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«Gli USA possono fare quello che vogliono con la Groenlandia»

L'accordo per la Groenlandia prevede che «possiamo fare tutto quello che vogliamo», ha detto Donald Trump a bordo dell'Air Force One secondo quanto riportato dall'agenzia Bloomberg – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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«Gli USA possono fare quello che vogliono con la Groenlandia»
Red. Online
22.01.2026 13:16
23:03
23:03
«Gli USA possono fare quello che vogliono con la Groenlandia»

L'accordo per la Groenlandia prevede che «possiamo fare tutto quello che vogliamo». Lo ha detto Donald Trump a bordo dell'Air Force One, secondo quanto riportato dall'agenzia Bloomberg. Il presidente precisa che la NATO sarà coinvolta e che il segretario dell'Alleanza ha «parlato con tutti» dell'intesa per l'isola. Sull'accordo si sta lavorando e «avremo qualcosa in due settimane».

18:10
18:10
Parmelin: incontri con Greer e Zelensky

Incontri con il rappresentante al commercio degli USA Jamieson Greer e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Anche oggi è stata una giornata impegnativa per il presidente della Confederazione Guy Parmelin alla riunione annuale del Forum economico mondiale (WEF).

Il bilaterale con Greer si è rivelato proficuo: tutte le parti vogliono cominciare presto a negoziare per l'applicazione dell'accordo commerciale e non bisognerà quindi attendere troppo per il prossimo round, ha detto Parmelin ai media alla House of Switzerland di Davos (GR). Gli americani sono pronti e verranno in Svizzera, ha specificato, sottolineando però che nessuna data è stata ancora fissata.

Molto pratico invece l'incontro con Zelensky, il primo di Parmelin di persona. Si è parlato in particolare degli aiuti d'urgenza energetici: gli ucraini hanno fornito un elenco di aziende elvetiche che producono apparecchiature di cui potrebbero avere bisogno. Come noto, in Ucraina molto spesso manca energia e quindi riscaldamento, tutto ciò in pieno inverno.

Ora bisogna valutare quale materiale è disponibile subito: «Una fornitura rapida di quanto richiesto sarebbe infatti di grande aiuto», ha spiegato il presidente della Confederazione. Si è poi parlato anche di progetti più a lungo termine, riguardanti ad esempio la ricostruzione del Paese al termine del conflitto.

Non è comunque finita qui, perché Parmelin ha anche avuto una riunione con numerosi ministri dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in cui si è preparata la vera e propria ministeriale di Yaoundé (Camerun) a fine marzo. Vi è stato anche uno scambio aperto e animato sul ruolo dell'organizzazione di fronte alle attuali problematiche globali, e non è mancato un riferimento alle riforme necessarie in questo senso.

Dopo la riunione, il vodese ha effettuato quelli che lui stesso ha definito Speed dating con diverse personalità, come ad esempio il Commissario europeo al commercio Maros Sefcovic.

Riguardando al WEF, che volge al termine domani, Parmelin ha parlato di una settimana molto intensa. Gli obiettivi della Svizzera, che puntavano alla diversificazione dei suoi mercati, sono stati raggiunti. Ci sono stati contatti con numerose realtà: dagli Stati Uniti alla Cina, passando da Arabia Saudita e Argentina, ha detto.

Facendo eco alle parole del consigliere federale Ignazio Cassis pronunciate questa mattina, il presidente della Confederazione ha sottolineato che il mondo è cambiato. Quello che era vero ieri non lo è più oggi e bisogna dare prova di flessibilità. In generale, va frenata la tendenza a nuovi protezionismi.

Rispondendo a una domanda dei giornalisti, Parmelin ha sottolineato che non temeva particolari scontri con il presidente statunitense Donald Trump. Si è tratta di un incontro cordiale. Riguardo agli attacchi dello stesso Trump nei confronti della consigliera federale Karin Keller-Sutter, ha poi sottolineato come in alcuni momenti «bisogna rimanere lucidi» e lavorare per raggiungere gli obiettivi prefissati.

18:02
18:02
Trump è ripartito da Zurigo

Il presidente statunitense Donald Trump è arrivato a Zurigo dopo circa due ore di viaggio in macchina da Davos (GR), dove ha partecipato alla riunione annuale del Forum economico mondiale. È poi ripartito in areo verso gli Stati Uniti.

17:54
17:54
Dal WEF critiche al Consiglio per la pace

Per il presidente statunitense Donald Trump l'obiettivo è chiaro: la pace nel mondo - niente di più, niente di meno. Il funzionamento del nuovo Consiglio per la Pace (Board of Peace) - una organizzazione internazionale cucita su misura per lui e che molti osservatori interpretano come un possibile attacco alle Nazioni Unite - resta però ancora oscuro.

L'origine del Consiglio risale ufficialmente alla volontà degli Stati Uniti di attuare il Piano di Pace per Gaza e di supervisionare l'ordine postbellico nella Striscia. Trump ha firmato oggi a Davos (GR) il relativo mandato. Tuttavia, il ruolo dell'organizzazione è rapidamente diventato più ampio: il Consiglio potrebbe occuparsi di molti altri conflitti e imporre l'ordine secondo la visione del presidente USA.

