Che aria tira al Centro Svizzero di Milano

La terra è rossocrociata – c’è scritto anche sui sacchi, Swissmade, arrivati direttamente da Ginevra – ma gli alberelli vengono da un vivaio lombardo: l’unione, officiata a colpi di vanga da una squadra di giardinieri romandi, è il simbolo (involontario, ma bello) di un rapporto profondo, che resiste alle polemiche transfrontaliere.
«Ils ont fait beaucoup de bruit» dice Celine, capo-giardiniera intenta a pestare il terriccio al centro del cortile del Centro Svizzero di Milano, in pieno allestimento in questi giorni in vista dell’inizio delle Olimpiadi Invernali. «Tanto rumore – intende dire - ma passerà».
L’ombra di Crans Montana
Speriamo. I lavori si svolgono come da programma, proprio mentre i rapporti diplomatici tra Italia e Svizzera sono ai minimi storici, con la decisione del governo Meloni di ritirare l’ambasciatore a Berna e la tragedia di Crans Montana sullo sfondo. Il Centro Svizzero, un grattacielo che svetta a due passi dal Duomo e che riunisce, ospiti della Confederazione, le principali istituzioni di rappresentanza in città (Consolato generale, Camera di Commercio) è per tradizione il luogo dove seguire partite di calcio, incontri culturali, cerimonie istituzionali o eventi gastronomici, e sentire il polso delle relazioni tra i due paesi.

Le Olimpiadi non fanno eccezione. Ma questa volta l’atmosfera è particolare, ed era inevitabile. Lo si era capito già all’indomani della tragedia de La Constellation, quando Presenza Svizzera – il braccio del DFAE che si occupa di promuovere l’immagine della Svizzera all’estero e «suscitare simpatie nei confronti del nostro Paese» come si legge sul sito – ha modificato il programma annullando alcuni eventi, in rispetto per l’accaduto.
Tre eventi cancellati
«Ci presentiamo come un luogo d’incontro, con oltre settanta eventi e diverse esposizioni aperte al pubblico» spiega Martina Gamboni, ticinese, responsabile della comunicazione, mentre mostra le strutture in ferro che ospiteranno stand eno-gastronomici e gli operai montano un enorme pallone aerostatico rosa, sopra un gazebo. Proprio qui a Olimpiadi in corso avrebbero dovuto svolgersi due serate di musica elettronica (cancellate) e una serata di gala (cancellata anch’essa) con personalità delle istituzioni e della cultura. «Tutti gli appuntamenti mantenuti nel programma, declinati in formati diversi, presentano una forte impronta culturale e si configurano come occasioni di dialogo, in particolare sullo sfondo dell’arco alpino».
Il Consolato in ascolto
La diplomazia, anche quella degli eventi e dello sport, gioca su terreni scivolosi. Nel via vai dei corridoi i funzionari del Consolato si muovono con la stessa prudenza degli operai che trasportano delicati pannelli e impalcature: come se si trovassero in una cristalleria. A denti stretti, il disagio si può anche confessare – il rispetto dell’autonomia, nazionale oltreché della magistratura, dove è andato a finire? – ma nessuno, qui alla House of Switzerland, ha voglia di salire sul «ring» mediatico.
È comprensibile: il ruolo del Consolato è quello di creare dialogo, la regola d’ora è «essere in ascolto». Nessuno meglio del corpo diplomatico sa che le vicende di Crans Montana sono osservate con rabbia, a Milano soprattutto («i nostri vicini di casa hanno perso compagni di scuola, parenti») ma anche con dignità e rispetto.
Un calendario fitto
È lo stesso spirito, al di là delle irritazioni tra Roma e Berna, con cui hanno reagito gli ambasciatori della «svizzeritudine» nel cantiere ancora in corso a margine di Milano-Cortina: il pragmatismo (molto svizzero, molto milanese) del fare. Non come se niente fosse, ma nonostante tutto. I lavori sono iniziati lunedì - l’inaugurazione è prevista per mercoledì prossimo, due giorni prima dell’apertura dei Giochi - e avanzano a marce forzate. È già completo lo scheletro colorato del villaggio che ospiterà visitatori e tifosi durante le gare, e gli atleti svizzeri per i festeggiamenti (si spera numerosi).

Celine e i suoi colleghi hanno completato il rivestimento di terra al centro del cortile, dove sorge un’installazione di flora delle Alpi: il «giardino alpino» che, assieme alle geometrie di design e al color rosa pervasivo - è stata ridipinta tutta la facciata che guarda in direzione del Duomo - crea un suggestivo contrasto con la mole austera del grattacielo firmato nel 1952 dagli architetti Armin Meili e Giulio Romano, all’epoca l’edificio più alto di Milano.
Oggi la metropoli punta più in alto (anche troppo, secondo i magistrati). Ma all’ombra dei grattacieli non è facile vedere più fervore di iniziative - dal villaggio olimpico di Porta Romana all’arena di ghiaccio di Santa Giulia - che alla Casa Svizzera.Le «house» di paesi ospiti non mancano in città - Cina, Corea, Francia, Stati Uniti, Belgio e Brasile, tra le altre - ma in buona parte si limitano ad accogliere le delegazioni sportive, o ad aprirsi su invito o su riservazione.
«Un luogo d’incontro e accoglienza»
Non ci sono inviti o biglietti da pagare, invece, per entrare nel cortile del Centro Svizzero, nello Swiss Corner o nel salone delle Alpi - i tre luoghi dove si concentreranno le attività dal 4 fal 22 febbraio: il programma completo è consultabile su Houseofswitzerland.it - e lo stesso vale per le altre due sedi «distaccate» a Cortina e a Bormio. Un investimento in immagine che - al netto del lutto - anticipa già necessariamente la candidatura a ospitare i Giochi invernali nel 2028.
«Il nostro vuole essere un luogo d’accoglienza aperto a tutti, per ritrovarsi: era l’idea di partenza, a cui abbiamo lavorato per mesi, e non è cambiata» spiega Martina Gamboni di Presenza Svizzera. «Chiaro, il contesto è cambiato dopo la tragedia di capodanno, e tutto quello che ne è seguito. Ma proprio in questo contesto l’apertura al dialogo, che contraddistingue lo spirito olimpico, assume un’importanza ancora maggiore».
I pini italo-svizzeri piantati sotto il pallone aerostatico non saranno degli ulivi della pace, forse: ma sono il segno di rapporti di vicinato e collaborazione («ce li fornisce una ditta italiana con cui lavoriamo da anni- spiega Celine - ci troviamo benissimo») che hanno radici solide e profonde. Più di qualsiasi polemica.
