False lettere di espulsione inviate a stranieri: la SEM mette in guardia

Una falsa lettera attribuita alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) sta circolando in Svizzera e informa cittadini stranieri di una presunta espulsione dal Paese legata all’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni». A raccontarlo è il portale svizzero tedesco Watson.ch, che riferisce del caso di una loro giornalista straniera residente in Svizzera da anni e titolare di un permesso valido fino al 2028.
La lettera appare autentica, con tanto di logo ufficiale della Confederazione, carta intestata della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e un tedesco impeccabile. Insomma, tutto quello che serve per renderla pienamente credibile. Nel testo le viene comunicato che il permesso di soggiorno verrà revocato entro la fine del 2026. In allegato compare persino una sorta di guida pratica per lasciare la Svizzera.
La SEM mette in guardia
Contattata direttamente da Watson, la SEM ha confermato che si tratta di un falso. Secondo l’autorità federale, queste lettere circolano già da diversi anni e vengono adattate di volta in volta ai temi politici del momento. Negli ultimi quattro anni sarebbero emersi almeno 1.500 casi simili, anche se il numero reale potrebbe essere più alto. La SEM ha pertanto sporto denuncia penale contro ignoti e invita le persone che ricevono questi documenti di non scansionare il codice QR posto in alto e a rivolgersi direttamente alla polizia. Le indagini vengono ora svolte in collaborazione con il Ministero pubblico della Confederazione e le Polizie cantonali.
La lettera falsa
Ma con quali basi viene menzionata l'espulsione? Nel falso documento si sostiene che la Svizzera starebbe applicando la clausola di salvaguardia sulla libera circolazione delle persone in seguito all’iniziativa dell’UDC. Una tesi, tuttavia, infondata in quanto nonostante tale clausola esista realmente, questa attualmente non è applicata. Secondo quanto riportato sempre da Watson, la destinataria della lettera ha ammesso di essersi sentita intimidita, anche perché il documento appariva estremamente realistico e riportava correttamente i suoi dati personali e professionali.
