«Evitate attività rischiose il 1. gennaio»: l'appello dopo la tragedia di Crans-Montana sembrerebbe essere stato rispettato

«Vi preghiamo di mostrare solidarietà e di astenervi da attività rischiose il 1. gennaio». L'appello, lanciato dalle autorità, in quelle ore drammatiche aveva colpito forte. Anche perché figlio della sincerità e, verrebbe da dire, di una certa impotenza di fronte al dramma. L'incendio del Constellation, a Crans-Montana, si era infatti tradotto in un pesante, pesantissimo afflusso di pazienti, gravemente ustionati, negli ospedali. Con Ginevra, Losanna e Zurigo in prima linea assieme al Vallese.
L'appello, dicevamo, aveva colpito forte. Ma stonava, secondo alcuni, con gli impianti sciistici tenuti regolarmente aperti. Alla mente, subito, è tornato il concetto di responsabilità individuale, che più volte aveva fatto capolino durante i mesi più complicati della pandemia. A distanza di giorni, e con il supporto stesso delle autorità, abbiamo voluto capire se la richiesta, esplicita, di non sovraccaricare le strutture sanitarie, di per sé già sature, sia stata o meno rispettata. Se, insomma, quel patto di responsabilità sia stato accolto dal senso civico o se, invece, l'imprudenza abbia rischiato di rendere ancora più pesante il lavoro di medici e infermieri.
«Non siamo soliti a tenere statistiche dettagliate sulle cause degli incidenti e dei ricoveri» ha esordito, da noi contattato, Joakim Faiss, responsabile della comunicazione in seno all'Ospedale del Vallese. «In questi ultimi giorni, tuttavia, in effetti abbiamo constatato un flusso fortemente ridotto di pazienti rispetto ai flussi abitualmente registrati nel medesimo periodo negli anni scorsi». Non solo, secondo Faiss «la fine delle vacanze natalizie dovrebbe consentire di mantenere una pressione limitata sui servizi d'urgenza».
Al momento, all'Ospedale del Vallese si trovano dodici pazienti legati all'incendio del Constellation, alcuni dei quali in cure intense. «Il primo rush è passato» chiarisce Faiss. «I nostri servizi dispongono dunque di capacità sufficienti per potersene occupare. Detto ciò, molti feriti di Crans-Montana torneranno», da qui ai prossimi mesi, «all'Ospedale del Vallese per il seguito dei rispettivi trattamenti e la riabilitazione». E questo perché molti feriti sono originari del Vallese. «Saremo pronti» garantisce Faiss.