I dettagli sul funzionamento restano ancora molto vaghi. Si parla di un totale di 60 Stati invitati (Svizzera inclusa), con la regola che chi intende partecipare per più di tre anni debba contribuire con un miliardo di dollari (oltre 790 milioni di franchi al cambio attuale) al bilancio dell'organizzazione. L'adesione è riservata esclusivamente a chi viene invitato personalmente da Trump quale presidente del Consiglio.

Al centro delle critiche ci sono innanzitutto alcune formulazioni della Carta dell'organizzazione, che possono essere lette come una possibile alternativa alla Carta delle Nazioni Unite. Il primo capitolo recita: «Il Consiglio per la Pace è un'organizzazione internazionale che promuove stabilità, il ripristino di governi affidabili e legittimi e la sicurezza della pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti».

Un ulteriore problema riguarda la concentrazione assoluta del potere nelle mani di Trump, che presiederà il Consiglio senza che il mandato sia vincolato alla durata della sua presidenza degli Stati Uniti. L'attuale inquilino della Casa Bianca, quindi, potrebbe restare alla guida a vita, se lo desidera. Le decisioni sarebbero inoltre soggette alla sua approvazione, conferendogli un controllo totale sull'agenda e sulle risoluzioni.

Sono oltre venti al momento i Paesi che hanno accettato di entrare nel Consiglio per la Pace. Si tratta, oltre agli Stati Uniti, di Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Bielorussia, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Israele, Kazakistan, Kosovo, Kuwait, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Uzbekistan, Vietnam e Ungheria, unico Paese dell'Unione europea. Italia, Germania, Francia, Norvegia, Svezia, Slovenia e Regno Unito hanno invece respinto l'invito.

Riguardo all'approccio della Svizzera, il consigliere federale Ignazio Cassis ha dichiarato questa mattina a Davos che restano ancora diversi dettagli ambigui. Solo una volta definiti questi aspetti, la Confederazione potrà esprimere una posizione su una possibile adesione. Quel che è certo, ha sottolineato il ministro degli esteri, è che la Svizzera lavora sempre per la pace.

15:59
15:59
Svizzera troppo «reattiva» nei confronti degli USA

La Confederazione non prende l'iniziativa nei negoziati sui dazi doganali con gli Stati Uniti, deplora il presidente della Camera di commercio svizzero-americana Rahul Sahgal puntando il dito contro una politica troppo reattiva.

Berna sta agendo in modo attendista sull'accordo doganale che deve finalizzare entro la fine di marzo con Washington, dichiara Sahgal, intervistato da Keystone-ATS a margine dell'incontro annuale del Forum economico mondiale di Davos (GR). Il lobbista comunque riconosce che l'economia elvetica è 30 volte più piccola di quella statunitense.

Il mercato americano è «inevitabile» per la Svizzera. «Non esiste alternativa agli Stati Uniti. L'Europa non cresce, la Germania è in stagnazione da sette anni, la Cina va male e l'India è troppo piccola per le esportazioni elvetiche. Gli Stati Uniti sono quindi l'unico grande mercato in crescita e rimarranno tali nel prossimo futuro». Se potessero, le aziende venderebbero altrove, assicura Sahgal. Ma le esportazioni verso l'America sono triplicate negli ultimi vent'anni.

Il lobbista tutto sommato si dice comunque piuttosto fiducioso sul proseguimento dei negoziati tra Berna e Washington, nonostante la volatilità del presidente americano Donald Trump. «Ho parlato con il presidente della Confederazione Guy Parmelin dopo il suo incontro (con l'inquilino della Casa Bianca). E la mia impressione è stata piuttosto positiva».

Il lobbista ritiene che l'Europa debba «svegliarsi» di fronte alle grandi potenze. «Dovremmo essere più forti sul piano geopolitico, economico e tecnologico, alla pari con gli Stati Uniti o la Cina». Ma oggi non è così. La burocrazia europea è, a suo avviso, uno dei maggiori ostacoli del continente. Dissuade le imprese dall'investire.

Le tensioni geopolitiche, in particolare tra Europa e USA, sono state al centro delle discussioni che Sahgal ha avuto a Davos: un'instabilità che potrebbe avere conseguenze anche sul mercato elvetico. «Se ad esempio gli Stati Uniti entrassero in recessione, gli investimenti svizzeri diventerebbero meno attraenti».

15:40
15:40
Zelensky: «Manca la volontà politica dell'Europa verso Putin»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel suo discorso al Forum economico mondiale (WEF) di Davos, deplora la mancanza di «volontà politica» dell'Europa nei confronti di Putin.

Ringrazia l'Europa per aver congelato i beni russi, ma afferma che «quando è arrivato il momento» di utilizzare tali beni per aiutare a difendere l'Ucraina, la decisione è stata «bloccata».

