Giornalisti travestiti da infermieri a Crans-Montana? «Non è vero»

Giornalisti travestiti da infermieri. Con l'obiettivo, chiaro, di avvicinarsi ai feriti della tragedia del Constellation di Crans-Montana. L'aneddoto, se così vogliamo chiamarlo, è stato raccontato dal direttore generale dell'Ospedale del Vallese, Eric Bonvin, durante un'intervista accordata alla Sonntagszeitung. Subito, ha fatto il giro del web e, di riflesso, del mondo. Con commenti, evidentemente, poco gentili da parte degli utenti. La stessa categoria ha espresso sconcerto, condannando senza se e senza ma quella che ha definito una grave violazione dell'etica professionale. Impressum, per dire, ha rilasciato una dichiarazione ribadendo le regole della professione e ricordando, in particolare, che è vietato ingannare o spacciarsi per qualcun altro al fine di ottenere informazioni.
Ieri, martedì 6 gennaio, è però arrivata una rettifica. Firmata dall'Ospedale cantonale del Vallese. Il nosocomio ha dichiarato che, in realtà, nessuno si è presentato in corsia travestito da infermiere nel tentativo di strappare scoop e informazioni. Bonvin, nella dichiarazione, ha parlato di «ottime relazioni» con i media e di «clima di rispetto reciproco». I giornalisti, dunque, si sono comportati bene durante la copertura del dramma. Ma, per dirla con il Blick, come è stato possibile scatenare una fake news del genere? Detto in altri termini: com'è possibile che Bonvin, nell'intervista pubblicata sulla Sonntagszeitung, abbia citato un episodio così lesivo nei confronti dei giornalisti?
L'intervista, pubblicata in tedesco, è il risultato di un colloquio di una quarantina di minuti avvenuto sabato, ha fatto sapere Tamedia. Lo scambio è stato registrato, mentre la versione finale, trascritta appunto in tedesco, è stata rivista e approvata dallo stesso Bonvin prima della pubblicazione. Qualcosa, verrebbe da dire, è andato perduto durante la traduzione. Il direttore dell'Ospedale, infatti, si riferiva all'incidente autostradale del 2012 a Sierre, quando morirono 28 persone tra cui 22 bambini. All'epoca, ha spiegato Bonvin, alcuni giornalisti si erano travestiti da infermieri infiltrandosi nelle aree di cura dell'Ospedale del Vallese. «Ecco perché questa volta abbiamo immediatamente ingaggiato un servizio di sicurezza. (...) Ma i giornalisti in camice bianco hanno comunque cercato di intrufolarsi nelle stanze per intervistare i pazienti».
Nella rettifica pubblicata martedì, l'Ospedale del Vallese ha chiarito che l'episodio dei giornalisti con camici bianchi risale al 2012. La struttura ha aggiunto che «negli ultimi giorni si è verificato un solo caso limite: un giornalista, accompagnato da un famigliare di un paziente, ha cercato di entrare in un reparto dell'ospedale. Tuttavia, non c'è stata alcuna impersonificazione o comportamento inappropriato come è stato suggerito. Alcune informazioni possono essere trasmesse o distorte molto rapidamente, soprattutto sui social network».
Secondo l'Ospedale, «c'è stato un malinteso nella trascrizione dell'intervista che ci è sfuggito durante la revisione». Secondo Tamedia, «Eric Bonvin si è espresso in modo ambiguo» su questo punto specifico. Al di là di chi ha detto che cosa e di che cosa è stato effettivamente capito, la spiegazione più plausibile – riferisce sempre il Blick – è la confusione dovuta alla stanchezza e all'enorme pressione che ha fatto seguito alla tragedia di Crans-Montana, che ha provocato 40 morti e 116 feriti. Quando l'Ospedale del Vallese ha corretto la dichiarazione di Bonvin, «il passaggio in questione è stato adattato e i lettori sono stati informati con una nota a piè di pagina, in conformità con le nostre linee guida interne» ha spiegato Tamedia. Ma, come spesso accade, la frittata oramai è bella che fatta: nel giro di due giorni, l'aneddoto è stato ripreso da numerosi altri media e diffuso sui social network.
«Resta il fatto che queste false informazioni, diffuse con gusto sulle reti, danneggiano notevolmente una professione che viene sistematicamente e ingiustamente attaccata» ha reagito l'ex produttore di Temps présent, Jean-Philippe Ceppi, sulla sua pagina Facebook, aggiungendo che «i giornalisti, per la maggior parte, lavorano in un quadro etico rigoroso, in un contesto doloroso, e non ci sono più mascalzoni tra loro di quanto non ci siano piromani tra i pompieri e assassini tra gli anestesisti».
