«Fatture inviate ai feriti italiani» di Crans-Montana, il Canton Vallese fa chiarezza

«L'ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie di feriti italiani la fattura relativa alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi alla tragedia». Gli importi indicati sulla documentazione per le spese mediche sono compresi tra 17.000 e 66.810 franchi. Così, nella giornata di lunedì, i media d'Oltreconfine hanno diffuso una notizia che rischiava di far scoppiare un altro «malinteso» tra Italia e Svizzera in relazione alla tragedia di Crans-Montana. Nel documento informativo – veniva precisato negli stessi articoli – c'è scritto chiaramente che la fattura non deve essere pagata. Eppure, è subito scoppiata la polemica: gli avvocati di alcune di quelle famiglie hanno definito «inopportuna» la comunicazione e bollato «il gesto» come «una mancanza di sensibilità nei confronti di persone che hanno sofferto e stanno ancora soffrendo».
Da Cornado a Meloni
Gli articoli, come detto, sono rimbalzati su tutti i media italiani. E si sono levate le solite voci indignate. Tanto che nella discussione è intervenuto l'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado – rientrato a Berna il 6 aprile –, il quale ha telefonato direttamente al presidente del Consiglio di Stato vallesano, Mathias Reynard. «Mi ha assicurato che nulla è dovuto dalle famiglie agli ospedali e che le spese sanitarie saranno sostenute in toto dal Canton Vallese, ed eventualmente dalla Confederazione, e che nulla sarà chiesto allo Stato italiano, come del resto avevano annunciato sin dall'inizio», ha dichiarato Cornado all'ANSA. Sulla questione si è espresso pure Guido Bertolaso, assessore al Welfare di Regione Lombardia, che rappresenta le famiglie delle vittime italiane nella fondazione Beloved: «Credo si tratti di un errore o al massimo di atti dovuti: certificazioni che gli ospedali devono fare per coprire il loro bilancio e giustificare ai loro contabili. È chiaro che non esiste che nessuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo».
Nonostante le spiegazioni, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha affidato ai social il suo pensiero, precisando di avere (nuovamente) mobilitato l'ambasciatore affinché «tenga altissima l'attenzione sul tema». Si è detta «scioccata», ha parlato di «una richiesta di oltre 70.000 euro per poche ore di ricovero» e ha definito l'accaduto «un insulto e una beffa che solo una disumana burocrazia poteva produrre».
Il Canton Vallese fa chiarezza
Ma andiamo con ordine. Per i cittadini svizzeri, i documenti di cui si parla sono facilmente riconoscibili già alla prima occhiata. Si tratta, infatti, della copia della fattura che il paziente riceve dopo un trattamento, una visita medica, una degenza. Il medico (o l'ospedale) trasmette la fattura originale alla cassa malati, con il dettaglio delle prestazioni e i costi corrispondenti.

La conferma arriva direttamente dall'Ospedale del Vallese: «Tutte le fatture relative al dramma di Crans-Montana sono state trasmesse, per i residenti in Svizzera, agli assicuratori dei pazienti. Nel caso dei pazienti cittadini europei, sono state trasmesse all'Istituzione comune LAMal (www.kvg.org) conformemente agli accordi bilaterali. Come per tutte le fatture emesse intestate alle assicurazioni in Svizzera, una copia è stata inviata a titolo informativo ai pazienti, conformemente alle disposizioni previste dalla LAMal».
Per fare chiarezza, il CdT ha contattato le autorità cantonali vallesane. Le quali, in accordo con il Dipartimento della sanità, ci hanno spiegato: «Spetta all’istituzione comune LAMal (l'ente svizzero che gestisce le spese mediche a livello internazionale) stabilire, insieme alle assicurazioni (e/o all'ente italiano di collegamento internazionale, ndr.), quale assicurazione si fa carico di quale prestazione. Se dovesse rimanere un saldo, se ne occuperanno i consultori del Servizio per l'aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV cantonale, ndr.). In ogni caso, le famiglie non devono pagare alcuna fattura medica».
Le famiglie erano state informate
I media italiani hanno parlato di «fatture inviate per errore» alle famiglie dei feriti. Alcuni hanno persino riferito che «avrebbero potuto restituirle al mittente attraverso un link». Anche su questo punto, le autorità cantonali chiariscono – nuovamente – che l'invio di una copia delle fatture emesse intestate alle assicurazioni in Svizzera è una pratica comune. Ma aggiungono pure che le famiglie e le vittime «sono state informate per posta, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, sulla procedura da seguire in caso di ricezione di fatture mediche». Anche in quel momento, è stato precisato che non vi era alcun pagamento da effettuare.
Ecco l’estratto della lettera inviata in italiano:

«Come in ogni situazione che richieda un chiarimento, invitiamo le famiglie o le vittime a contattare il consultorio dell'Aiuto alle vittime (LAV) che si occupa dei loro casi per ottenere spiegazioni – conclude il Canton Vallese –. È il modo più rapido e semplice per chiarire ogni potenziale malinteso».