Secondo il 47enne non vi sono stati inoltre «veri progressi» sull'istituzione di un tribunale per l'aggressione russa. «È una questione di tempo o di volontà politica», si chiede. «L'Europa sembra persa nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui non cambierà», ha aggiunto. Il dialogo con Trump «non è semplice», ha chiosato.

15:37
15:37
Consiglio per la Pace: nel logo l'America del Nord

In occasione della cerimonia della firma di questa mattina al Forum di Davos è stato svelato anche il logo del Consiglio per la Pace (Board of Peace), voluto da Donald Trump, che ricorda fortemente l'emblema delle Nazioni Unite, vecchio di circa 80 anni: la Terra circondata da rami d'ulivo.

Rispetto al logo dell'Onu c'è però una differenza decisiva: mentre l'emblema delle Nazioni Unite mostra la Terra vista dal Polo Nord, su cui sono visibili tutti i continenti, in quello del Consiglio per la Pace campeggia al centro un Paese in modo prominente: gli Stati Uniti. Sono poi visibili anche il resto dell'America del Nord e una parte del Sudamerica. Il tutto è realizzato in colore dorato, come molti degli elementi decorativi voluti dal presidente statunitense Trump.

15:26
15:26
Trump torna a Washington dopo un'ora di colloquio con Zelensky

Donald Trump ha lasciato la sede del Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) per fare ritorno a Washington, dopo un incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durato circa un'ora e chiuso alla stampa.

Il presidente statunitense è diretto verso l'aeroporto di Zurigo per il volo di rientro negli Stati Uniti.

14:47
14:47
Terminato l'incontro Zelensky-Trump: niente discussioni sui confini ucraini

Al termine dell'incontro avuto al WEF di Davos (GR) con il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente statunitense Donald Trump ha detto che «la guerra deve finire». Il tycoon ha anche affermato di non aver discusso dei confini ucraini.

«L'incontro con il presidente Zelensky è stato positivo, vediamo come va a finire», ha dichiarato Trump. Ai giornalisti che gli chiedevano qual è il suo messaggio per Vladimir Putin, il tycoon ha sottolineato: «Questa guerra deve finire». Nessuna risposta invece alla domanda se ci sia un accordo con Zelensky.

L'incontro, che si è svolto a margine del Forum economico mondiale (WEF), ha luogo lo stesso giorno in cui gli inviati americani di Donald Trump incontrano a Mosca il presidente russo Vladimir Putin, nell'ambito dei colloqui volti a porre fine alla guerra in Ucraina.

14:20
14:20
Trump: «In Groenlandia avremo tutte le basi che vogliamo»

Gli Stati Uniti possono avere in Groenlandia «tutte le basi che vogliono. Potranno avere tutto l'accesso militare necessario». Lo ha detto il presidente americano Donald Trump in un'intervista a Fox.

13:24
13:24
A Davos, Kushner mostra le mappe per la «nuova Gaza»

Il genero di Donald Trump Jared Kushner, nel suo intervento a Davos (GR) in occasione della firma del Board of Peace, ha svelato il «piano generale» per il futuro di Gaza, mostrando una mappa dove sono segnate le aree abitate e le infrastrutture nella Striscia.

Lo riportano i media internazionali. Il progetto, afferma Kushner, sarà realizzato in fasi, tra cui «alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e opportunità per tutti» anche per il turismo costiero. «C'è un piano generale. Lo costruiscono in tre anni», ha detto Kushner mostrando diapositive della 'Nuova Gaza' con grattacieli avveniristici sul lungomare della Striscia.

13:14
13:14
Accordo USA-Svizzera, negoziati a Berna «il prima possibile»

Il primo ciclo di negoziati sull'accordo relativo ai dazi tra gli Stati Uniti e la Svizzera avrà luogo a Berna «il prima possibile», ha dichiarato il presidente della Confederazione Guy Parmelin al termine delle discussioni a margine del Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR).

«Il primo ciclo di negoziati a livello tecnico si terrà a Berna appena possibile», ha scritto oggi il consigliere federale su X che in mattinata si è intrattenuto con il rappresentante statunitense per il commercio Jamieson Greer a margine del WEF. A tal proposito Parmelin ha detto che la discussione è stata «molto costruttiva». All'incontro era presente anche la direttrice della segreteria di Stato dell'economia (SECO) Helene Budliger Artieda.

Ieri Parmelin aveva dichiarato ai media che sarebbe stato presto organizzato un incontro con Greer, in cui si sarebbero discusse le modalità dei negoziati. Tra le altre cose, si sarebbe parlato del luogo e della frequenza degli incontri.

L'accordo che si sta cercando di raggiungere dovrebbe porre fine alla disputa doganale tra Berna e Washington. In agosto, gli Stati Uniti hanno imposto un dazio fino al 39% sui prodotti svizzeri. Dopo mesi di negoziati, a novembre, la tariffa doganale è stata ridotta al 15%. Ora, entro il 31 marzo, si dovrebbe arrivare a un accordo giuridicamente vincolante.

