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Dimostranti violenti in piazza, la fattura va agli organizzatori

Via libera del Parlamento a una mozione che chiede ai responsabili delle manifestazioni di passare alla cassa in caso di danni - Poggia è critico: «Così si ottiene l'effetto opposto: ci saranno più eventi non autorizzati e pericolosi»
©PETER KLAUNZER
Luca Faranda
24.09.2026 20:33

Vetrine rotte, muri imbrattati con la vernice, scontri con la polizia e cassonetti incendiati. Sono scene che si ripetono spesso nei Paesi vicini, in particolare in Francia. In Svizzera, per il momento, i manifestanti violenti non sono ancora una realtà radicata nel Paese. Proprio per questo motivo, le scene da «guerriglia urbana» avvenute l’11 ottobre 2025 a Berna durante una protesta a favore della Palestina hanno fatto particolarmente rumore. È proprio da questa giornata (il bilancio è di 18 poliziotti feriti e oltre 600 mila franchi di danni stimati) che la politica ha deciso di muoversi. L’estremismo violento durante manifestazioni non va tollerato. Di più. Non spetta alla collettività assumersi i costi legati alle misure di sicurezza. Il rimedio proposto a Berna? Addossare i costi agli organizzatori.

Oggi, il Consiglio degli Stati ha dato il via libera definitivo (24 voti a 18 e 3 astensioni) a una mozione del consigliere nazionale Sidney Karmerzin (Centro/VS). Nello specifico, il Consiglio federale deve ora proporre  una base legale federale per «permettere alle collettività pubbliche di riscuotere presso gli organizzatori di manifestazioni l’integralità o parte dei costi per la sicurezza e d’intervento».

Il compito spetta ai Cantoni

Eppure, la questione della sicurezza e la regolamentazione del diritto di manifestare sono di competenza dei Cantoni (vedi box), non della Confederazione. Per la maggioranza dei «senatori», però, una base a livello nazionale consentirebbe di ridurre le disparità attuali tra i Cantoni e contribuirebbe inoltre ad armonizzare le normative attualmente in vigore. Nessuno, tuttavia, si aspetta che il Consiglio federale regoli la questione della ripartizione dei costi. Deve «solo» fornire una chiara base giuridica per permettere ai Cantoni di stabilire poi norme più precise per la ripartizione delle spese. E, dunque, delle fatture.

«Serve un interlocutore»

L’idea che gli organizzatori  debbano essere almeno parzialmente responsabili dei danni e che vengano quindi chiamati alla cassa non convince tutti. Tra questi c’è il «senatore» ginevrino Mauro Poggia (MCG): «Tutti sono d’accordo che l’estremismo violento non è accettabile e che chi provoca danni debba anche pagarne le conseguenze. Tuttavia, attribuire agli organizzatori una responsabilità oggettiva, non legata a errori commessi, ma al semplice fatto di essere organizzatori, farà sì che questi non vorranno più assumersi tale responsabilità», spiega Poggia al Corriere del Ticino. A suo avviso, «non c’è niente di peggio, per un politico responsabile della sicurezza, che non avere più alcun interlocutore». Il «senatore» lo sa bene: è stato consigliere di Stato a Ginevra, responsabile proprio della sicurezza. Una città che è spesso teatro di manifestazioni, anche violente (in aula sono state citate quelle a margine del G7 e del G8).

Diritto fondamentale

Per il consigliere agli Stati, «questa proposta va nella direzione opposta rispetto a ciò che vogliamo tutti: ci saranno più manifestazioni non autorizzate, che saranno anche più pericolose», tiene a sottolineare. «Sappiamo che una manifestazione di protesta si terrà comunque, anche se non ci sono organizzatori ufficiali: senza una persona in contatto con le autorità, non sarà possibile nemmeno prevedere un servizio d’ordine interno. Sarebbe la peggior soluzione possibile: esattamente il risultato che nessuno vuole, ma che purtroppo si otterrebbe».

Poggia sottolinea anche un altro aspetto: «È chi provoca i danni che deve pagare, non chi cerca di organizzare l’esercizio di un diritto fondamentale». Si tratta infatti di un diritto riconosciuto e garantito anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ricorda il ginevrino. «Se imponiamo condizioni che rendono troppo rischioso per gli organizzatori far valere questo diritto, lo stiamo indirettamente sopprimendo e potremmo essere condannati a Strasburgo».

Cosa fare, dunque? «Bisogna schierare forze dell’ordine in numero sufficiente per contenere gli elementi violenti, il che ha comunque un costo per la collettività. In alternativa, si può vietare la manifestazione, impedire che abbia luogo del tutto. Ma anche ciò è pericoloso. Una soluzione ideale non esiste: bisogna navigare tra il rischio dell’estremismo violento e quello di impedire l’esercizio di un diritto fondamentale per la nostra democrazia».