Guy Parmelin ha incontrato le famiglie di due vittime di Crans-Montana

Oggi pomeriggio, stando a informazioni della NZZ, le famiglie di due vittime italiane (accompagnate dall’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado) sono state ricevute a Berna dal presidente della Confederazione Guy Parmelin. È stato un incontro carico di emotività, con la promessa di un impegno senza sconti per la verità.
Dopo l’incontro, un legale ha dichiarato che i familiari delle vittime hanno espresso il loro dolore e le loro aspettative nei confronti della Confederazione, in particolare «un rapido risarcimento». L’avvocato prevede che il procedimento penale e i successivi processi (fino al Tribunale federale, ultima istanza) potrebbero durare dieci anni. «Le vittime non possono aspettare così a lungo».
Inoltre, sempre secondo le informazioni ottenute dalla NZZ, è stato criticato l’operato della Procura vallesana. I familiari hanno espresso «difficoltà, sorprese e motivi di preoccupazione» in relazione al procedimento penale. «Naturalmente sono i Cantoni ad applicare la legge. Ma applicano il diritto federale. E quindi è in gioco l'immagine della Svizzera all'estero». A tal proposito, Parmelin ha richiamato il principio della separazione dei poteri, sottolineando come i sistemi giuridici non siano identici. «Non è compito della politica immischiarsi nel nostro ordinamento giuridico», ha dichiarato. L'obiettivo comune però rimane fermo: trasparenza e chiarimento delle responsabilità, «affinché i responsabili, se ce ne sono, vengano puniti». E ha assicurato alle famiglie l'assistenza federale «qualora dovessero sorgere problemi amministrativi o di altro tipo».
Sostegno alle vittime e ai familiari della tragedia
Guy Parmelin ritiene che ricevere le famiglie e i loro avvocati e ascoltarli sia un dovere della Confederazione. Su richiesta della NZZ, il Dipartimento federale federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha inviato il testo di un'intervista rilasciata dal consigliere federale a una giornalista della RTS a Berna. Il presidente della Confederazione ha chiarito che la Svizzera «non lascerà indietro nessuno». L'Ufficio federale di giustizia (UFG) si concentra ora principalmente sull'applicazione della legge concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAV). Questa – scrive la NZZ – prevede un risarcimento morale fino a 76.000 franchi e un risarcimento danni di 130.000 franchi per vittima. Tuttavia, i costi che i sopravvissuti con gravi ustioni dovranno sostenere nel corso della loro intera vita saranno con tutta probabilità molto più elevati. Il compito dell'UFG, insieme alle autorità competenti, sarà «verificare se ci sono lacune e analizzare come queste possano essere colmate», dato che costi e ostacoli sorgono già prima della conclusione di un processo.
Pur non fornendo un impegno formale a farsi carico di tutta la questione, Parmelin ha assicurato che «la Confederazione si coordinerà con il canton Vallese, il comune di Crans-Montana e le vittime». Dopo le valutazioni dell'Ufficio federale di giustizia, spetterà al Consiglio federale discutere le prossime mosse. «È evidente che anche altri dipartimenti sono toccati dalle conseguenze di questa catastrofe», ha aggiunto, pur ricordando che la LAV è di competenza del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP).
Alla RTS, Parmelin ha espresso la sua profonda partecipazione e ha tradotto in parole le esigenze centrali dei congiunti: «Le famiglie chiedono trasparenza completa, per poter capire che cosa è successo». Il loro obiettivo è «fare esperienza della giustizia e assicurare che le procedure vengano condotte correttamente». Un cammino, ha ammesso, che «ha bisogno di un accompagnamento che durerà molto a lungo».