Ieri pomeriggio Parmelin ha incontrato Trump, dopo l'intervento tenuto dal presidente statunitense al WEF: nelle discussioni - descritte dal consigliere federale come «cortesi ma ferme» - la bilancia commerciale tra la Svizzera e gli Stati Uniti è stata uno dei temi trattati.

Oggi Parmelin e Greer, a margine del WEF, hanno partecipato anche alla consueta «mini-ministeriale» dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC): complessivamente 21 ministri del commercio si sono riuniti in occasione di questo incontro, guidato dal presidente della Confederazione, ha comunicato oggi il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR).

A due mesi dalla 14esima Conferenza ministeriale ordinaria di Yaoundé in Camerun, in agenda a fine marzo, i ministri hanno affrontato temi già vicini al consenso. Tra questi in particolare, l'accordo sull'agevolazione degli investimenti per lo sviluppo e, nonostante una decisione contraria nel 2024 ad Abu Dhabi, la possibile proroga della moratoria sul commercio elettronico.

In occasione dell'incontro a Davos, i ministri che hanno partecipato hanno anche discusso delle priorità delle riforme dell'OMC, che saranno proprio al centro della Conferenza di fine marzo in Camerun.

In un contesto internazionale caratterizzato da tensioni e scetticismo sulle regole consolidate - si legge nel comunicato -, la Svizzera ribadisce il proprio sostegno a un sistema commerciale multilaterale basato su regole, pilastro essenziale della sua politica commerciale estera. In quanto economia aperta e strettamente integrata nelle catene del valore mondiali, la Confederazione dipende da regole affidabili per garantire la stabilità e la prevedibilità degli scambi.

12:13
12:13
Davos, l'appello dall'Ucraina: «investite ora, non aspettate la pace»

A Davos (GR) mentre la presenza del presidente americano Donald Trump monopolizza il Forum economico mondiale (WEF) l'Ucraina lancia un appello urgente e controcorrente: investire ora, non dopo la guerra. Anna Derevyanko, direttrice della European Business Association (EBA), un'associazione ucraina di imprese, è in missione al WEF per convincere le aziende a scommettere su un paese sotto i bombardamenti.

«L'economia ucraina continua a funzionare: siamo esausti, ma non ci arrendiamo», afferma in un'intervista pubblicata oggi da 20 Minuten, tracciando un quadro di radicale resilienza forzata, dove la carenza di energia e personale batte la corruzione nelle preoccupazioni delle imprese.

«Il discorso di Trump non ha portato nulla di nuovo, è stato molto prevedibile: noi aspettiamo», commenta. «La guerra russa in Ucraina è una questione urgente che richiede immediata attenzione. Non credo che Trump al momento possa semplicemente distoglierne lo sguardo».

L'arrivo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Davos potrebbe aiutare a far tornare l'est europeo al centro dello sguardo del mondo. «Percepiamo che l'attenzione per l'Ucraina sta scivolando in basso nell'agenda: altre regioni si fanno avanti e a causa di Trump e in questo momento tutti parlano solo della Groenlandia».

Malgrado tutto la missione a Davos è chiara. «Siamo qui per costruire ora i contatti per il periodo post-bellico: chi aspetta che tutto sia sicuro, arriva troppo tardi». La 48enne ammette comunque che il principale ostacolo agli investimenti è la totale imprevedibilità. «Ci avviciniamo al quinto anno di guerra e nessuno può dire quando finirà. Gli investitori hanno bisogno di sicurezza, sia fisica che tramite garanzie statali. Se investi miliardi, devi sapere se la fabbrica domani ci sarà ancora. Attualmente non possiamo garantirlo».

I recenti scandali di corruzione non fanno bene, ma l'operatrice invita a un'analisi realistica. «Di certo non ci sono d'aiuto. Ma bisogna vedere la cosa in modo spassionato: l'economia spesso aggira lo stato per evitare proprio questi problemi, anche in altri paesi. È importante come lo stato reagisce alla corruzione scoperta e lì sta succedendo qualcosa. E, francamente: per le aziende in Ucraina oggi le interruzioni di corrente e la carenza di manodopera sono problemi di gran lunga più gravi della corruzione. Queste preoccupazioni esistenziali pesano di più».

La situazione energetica e demografica è infatti drammatica. «L'80% dei nostri membri soffre di interruzioni di elettricità. I generatori aiutano, ma se la corrente manca per 20 ore nessuna fabbrica può produrre. Per quanto riguarda il personale, il 95% delle ditte segnala una carenza. Molti uomini sono stati mobilitati, molti uccisi. Altri sono fuggiti».

La risposta delle imprese è una lezione di resilienza forzata: «Sostituiamo, dove possibile, le persone con la tecnologia. Digitalizziamo i processi e utilizziamo l'intelligenza artificiale (IA) ovunque possibile, semplicemente perché ci mancano le braccia. Chi è ancora qui viene trattenuto con salari più alti e un focus sulla sicurezza e la salute mentale. Questa è la lezione che il mondo può imparare da noi: resilienza radicale. Quando cadono i razzi, si impara più in fretta. Perché per l'Ucraina non c'è altra strada. Per noi significa andare avanti o smettere di esistere. Vale sul campo di battaglia così come nelle aziende e per la società nel suo insieme».

