Errori di comunicazione e pochi contatti con le famiglie dei feriti di Crans-Montana: «La Svizzera ci ha deluso»

Se gli attacchi sopra le righe delle televisioni italiane sono duri da mandar giù e i tentativi di ingerenza politica di Roma risultano inaccettabili, la Svizzera ora dovrebbe lavorare in modo più efficace sulla comunicazione, per evitare ulteriori polemiche. Le sparate nei talk show lasciano il tempo che trovano, però quando a puntare il dito sono le famiglie svizzere dei feriti, allora significa che qualcosa non funziona. E forse Berna dovrebbe fare un po' di autocritica. Nelle scorse ore Hugues Blatti, agente immobiliare vodese, nonché padre di un 18enne rimasto gravemente ferito nel terribile incendio al bar Le Constellation di Crans-Montana, ha lanciato un duro j'accuse alle autorità federali, mentre suo figlio si trova ancora in terapia intensiva.
«Parmelin troppo impegnato al WEF?»
Blatti, in una intervista alla RTS, ha sottolineato come Roma e Parigi si siano comportate in modo molto differente da Berna: «L'Italia ci ha contattato, così come le autorità francesi. Abbiamo persino avuto un incontro personale con il presidente francese Emmanuel Macron, che ci ha garantito il suo pieno sostegno. Ma la parte svizzera ci ha deluso, e credo di parlare a nome di molte famiglie (delle vittime, ndr). Non c'è stato alcun contatto con Berna».
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha ricevuto solo alcuni parenti delle vittime della tragedia di Capodanno, accompagnato dall'ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, poi richiamato a Roma su spinta della premier Giorgia Meloni. Solamente dopo le critiche della stampa svizzera («troppi impegni al WEF di Davos?» si è chiesto il Blick), Parmelin avrebbe quindi telefonato a Hugues Blatti, come confermato al giornale zurighese dal portavoce del consigliere federale, il quale ha fatto sapere che «il presidente del Confederazione è in contatto con le famiglie. Comprende pienamente il dolore e la delusione dei genitori e delle altre persone colpite». Una vicinanza non esibita la sua, che forse - visto l'interesse mediatico e le pressioni internazionali - avrebbe dovuto essere più palese.
La squadra di crisi si muove in silenzio
Dal punto di vista della comunicazione, tralasciando la disastrosa conferenza stampa delle autorità vallesane poche ore dopo la tragedia, Berna avrebbe dunque commesso diversi errori: ancora secondo il Blick, sarebbe inspiegabile il motivo per cui il Consiglio federale non abbia reso noto immediatamente di aver istituito una squadra di crisi straordinaria dopo l’incendio. Dall'inizio di gennaio, infatti, si stanno tenendo riunioni che vedono coinvolti attori dei vari Dipartimenti, della Cancelleria federale, nonché del Canton Vallese e della Conferenza dei governi cantonali (CdC). La squadra di crisi si è finora riunita cinque volte, sotto la presidenza del cancelliere federale Viktor Rossi, e, tra le varie questioni, ha anche affrontato il tema della presenza svizzera alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. C’è infatti da aspettarsi un assalto da parte dei giornalisti italiani alla delegazione elvetica: le autorità svizzere devono farsi trovare preparate, per evitare un ulteriore danno di immagine a livello internazionale.
Una risposta a tono, ma...
Dopo i duri attacchi dall'Italia, inoltre, i politici svizzeri non starebbero rispondendo nel modo più adeguato. In questo senso, il Blick cita l'intervento di Alex Farinelli alla RSI, accusato di aver aizzato la polemica con Roma. Il consigliere nazionale del PLR dopo aver criticato l'«ingerenza italiana nella giustizia svizzera», se ne è uscito con una frase infelice, sullo stesso piano di quelle che tanto danno fastidio alla Svizzera nei talk show italiani, affermando che l'ambasciatore Cornado dovrebbe restare a Roma a «mangiare Amatriciana» finché il suo Paese non capirà come cooperare tra Stati. Una risposta per le rime agli opinionisti italiani, certo, ma a nostro avviso fuori luogo (e abbastanza sorprendente) di fronte al dramma vissuto dalle famiglie delle vittime e dei feriti che ancora lottano all'ospedale Niguarda di Milano. Nei programmi italiani, in questo interminabile mese, ne abbiamo sentite di tutti colori, tra urla sguaiate e una spettacolarizzazione del dolore a cui non siamo abituati, ma il nostro auspicio è che i politici elvetici non cadano nella trappola di abbassarsi al livello di certi talk show.
Cassis e Tajani
Secondo il foglio zurighese, infine, il «ministro» degli Esteri Ignazio Cassis, nonostante provenga dal Ticino, starebbe faticando a gestire le tensioni diplomatiche con l'Italia. Il consigliere federale ticinese, critica ancora il quotidiano zurighese, avrebbe dovuto presenziare quando il suo omologo italiano, Antonio Tajani, ha portato personalmente le sue condoglianze alla comunità di Crans-Montana, il 2 gennaio (il capo della diplomazia svizzera era impegnato con la sua presidenza dell'OSCE). Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha comunque fatto sapere che Cassis ha parlato telefonicamente con il suo omologo italiano «più volte». La Svizzera starebbe dunque agendo in silenzio, cercando di tenersi alla larga dalle luci dei riflettori. Una strategia, che dal punto di vista della comunicazione, sembra essere molto controproducente.
