Emergenza violenza domestica, dal Governo maggiori tutele

La violenza domestica, sessuale e di genere rappresenta un problema grave in Svizzera. Solo nel campo della violenza domestica, nel 2024 la polizia ha registrato 21.127 reati, con un aumento del 6 % rispetto all’anno precedente. I dati diventano ancora più preoccupanti se si guardano quelli legati ai femminicidi: già 22 nel 2025, in aumento rispetto agli anni scorsi. La violenza, in particolare sulle donne, è una vera e propria emergenza nella Confederazione.
Per cercare di arginare il fenomeno, il Consiglio federale ha varato una nuova strategia che mira ad ampliare e a migliorare il sostegno alle vittime. Lo ha fatto dapprima con un’ampia consultazione, per poi presentare un messaggio per una revisione della normativa in materia. Oggi, il Governo ha spiegato i cardini di tale riforma. Si va dalla presa in carico medica e psicologica, alla documentazione medico-legale fino alle offerte di alloggio. «Si tratta di un passo importante sullo sfondo di un preoccupante aumento della violenza domestica e sessuale registrato lo scorso anno», ha spiegato l’Esecutivo in una nota, facendo un indiretto riferimento soprattutto ai molti casi di femminicidio registrati in Svizzera.
Gli ostacoli da superare
Uno degli interventi più importanti della strategia riguarda la riduzione degli ostacoli amministrativi e burocratici che spesso le vittime di violenza domestica devono superare, in un momento della loro vita già di per sé difficilissimo. Nell’ambito dell’assistenza medica, quindi, il Consiglio federale sottolinea l’importanza di documentare tempestivamente le lesioni e le tracce dell’aggressione. «La documentazione medico-legale deve essere gratuita, indipendentemente dal fatto che la vittima intenda denunciare o meno l’autore del reato», rileva il Governo. Essa potrà essere utilizzata in seguito come prova, incrementando così la probabilità di denunce e condanne penali. Un altro punto fondamentale della strategia riguarda gli alloggi d’emergenza e temporanei. I Cantoni saranno chiamati ad assicurare che in queste strutture siano disponibili posti d’accoglienza sufficienti per fare in modo che le vittime possano trovare rapidamente una sistemazione sicura. Un altro aspetto tocca poi l’informazione. Affinché le misure siano davvero efficaci, per il Consiglio federale le vittime devono conoscere i propri diritti e i diversi punti di contatto. Per questo motivo, i Cantoni dovranno fornire informazioni complete sulle offerte di aiuto e renderne l’accesso il più semplice e agevole possibile.
La strategia messa in campo dal Governo dovrebbe entrare in vigore non prima del 2028, dopo l’iter parlamentare e l’adozione della revisione da parte dei Cantoni. La proposta del Consiglio federale, lo ricordiamo, nasce da tre mozioni (depositate nel 2022 e approvate dal Parlamento nel marzo del 2023) dell’ex consigliera agli Stati ticinese Marina Carobbio Guscetti e delle consigliere nazionali Jacqueline de Quattro (PLR/VD) e Tamara Funiciello (PS/BE).
«Servono più strutture»
«Come Associazione, accogliamo con grandissimo favore la decisione del Consiglio federale di migliorare il sostegno alle vittime di violenza», spiega al CdT Lisa Ciocco-Cavalleri, presidente dell’associazione Casa Santa Elisabetta di Lugano, una struttura riconosciuta dal Cantone che si occupa della presa a carico anche di donne vittime di violenza o abusi. Si tratta, dice ancora la presidente, «di un passo veramente importante per una protezione più concreta e tempestiva verso chi subisce abusi. Persone che si trovano in condizione di estrema vulnerabilità» e che quindi hanno immediatamente bisogno di aiuto. «Nel messaggio si parla anche della garanzia di assistenza psicologica immediata, un aspetto fondamentale», rileva ancora Ciocco-Cavalleri. «Così come è fondamentale l’accesso gratuito delle prove». In questo modo vengono eliminate tutta una serie di procedure che talvolta possono scoraggiare la vittima di violenza. Sul fronte delle strutture, la presidente dell’associazione osserva come «sarebbe auspicabile avere più strutture di accoglienza sul territorio. L’alloggio restituisce sicurezza e dignità alla persona, anche ai bambini», ed è dunque una parte centrale dell’aiuto alle vittime. «In Ticino ci vorrebbero più strutture come la nostra». Dotarsi di una strategia nazionale, aggiunge ancora Ciocco-Cavalleri, è comunque un aspetto da sottolineare. «La coesione fra Cantoni in questo ambito permette maggiore collaborazione».