La dipendenza dalle decisioni di una singola persona come Trump è fonte di frustrazione. «Non a volte, sempre! Ci siamo abituati alla frustrazione permanente. Ma bisogna distinguere: militarmente dipendiamo dagli Usa, economicamente invece siamo sulla stessa barca dell'Europa: e anche davanti all'Europa ci sono grandi compiti. Dobbiamo spezzare questa dipendenza, non abbiamo scelta: o cambiamo o moriamo».

Alla Svizzera, Derevyanko rivolge una richiesta precisa. «Al governo: estenda le assicurazioni sui rischi anche ai nuovi investitori elvetici, non solo a quelli che sono già da noi. Questo dà alla vostra economia un vantaggio competitivo. Alle aziende: utilizzate il tempo adesso. Costruite contatti. Non aspettate condizioni perfette in Ucraina, altrimenti perderete l'opportunità di entrare».

Le opportunità, nonostante tutto, esistono. «Energia, farmaceutica, infrastrutture e, naturalmente, tecnologia militare, questo settore sta esplodendo in questo momento. E non dimenticate l'IA. Il rischio è alto, ma lo sono anche le possibilità di guadagno». La forza dell'Ucraina sta proprio in tale resilienza testata sul campo: «Sono tempi incerti per il mondo. Nessun paese ha la garanzia di poter operare domani secondo le regole di ieri. È più conveniente investire ora nella resilienza e imparare dall'Ucraina, che pagare dopo per l'omissione», conclude.

12:09
12:09
Trump firma la carta fondatrice del Consiglio per la Pace di Gaza

Donald Trump ha firmato oggi al WEF di Davos (GR) l'atto di creazione del Consiglio per la Pace (Board of Peace), insieme alla ventina di leader che hanno partecipato alla cerimonia. Tra di loro non figura nessuno degli alleati tradizionali degli Stati Uniti.

Tra i presenti Viktor Orban, l'unico leader dell'Unione europea, e il presidente dell'Argentina, Javier Milei, entrambi alleati di ferro di Trump. Tra i firmatari anche la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani. «La carta è ora pienamente in vigore e il Consiglio per la Pace è ora ufficialmente un'organizzazione internazionale», ha detto Trump.

«È una giornata entusiasmante, tutti vogliono farne parte», ha affermato il presidente statunitense, nonostante diversi Paesi abbiano rifiutato l'invito a partecipare a quello che molti hanno già soprannominato «l'Onu privata» del tycoon. Trump ha però assicurato che l'organismo lavorerà «in coordinamento» con le Nazioni Unite.

Durante la cerimonia di creazione del Consiglio per la Pace, Trump ha sostenuto che «ora abbiamo la pace in Medio Oriente» e ha ribadito di aver messo fine a sette guerre, aggiungendo che «un'altra finirà molto presto», riferendosi all'Ucraina. Ha inoltre sottolineato che nei colloqui di pace «si stanno facendo molti progressi».

«Oggi forniremo maggiori dettagli sul Consiglio per la Pace: ha l'opportunità di diventare uno degli organismi più importanti mai creati e lo prendo molto sul serio. Tutti vogliono farne parte: ci sono Paesi qui presenti, sono tutti miei amici; alcuni mi piacciono, altri no, ma quelli che sono qui mi piacciono tutti. Sono grandi leader, grandi personalità», ha dichiarato Trump durante la cerimonia.

Il presidente statunitense si è detto «veramente onorato» della presenza dei leader sul palco e ha ringraziato in particolare l'ex primo ministro britannico Tony Blair, membro del comitato esecutivo, nonostante il Regno Unito abbia declinato la partecipazione al Consiglio.

Sono 20 al momento i Paesi che hanno accettato di entrare nel Board of peace, secondo una lista diffusa dai media americani. Si tratta di Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Bielorussia, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam. Restano quindi fuori quasi tutti i Paesi dell'Ue, dall'Italia, alla Germania, alla Francia, e poi anche Norvegia e Regno Unito.

11:34
11:34
Trump attacca Keller-Sutter, ma per la ministra «non è personale»
11:02
11:02
Cassis: «Questa edizione del WEF dimostra che siamo in una nuova era»

L'edizione di quest'anno del Forum economico mondiale (WEF) dimostra che il mondo è entrato in una nuova era. Lo ha dichiarato oggi a Davos (GR), dalla House of Switzerland, il consigliere federale Ignazio Cassis.

Il «ministro» degli esteri ha messo in evidenza come la situazione mondiale abbia portato a una maggiore necessità di dialogo fra gli attori globali. Il tutto osservando anche altri punti di vista, magari di Paesi africani e asiatici, che hanno tutt'altre filosofie di quelle del mondo occidentale e che a volte mettono in evidenza la doppia morale di quest'ultimo. Un tale confronto fa bene.

