delle rotte e procedure di rimpatrio dei beni sottratti. Più che un semplice ciclo di lezioni, l'iniziativa pone le basi per una vera e propria rete transcontinentale di cooperazione: standardizzare i protocolli di sicurezza e velocizzare lo scambio di informazioni di intelligence rappresenta oggi la strategia più efficace per bloccare i canali del mercato nero prima che i reperti finiscano battuti all'asta all'estero.