Al via la campagna
Proprio in questi giorni, un gruppo di lavoro sta elaborando delle soluzioni regionali per colmare le carenze in materia di rifugi e case di accoglienza. Ciò anche per evitare il rischio di femminicidi. Inoltre, per prevenire tempestivamente la violenza, il prossimo 11 novembre, la Confederazione darà il via a una campagna nazionale pluriennale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere.
Tra le misure più urgenti indicate dal gruppo di lavoro, c’è ad esempio il rafforzamento della prevenzione della violenza durante la fase di separazione e un maggiore scambio di informazioni tra le autorità.
Il messaggio del Consiglio federale va nella giusta direzione. Ne è convinta anche Cristiana Finzi, delegata cantonale per l’aiuto alle vittime. La modifica principale che introduce la riforma parziale della legge federale riguarda l’assistenza medico-legale: «Il potenziamento dell’accesso alle prestazioni medico-legali a favore delle vittime di violenza domestica – spiega Finzi – risulta infatti fondamentale sia per il percorso di recupero della vittima sia per assicurare l’autore di reato alla giustizia». Grazie a una raccolta tempestiva e accurata delle prove in ambito medico-legale, la vittima può infatti disporre di elementi supplementari a sostegno della propria credibilità, qualora decida di sporgere denuncia penale, anche in un momento successivo. «Inoltre, si tratta di una modifica in linea con la Convenzione di Istanbul, ratificata dalla Confederazione nel 2018», avverte la delegata che, in particolare, accoglie con favore il fatto che l’accesso alle prestazioni di supporto per le vittime non deve essere subordinato alla presentazione di una denuncia penale o alla partecipazione di un procedimento giudiziario. «Per raccogliere queste prove, la vittima non è obbligata a fare denuncia. Si tratta di un diritto sancito dalla revisione in maniera più esplicita», spiega Finzi. Fino ad oggi, infatti, non era del tutto evidente capire che rivolgendosi al servizio di aiuto non comportasse l’obbligo di sporgere denuncia. Ora, invece, questo principio viene esplicitato per legge, rappresentando un importante passo avanti per l’intero sistema di sostegno alle vittime. Oggi, infatti, solo una minima parte degli episodi di violenza domestica si conclude con una denuncia penale. «Spesso prevalgono i timori della vittima». Con questa revisione, invece, si introducono le basi per una certificazione chiara della violenza subita. In definitiva, la legge mira a garantire un accompagnamento più efficace della vittima, attraverso un sistema il più possibile uniforme a livello nazionale. Nel concreto, poi, si dovrà verificare la sua applicazione e il suo finanziamento, rileva ancora l’esperta. «Alcuni cantoni sono già molto performanti, altri invece dovranno adeguarsi alle nuove normative». È evidente che tutti i Cantoni dovranno far fronte a costi aggiuntivi, considerando che tra il 2018 e il 2023 le richieste di assistenza medica per casi di violenza domestica sono aumentate del 30%. «Si tratta di aspetti che andranno definiti in base alle risorse di ciascun Cantone. Con questa revisione, però, si pongono anche le basi e un orientamento comune che deve valere per l’intera Confederazione».
Un altro aspetto centrale della riforma riguarda il ruolo della sensibilizzazione. «L’informazione rappresenta un elemento fondamentale nel percorso di supporto alle vittime di reati. Conoscere i propri diritti, le risorse disponibili e le procedure da seguire è essenziale per consentire alle vittime di fare scelte consapevoli e affrontare la situazione con maggiore sicurezza», rileva ancora la delegata cantonale. La quale, tuttavia, sulla scia di quanto già affermato dal Consiglio di Stato nella consultazione alla revisione, afferma che il mandato di informare dovrebbe essere condiviso con la Confederazione. «Su questo fronte, la Confederazione non dovrebbe sottrarsi, soprattutto perché una campagna nazionale avrebbe un impatto molto più rilevante rispetto a iniziative cantonali isolate», tanto più che questa revisione parziale non comporta costi aggiuntivi per le casse federali. «Avendo ratificato la Convenzione di Istanbul spetta alla Confederazione, e non ai singoli Cantoni, assumersi l’onere di informare e sensibilizzare i propri cittadini».
Infine, il tema degli alloggi d’emergenza. Secondo il messaggio del Consiglio federale, i Cantoni devono garantire posti sufficienti. «In questo momento in Ticino non abbiamo questo problema». Tuttavia, come osserva Finzi, la legge potrebbe distinguere meglio i tipi di alloggio in base al profilo della vittima, assicurando soluzioni adeguate e mirate per rispondere efficacemente ai diversi bisogni.