I numerosi conflitti, la Groenlandia, i rapporti fra Cina e Stati Uniti, sono tutti argomenti importantissimi che ci fanno capire che siamo entrati in una nuova era, ha detto il ticinese. In questa era stiamo cercando un'interpretazione, di cosa stiamo parlando esattamente? Che obiettivi perseguiamo? «Tutto ciò l'ho percepito in maniera drammatico nell'edizione di quest'anno» del WEF, che ha attirato un numero incredibile di partecipanti.

Dobbiamo anche ammettere - ha continuato il consigliere federale - che molto rimane poco chiaro. Non possiamo far finta di aver capito tutto, c'è un continuo movimento, fatto tipico appunto di una nuova era, di un nuovo mondo. La Confederazione dovrà partecipare e dire la sua su come plasmare questa nuova realtà, ha affermato.

Rispondendo a una domanda sulle critiche mosse ieri da Donald Trump nei confronti di Karin Keller-Sutter, Cassis ha spiegato che nel successivo incontro con il presidente statunitense si è parlato dei rapporti bilaterali e non si sono fatti commenti su quanto detto. Anche questo - ha detto - fa parte della nuova era, in cui forse non valgono più le stesse regole di prima. «A volte non bisogna fermarsi a guardare troppo i dettagli» e continuare a lavorare. Un discorso simile può essere tra l'altro fatto con l'approccio dello stesso Trump sulla Groenlandia, ha affermato.

Riguardo all'approccio della Svizzera sul Board of peace, Cassis ha sottolineato che ci sono diversi dettagli ancora ambigui. Il tutto va quindi chiarito prima che la Confederazione possa dire la propria opinione. Quel che è certo - ha ricordato - è che la Svizzera lavora sempre per la pace.

Più in generale, Cassis ha messo in evidenza l'importanza degli Stati Uniti per la sicurezza globale, anche per quel che riguarda il conflitto in Ucraina.

Avendo quest'anno la presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), la Confederazione è particolarmente implicata in queste tematiche. Proprio in questa veste ufficiale, Cassis ha in programma viaggi a Kiev, Mosca e Washington, se la situazione lo permetterà. Visto che molto dipende dall'evoluzione delle cose, non sono ancora in agenda date ufficiali.

10:50
10:50
Due morti per il maltempo in Grecia, il primo ministro rinuncia al WEF

L'ondata di maltempo che ha colpito con violenti temporali gran parte della Grecia ieri, causando la morte di due persone e costringendo le autorità a sospendere le attività scolastiche, si sta spostando verso est in direzione delle isole del Mar Egeo, dove sono previsti forti venti e burrasca.

Le isole dell'Egeo settentrionale sono state dichiarate in stato di allerta. Anche le isole del Dodecaneso, le Cicladi e la parte orientale di Creta saranno interessate, secondo le previsioni, dal maltempo. Ieri pomeriggio, un ufficiale della guardia costiera di 53 anni è morto dopo essere stato scaraventato in acqua nel porto di Paralio Astros, nel Peloponneso orientale. L'uomo stava pattugliando il porto per avvisare i pescatori dell'emergenza del maltempo.

Una seconda vittima si è registrata nel sobborgo meridionale ateniese di Glyfada, dove una donna è stata travolta dall'acqua caduta con le forti piogge ed è annegata. Lo riporta Kathimerini. Tre case costruite lungo il letto di un torrente nel vicino sobborgo ateniese di Agios Dimitrios sono state evacuate durante l'emergenza, mentre i vigili del fuoco hanno ricevuto decine di chiamate di intervento per allagamenti nelle case nella zona sud e ovest di Atene.

A seguito del maltempo il primo ministro ellenico Kyriakos Mitsotakis ha annullato il suo viaggio per partecipare oggi al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR). Stando a quanto riporta Kathimerini, Mitsotakis si recherà comunque oggi a Bruxelles per un incontro informale dei leader dell'Unione europea.

10:47
10:47
Alle 13:00 l'incontro tra Trump e Zelensky a Davos

Volodymyr Zelensky è arrivato in Svizzera per partecipare al WEF di Davos (GR), dove avrà un incontro con il suo omologo statunitense Donald Trump alle 13:00. Lo ha riferito il portavoce del presidente ucraino, Serhiy Nikiforov, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Ukrinform.

Il programma della visita include anche un discorso di Zelensky al Forum economico mondiale (WEF), previsto alle 14:30, nonché la partecipazione a una sessione del panel del «Consiglio consultivo internazionale per la ripresa dell'Ucraina». Nell'ambito dell'evento, Volodymyr Zelensky incontrerà i rappresentanti delle aziende energetiche.

In base a quanto ha quotidiano britannico Financial Times, Zelensky avrebbe voluto firmare a Davos un «piano di prosperità» da 800 miliardi di dollari tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa. Al momento non sarebbe però prevista alcuna firma ufficiale, con la questione della Groenlandia e quella del «Consiglio di Pace» ancora in sospeso.

