Votazione del 14 giugno

Dopo il no alle urne, l’UE rilancia: «I problemi si risolvono insieme»

Per gli eurodeputati Christophe Grudler e Andreas Schwab, la bocciatura dell’iniziativa UDC darà vigore ai Bilaterali III – Il francese: «Temevo che la Svizzera potesse inviare un brutto segnale con questo voto» – Il tedesco: «Ha prevalso una logica economica»
© KEYSTONE POOL/Martial Trezzini
16.06.2026 06:00

La bocciatura dell’iniziativa popolare che proponeva di limitare a 10 milioni la popolazione residente in Svizzera evita un primo strappo con l’UE sulla libera circolazione delle persone, ad appena tre mesi dalla firma dei «Bilaterali III». E, anzi, a Bruxelles è visto come un altro tassello del riavvicinamento in atto con Berna.

Appena poche ore dopo il responso delle urne, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea (il «governo» dell’Unione) e António Costa, a capo del Consiglio europeo (il summit dei leader dei 27 Paesi membri), hanno approfittato del passaggio all’aeroporto di Ginevra per un breve colloquio con il presidente della Confederazione Guy Parmelin, prima di recarsi alla riunione del G7 sulla sponda francese del lago Lemano, a Évian.

Partenariato solido

«In un periodo caratterizzato da turbolenze economiche e politiche a livello mondiale, con l’ultimo pacchetto di accordi modernizziamo le nostre relazioni e contribuiamo a stabilità, prosperità e sicurezza economica e giuridica di cittadini e imprese», ha ricordato Costa, mentre von der Leyen ha insistito sul «partenariato solido e profondamente radicato» che aveva già evocato il giorno prima, al telefono con Parmelin.

«Abbiamo discusso delle prossime tappe nelle relazioni tra la Svizzera e l’UE, nonché delle attuali sfide in materia di politica commerciale e geopolitica», ha aggiunto il capo del Dipartimento federale dell’economia (DEFR), convinto che «il dialogo rimane la chiave per affrontare le sfide comuni». Un’affermazione che trova d’accordo anche i principali responsabili dei rapporti bilaterali al Parlamento Europeo, raggiunti dal Corriere del Ticino.

Interruzione del lavoro comune

«I problemi si risolvono insieme e non ciascuno per conto proprio. Temevo che la Svizzera potesse inviare un brutto segnale con questo voto, invece sono sollevato e felice», dice Christophe Grudler, eurodeputato liberale francese e relatore parlamentare sui «Bilaterali III» (su cui l’aula si dovrebbe esprimere a dicembre). «Rimettere in discussione la libera circolazione delle persone, come proponeva la consultazione, avrebbe implicato un’interruzione del lavoro comune alla ricerca di soluzioni condivise».

Al contrario, gli elettori hanno «mandato un messaggio positivo e di buon auspicio», in risposta «a chi diffonde paura e rifiuto degli altri», e indicato che «il futuro della sovranità svizzera passa attraverso più rapporti con i propri vicini».

Per Andreas Schwab, eurodeputato popolare tedesco e presidente della delegazione parlamentare per le relazioni con la Confederazione elvetica, il risultato di domenica non è un assegno in bianco all’UE, ma «risponde a una precisa logica economica». E segnala che «se c’è la volontà a livello politico per convincere la gente», allora «speriamo che potrà arrivare anche l’ok al nuovo pacchetto bilaterale».

Battaglie di retroguardia

Respinta l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!», «il percorso a ostacoli, comunque, continua. L’UDC non perderà occasione per condurre le proprie battaglie di retroguardia da qui al voto popolare del 2028, accendendo puntualmente degli incendi per impedire ai “Bilaterali III” di avere successo», sostiene Grudler riferendosi agli altri elementi all’origine delle fibrillazioni tra Berna e Bruxelles: dall’iniziativa sulla neutralità già in calendario per il 27 settembre, in un momento in cui l’UE tenta di coinvolgere l’industria elvetica sulla cooperazione in materia di difesa, a quella, futura, per ripristinare i controlli alla frontiera (una deroga che nello Spazio Schengen, di cui la Svizzera è parte, vale solo in maniera temporanea e per circostanze eccezionali).

Disoccupazione e acciaio

Pure a Bruxelles, però, sono in ballo dossier che rischiano di agitare il confronto. Qualche settimana fa è arrivato, dopo uno stallo decennale, l’ok alla riforma che sposta dal Paese di residenza a quello di ultimo impiego l’onere del pagamento dei sussidi di disoccupazione dei lavoratori frontalieri: la nuova disciplina (effettiva tra cinque anni) non si estende automaticamente alla Confederazione, ma dovrà essere oggetto di negoziato.

«Non è un’ingiustizia, ma semmai una questione di buonsenso», insiste Grudler. Discorso diverso vale per l’acciaio, secondo i due eurodeputati. Il 1. luglio entreranno in vigore i dazi raddoppiati sulle importazioni siderurgiche extra-UE oltre una certa soglia, che sulla carta non risparmiano i produttori elvetici. Ciononostante, Schwab si dice «abbastanza sicuro che potremo trovare una soluzione in tempi brevi», assegnando alla Confederazione quote privilegiate a dazi zero.

La ragione, per Grudler, è presto detta: «È una soluzione utile al nostro mercato interno e alla nostra economia circolare, perché la Svizzera ricicla i rottami metallici dell’UE che vengono poi rifusi per produrre acciaio».

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