Dalla festa alle lacrime: la tragica giornata di sci a Crans-Montana
È una tragedia che sembra non concedere tregua. Anche quando, per qualche ora, si intravvede uno spazio di serenità, il dolore torna a imporsi e a trascinare tutto indietro. È successo così a Crans-Montana, nell’ultima giornata di Coppa del Mondo di sci: a gare erano ormai concluse, con l’atmosfera che stava lentamente sciogliendosi, è arrivata la notizia della 41. vittima dell’incendio di Capodanno. Una notizia che ha cancellato con un colpo di spugna le emozioni positive vissute sino a quel momento.
Fin lì, si era respirato davvero un clima di festa. Una festa diversa, misurata, rispettosa. Ma autentica. La prima scena parata davanti al cronista era stata una famiglia che dal posteggio intonava a voce alta «Goggia, Goggia», trascinando con sé sorrisi ed entusiasmo.
L’organizzazione era riuscita a portare decine di migliaia di persone sulla pista di Mont Lachaux, costruendo un equilibrio delicato tra celebrazione sportiva e memoria, con musica e buvette ma senza eventi collaterali, senza eccessi, evitando qualsiasi sovrapposizione con il dolore ancora vivo della comunità.
Un equilibrio che ha trovato il suo momento più intenso prima della gara, quando Bastian Baker ha intonato Hallelujah di Leonard Cohen. «E anche se è andato tutto storto, mi ergerò davanti al Dio della canzone e dalle mie labbra non uscirà che Alleluja», ha cantato il musicista losannese, in una suggestiva versione acustica. Poi il minuto di silenzio per le vittime. Un silenzio compatto, che ha riempito la pista ancora più delle note appena svanite, e che ha dato il senso di una commemorazione condivisa, senza retorica.
Con l’inizio della gara, neppure l’agonismo è riuscito a cancellare del tutto quel momento. Sul traguardo campeggiava la scritta «I nostri pensieri sono con voi», un richiamo costante non solo per il pubblico, ma anche per ogni atleta che ha celebrato il risultato sportivo facendo capire che comunque c’era qualcosa di più profondo. La musica che accompagnava le discese era festosa, ma misurata; a parte i bambini, il pubblico applaudiva senza trombette, senza i classici campanacci tipici del tifo elvetico, quasi a voler mantenere un tono di rispetto.
L’italiana Sofia Goggia è stata applaudita da tutta la tribuna, così come la connazionale Laura Pirovano, sostenuta con sincero affetto dopo l’uscita in una delle ultime porte, nonostante questo abbia di fatto consegnato la vittoria alla beniamina di casa Malorie Blanc, visibilmente commossa per una vittoria dai tanti significati. Lo stesso clima si è ripetuto la domenica con Dominik Paris e gli altri azzurri. Segnali chiari che, se altrove - nelle arene mediatiche o politiche - il confronto tra Italia e Svizzera è in questi giorni più che mai acceso, lo sport resta uno spazio di puro rispetto.
Feste annullate
Conclusa la parte agonistica, l’organizzazione ha mantenuto la linea della sobrietà. Nessun evento collaterale, nessuna celebrazione fuori luogo.
Anche Longines, cronometrista ufficiale della competizione, ha rinunciato ai consueti appuntamenti conviviali con clienti e partner. «È vero che la vita va avanti», racconta un dirigente della maison orologiera, «ma ci è sembrato naturale mantenere discrezione e rispetto per quanto accaduto». Un approccio condiviso anche dalle squadre: numerosi alberghi hanno confermato al Corriere del Ticino di aver annullato feste già programmate. La Nazionale italiana, incontrata nella serata di sabato, ha trascorso il tempo insieme in modo sereno, ma volutamente sobrio.
Questo non significa che siano mancati momenti di incontro. Le strade del comune vallesano hanno lentamente ripreso a vivere, restituendo l’immagine di quella Crans-Montana riconoscibile e mondana. Alcuni locali - anche interrati - erano decisamente pieni. Un esercizio pubblico ha annunciato che avrebbe devoluto in beneficenza l’incasso della raclettata proposta nella tendina all’ingresso; poco più avanti, un’artista locale esponeva un’opera dedicata alle - sino a quel momento - 40 vittime.
Anche il cinema, a pochi metri dal luogo della tragedia, ha ripreso la sua normale programmazione, con persone in coda per assistere alla proiezione del sabato sera. Quasi tutti, però, hanno sentito il bisogno di passare davanti al Constellation. Ora che le transenne non ci sono più, colpisce la dimensione ridotta dell’ingresso, ed è difficile capire come in uno spazio così piccolo si sia verificata una tragedia di tali proporzioni.
E poi il memoriale, spostato nei pressi della chiesa di San Cristoforo: un flusso continuo di persone che lasciano un fiore, un messaggio, una firma sul libro. Un ragazzo del posto passa e, quasi senza accorgersene, si fa il segno della croce: un gesto istintivo, che dice molto di una quotidianità che prova ad andare avanti senza dimenticare.

Impossibile dimenticare
E dimenticare, in realtà, è impossibile. Neppure quando la domenica mattina il sole illumina le piste e invita a pensare solo allo sport. Forse molti giornalisti, già appostati in tarda mattinata nei pressi del memoriale, sapevano che qualcosa di grave stava per accadere, che la notizia della 41. vittima attendeva solo l’ufficialità. Quando è arrivata, la cronaca sportiva è tornata improvvisamente in secondo piano.

«Per un attimo sembrava di respirare un barlume di normalità. Poi abbiamo capito di essere ripiombati nell’incubo», racconta un uomo accorso al memoriale, dove - in poche ore - molte persone si sono ritrovate per pregare.
Gli fa eco una ragazza: «Non eravamo nemmeno sicuri di venire a Crans-Montana per le gare. Alla fine abbiamo deciso di partire per stare insieme, per distrarci. Questa notizia ci ha bloccati, ci ha fatto quasi pentire di essere qui. È come se non riuscissimo mai a staccarci da questa tragedia».
Così, mentre le piste si svuotavano e il weekend sportivo si chiudeva, con le migliaia di turisti che lentamente tornavano alle loro case, Crans-Montana si è ritrovata ancora una volta sospesa tra il tentativo di normalità e un dolore che continua a riaffiorare.
Un ritorno alla realtà brusco che ricorda come, in questa località, il tempo della festa e quello del lutto resteranno a lungo ancora dolorosamente intrecciati.