Un altro fattore che avrebbe portato alla decisione di non procedere con il piano per Kiev sarebbe il rifiuto della Russia, finora, di dare disponibilità ad accettare il più ampio piano di pace in 20 punti elaborato dagli Stati Uniti con il contributo di Ucraina ed Europa, scrive il quotidiano.

A tal proposito, oggi l'inviato del presidente Donald Trump Steve Witkoff si recherà a Mosca con il genero del leader statunitense Jared Kushner. Come riferito dallo stesso Witkoff in data odierna a Davos, «i colloqui per porre fine alla guerra in Ucraina hanno fatto »molti progressi« e si sono »ridotti a un'unica questione« tra Kiev e Mosca».

10:46
10:46
Merz: «Sulla Groenlandia passi nella giusta direzione»

«Qualsiasi minaccia di impadronirsi di territori europei con la forza sarebbe inaccettabile. Anche nuovi dazi minaccerebbero le fondazioni delle relazioni transatlantiche e se fossero adottati la risposta dell'Europa sarebbe unita, calma, misurata e ferma».

Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz nel suo special address a Davos (GR), dopo lo scontro con gli Usa sulla Groenlandia su cui «si stanno facendo passi nella giusti direzione: accolgo con favore le dichiarazioni di Trump della scorsa notte».

«Siamo entrati in un mondo di grandi potenze» il che rappresenta «una seria minaccia». «Le fondamenta» dell'«ordine internazionale degli ultimi tre decenni, ancorato al diritto internazionale, sono scosse», ha aggiunto Merz al Forum economico mondiale (WEF), osservando che «il vecchio ordine mondiale si sta disfacendo a un ritmo mozzafiato».

Merz ha indicato che non si deve accettare passivamente questa nuova realtà, perché «possiamo scegliere» e i partner con valori simili devono stare insieme.

09:31
09:31
Zelensky in viaggio per Davos

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è in viaggio per Davos. Lo ha indicato il suo consigliere Dmytro Lytvyn, senza fornire dettagli su un possibile incontro con il suo omologo statunitense Donald Trump. Ieri, lo stesso Trump aveva annunciato che avrebbe incontrato oggi il leader ucraino.

Secondo il quotidiano britannico Financial Times, Zelensky avrà un incontro con Trump intorno alle 13.00. L'attesa per Zelensky era firmare un "piano di prosperità" da 800 miliardi di dollari tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa.

Al momento non sarebbe però prevista alcuna firma ufficiale, con la questione della Groenlandia e quella del "Consiglio di Pace" ancora in sospeso. Un altro fattore che avrebbe portato alla decisione di non procedere con il piano per Kiev sarebbe il rifiuto della Russia, finora, di dare disponibilità ad accettare il più ampio piano di pace in 20 punti elaborato dagli Stati Uniti con il contributo di Ucraina ed Europa, scrive il quotidiano.

08:21
08:21
La Danimarca è pronta a dialogo, «ma nel rispetto dell'integrità territoriale»

La Danimarca desidera perseguire «un dialogo costruttivo con i suoi alleati» sulla sicurezza della Groenlandia e dell'Artico, ma nel rispetto della sua «integrità territoriale». Lo ha detto la prima ministra danese Mette Frederiksen.

«Possiamo negoziare tutti gli aspetti politici: sicurezza, investimenti, economia. Ma non possiamo negoziare la nostra sovranità. Sono stato informata che non è stato così», ha dichiarato la premier in una dichiarazione, in seguito all'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di una bozza di accordo sulla Groenlandia con il segretario generale della Nato Mark Rutte.

La questione della sovranità non è stata sollevata, ha confermato, in seguito all'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di una bozza di accordo con il segretario Generale della Nato Mark Rutte. Anche il capo della Nato ha affermato che il tema della sovranità della Groenlandia non era stato discusso durante i colloqui con Trump.

La prima ministra danese ha sottolineato di aver «coordinato i suoi sforzi» con il governo groenlandese durante tutto il processo di discussione. «Abbiamo mantenuto uno stretto dialogo con la Nato e io stessa ho parlato regolarmente con il segretario generale della Nato Mark Rutte, in particolare prima e dopo il suo incontro con il presidente Trump a Davos», ha spiegato. «Il Regno di Danimarca desidera continuare un dialogo costruttivo con i suoi alleati sulle modalità per rafforzare la sicurezza nell'Artico, incluso il Golden Dome statunitense, a condizione che ciò avvenga nel rispetto della nostra integrità territoriale», ha ribadito.

08:00
08:00
Cosa prevede l'accordo raggiunto sulla Groenlandia

L'accordo raggiunto sulla Groenlandia prevederebbe la cessione agli Stati Uniti della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove gli Usa potrebbero costruire basi militari.

Lo rivelano tre alti funzionari al New York Times paragonando la situazione a quella delle basi della Gran Bretagna a Cipro, considerate territorio britannico.

