La mozione

I disertori israeliani dovrebbero trovare rifugio in Svizzera

È la richiesta formulata al Consiglio federale dal consigliere nazionale dei Verdi Nicolas Walder e indirizzata ai riservisti dello Stato ebraico: «Rifiutarsi di prendere parte a gravi violazioni del diritto internazionale non è un crimine, ma un atto di coraggio e di coscienza»
©Amir Cohen
Red. Online
04.10.2025 09:00

La proposta di Donald Trump, con la sua proposta di pace in 20 punti, potrebbe aver fatto centro. E porre fine a una guerra che, sin qui, ha seminato morte e distruzione. Secondo le Nazioni Unite, le operazioni militari di Israele nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania hanno provocato oltre 60 mila morti, la maggior parte dei quali civili. A ciò, evidentemente, si aggiunge il blocco degli aiuti umanitari. Lo scorso settembre, una Commissione dell'ONU ha parlato, senza mezzi termini, di «genocidio», puntando il dito contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Lo Stato ebraico, insomma, ha agito con l'«intento di distruggere i palestinesi».

Dopo il terribile massacro di Hamas del 7 ottobre 2023, Israele ha sempre più dato l'impressione di condurre un'offensiva di vendetta nei confronti di Gaza. A oggi, 48 ostaggio sono ancora nelle mani dell'organizzazione palestinese. Tel Aviv stima che una ventina di questi ostaggi siano ancora vivi, da qualche parte nella Striscia. Il citato piano di Trump, sin qui, ha creato un varco sia fra i vertici di Hamas, disposti a rilasciare gli ultimi ostaggi, sia fra i vertici israeliani. «Continueremo a lavorare in piena collaborazione con il presidente e il suo staff per terminare la guerra in conformità con i principi stabiliti da Israele che sono coerenti con la visione del presidente Trump» ha fatto sapere l'ufficio del primo ministro.

La questione è sentita, e pure molto, anche all'interno delle Forze di difesa israeliane (IDF). Numerose testimonianze, infatti, parlano di riservisti che si rifiutano di prestare servizio, ritenendo che l'obiettivo non sia più la protezione dei cittadini israeliani e di Israele né tantomeno la liberazione degli ostaggi. In alcune unità, scrive il Blick, il 40-50% dei soldati non si è presentato. Le IDF, al riguardo, preferiscono tacere rifiutandosi di fornire cifre alla stampa. Per i disertori, nello Stato ebraico, sono previste sanzioni dure, se non durissime: ripetute pene detentive, esclusione sociale e stigmatizzazione. È quanto ha spiegato, in Svizzera, il consigliere nazionale dei Verdi Nicolas Walder. Il quale, insieme a un gruppo di parlamentari di sinistra e degli stessi Verdi, ha chiesto al Consiglio federale di proteggere i disertori israeliani e gli obiettori di coscienza. 

In una mozione, nello specifico, Walder e i suoi colleghi hanno chiesto alla Svizzera di prendere in considerazione con attenzione le richieste di asilo di queste persone. Nel rispetto della sua tradizione umanitaria e dei suoi obblighi internazionali, il nostro Paese deve offrire loro un'alternativa. Il Consiglio federale, inoltre, dovrebbe respingere qualsiasi richiesta di estradizione da parte di Israele. Per il proponente della mozione, sostenere queste persone è un segnale chiaro: «Rifiutarsi di prendere parte a gravi violazioni del diritto internazionale non è un crimine, ma un atto di coraggio e di coscienza».

In realtà, sono pochi gli israeliani che hanno cercato rifugio in Svizzera. Secondo la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM), riferisce sempre il Blick, dall'inizio della guerra a Gaza solo 18 cittadini israeliani hanno fatto richiesta di asilo. Tuttavia, la SEM non ha fornito alcuna informazione sulle loro motivazioni.

Sebbene i disertori rischino legalmente pene detentive, queste vengono raramente applicate. Secondo i media, le sanzioni si limitano spesso a pressioni sociali o a brevi detenzioni disciplinari. Misure più severe, d'altro canto, sarebbero controproducenti in un momento in cui l'esercito sta affrontando una crescente carenza di soldati.

Il Consiglio federale ha già deciso di sostenere i bambini palestinesi, ma finora senza successo. Da diverse settimane la Svizzera sta cercando di trasferire 20 bambini feriti da Gaza agli ospedali svizzeri. L'operazione rimane bloccata dalla continua insicurezza della regione.