L'idea, hanno riferito i funzionari, è stata del segretario generale della Nato Mark Rutte, che «ci stava lavorando da un po'». Si tratterebbe di un compromesso che la Danimarca è disposta ad accettare.

Lo stesso Rutte ha detto però all'Afp che resta ancora molto lavoro da fare sulla Groenlandia, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un accordo quadro per disinnescare le tensioni a seguito dei colloqui. «Penso che ci sia stato un incontro molto positivo», ha comunque commentato l'olandese ieri sera dal Forum economico mondiale di Davos (GR).

Alla domanda di Fox News se la Groenlandia rimarrà sotto la sovranità danese in base al futuro accordo, Rutte ha risposto che l'argomento «non è stato discusso» con Trump. «È concentrato su ciò che dobbiamo fare per proteggere questa vasta regione artica, dove sono in atto cambiamenti e dove cinesi e russi stanno diventando sempre più attivi», ha aggiunto.

Dal canto suo, la Casa Bianca ha confermato che i dettagli dell'accordo quadro devono ancora essere definiti «da tutte le parti coinvolte» e che verranno resi noti in seguito.

«Se questo accordo andrà in porto, e il presidente è molto fiducioso che accadrà, gli Stati Uniti raggiungeranno tutti i loro obiettivi strategici in relazione alla Groenlandia, a costi molto contenuti e per sempre», ha affermato la portavoce Karoline Leavitt.

07:43
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Oggi il debutto del nuovo «Consiglio di Pace» di Trump

Il presidente statunitense Donald Trump sarà di nuovo il protagonista della giornata al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR). Oggi si terrà la prima riunione del suo «Consiglio di Pace», con la partecipazione di almeno una decina fra capi di Stato e ministri.

Alla seduta sono attesi ad esempio il presidente argentino Javier Milei, quello azero Ilham Aliyev e quella kosovara Vjosa Osmani. Per gli USA, saranno presenti anche il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner.

Il consiglio, inizialmente concepito per promuovere il piano di pace a Gaza, negli ultimi giorni ha assunto l'aspetto di un concorrente privato delle Nazioni Unite nella risoluzione dei conflitti in tutto il mondo. Dallo scorso fine settimana, diverse decine di Paesi hanno indicato di aver ricevuto inviti a partecipare, tra cui Svizzera, Francia, Germania, Canada, Russia e Cina. La Confederazione sta ancora valutando la questione e per ora non vi prenderà parte, mentre dall'Eliseo, come ad esempio da Svezia e Norvegia, è già giunto un no.

L'incontro avviene mentre Trump sta esercitando pressioni sull'Europa per ottenere la Groenlandia. Ha ribadito le sue intenzioni ieri da Davos durante un lungo e attesissimo discorso, prima di annunciare sul suo social, Truth, che avrebbe ritirato le minacce di nuovi dazi contro otto Paesi europei se il territorio autonomo danese non gli fosse stato ceduto.

L'inquilino della Casa Bianca ha pure rilasciato dichiarazioni sulla Svizzera, che hanno sollevato preoccupazioni riguardo a un ritorno di dazi elevati. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, che ieri si è brevemente intrattenuto con il tycoon, si è tuttavia detto ottimista sul fatto che le tariffe resteranno al 15%, come negoziato a novembre.

Parmelin e il ministro degli esteri Ignazio Cassis stileranno un bilancio della settimana nella giornata odierna. Nel programma ufficiale di oggi del WEF figurano gli interventi di ospiti quali il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente israeliano Isaac Herzog, mentre non si accenna al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il cui potenziale arrivo nei Grigioni resta pertanto avvolto nel mistero.

06:22
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Il punto alle 6.00

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha affermato che la questione della sovranità della Groenlandia non è stata sollevata durante il suo faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Alla domanda di Fox News se la Groenlandia rimarrà sotto la sovranità danese in base al futuro accordo, ha risposto che l'argomento «non è stato discusso con il presidente».

«È concentrato su ciò che dobbiamo fare per proteggere questa vasta regione artica, dove sono in atto cambiamenti e dove cinesi e russi stanno diventando sempre più attivi», ha aggiunto Rutte. 

Non solo. Rutte, ha dichiarato all'AFP che resta ancora molto lavoro da fare sulla Groenlandia, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un accordo quadro per disinnescare le tensioni a seguito dei colloqui. «Penso che stasera ci sia stato un incontro molto positivo. Ma c'è ancora molto lavoro da fare», ha dichiarato Rutte al World Economic Forum di Davos.

Rimanendo sul tema, secondo quanto emerso nelle scorse ore, l'accordo raggiunto sulla Groenlandia prevederebbe la cessione agli Stati Uniti della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove gli Stati Uniti potrebbero costruire basi militari. Lo rivelano tre alti funzionari al New York Times paragonando la situazione a quella delle basi della Gran Bretagna a Cipro, considerate territorio britannico. L'idea, hanno riferito i funzionari, è stata del segretario generale della Nato Mark Rutte che «ci stava lavorando da un po'». Si tratterebbe di un compromesso che la Danimarca è disposta ad accettare.