I figli dei nostri figli vedranno mai le farfalle?

Immaginate una Svizzera senza farfalle? Fantascienza distopica? No, un futuro plausibile se si continua di questo passo, tra agricoltura poco sostenibile, inquinamento e pratiche che causano l'innalzamento delle temperature. I variopinti insetti rischiano di diventare sempre più rari alle nostre latitudini. Si stanno infatti spostando verso quote più elevate e nelle zone settentrionali del pianeta a causa principalmente del riscaldamento globale. Stando a un vasto studio pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution, quasi l’80% delle specie di farfalle osservate è in movimento in cerca di nuovi habitat in cui vivere senza la minaccia del caldo e dei fenomeni meteorologici estremi. Lo studio è basato sui dati di oltre 6 mila rapporti di monitoraggio fatti nel tempo in vari territori, Svizzera compresa. In questo senso, il titolo di uno studio elvetico pubblicato lo scorso 2 giugno da Agroscope è eloquente: «Farfalle diurne: un declino senza ripresa».
Le farfalle contano circa 19 mila specie a livello globale e occupano diverse regioni zoogeografiche, altitudini e habitat. Le loro associazioni larvali con specifiche piante ospiti, l'elevata sensibilità alla temperatura e i cicli di vita brevi rendono questi insetti simili ai canarini nelle miniere: un sistema di allarme precoce altamente efficace per rilevare gli impatti biologici dei cambiamenti climatici. Lo studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution, per quanto riguarda il Vecchio continente, mostra frequenti spostamenti degli insetti verso l'Europa settentrionale.
«Le specie di farfalle stanno spostando il loro areale in ogni continente in cui sono presenti. La portata del fenomeno è sorprendente e si sta verificando ben oltre le regioni più studiate, come Europa e Nord America», ha evidenziato Shawan Chowdhury, responsabile del Global Change Ecology Lab presso la Monash University di Melbourne, in Australia, nonché autore principale della ricerca. Una tendenza, secondo Chowdhury e i suoi colleghi, che può essere attribuita a una combinazione di diversi fattori, ma, nella maggior parte dei casi, è legata alla crisi climatica, agli eventi meteorologici estremi e alla diffusione dell'agricoltura industriale.
Quando Chowdhury iniziò a studiare le farfalle vicino alla sua casa d'infanzia in Bangladesh, scrive il New York Times, notò che gli insetti, anno dopo anno, stavano abbandonando la zona: «Quando iniziai a fare ricerche sul campo, era abbastanza facile trovare dalle 60 alle 70 specie in un piccolo spazio verde urbano». Nel giro di poco tempo, tuttavia, «è diventato molto difficile trovarne anche solo 15», ha evidenziato.
Delle 1.758 specie di farfalle analizzate, pari ad appena il 10% delle specie conosciute, l'80% ha ampliato il proprio areale e il 79% di questi spostamenti è collegato al cambiamento climatico. Chowdhury e colleghi hanno scoperto che in 32 dei Paesi inclusi nello studio, almeno un quarto delle specie di farfalle autoctone non vive più nei luoghi di origine. In 10 di questi Paesi, con il passare degli anni, la percentuale è salita a oltre la metà.
Ad esempio, una farfalla arancione con macchie nere, nota come fulva costiera, un tempo era presente solo in India, Bangladesh e Sri Lanka. Negli ultimi decenni ha però esteso il suo areale fino all'Australia. Lo spazio vitale del 27% delle specie esaminate dagli scienziati si è ridotto. Ad esempio, la presenza del cupido minore, una farfalla azzurra, in Gran Bretagna si è ridotta di oltre il 40% dal 1983.
Sebbene gli spostamenti di areale siano un fenomeno naturale ed essenziale per la sopravvivenza di insetti sensibili come le farfalle, gli scienziati temono che questa migrazione possa portare a drastici stravolgimenti degli ecosistemi, con conseguente indebolimento degli sforzi di conservazione della specie. Negli Stati Uniti, si osserva nello studio, la popolazione totale di farfalle è diminuita del 22% tra il 2000 e il 2020.
Il biologo Elia Guariento di Eurac Research, che ha contribuito allo studio con le osservazioni, ha spiegato che «nella regione alpina, dove le temperature si stanno alzando rapidamente, notiamo chiaramente che alcune specie si stanno insediando a quote più elevate e nuove specie si stanno diffondendo. Negli ultimi anni abbiamo individuato diverse specie a quote alle quali non ce le aspettavamo, ad esempio la farfalla apollo».
Gli ampliamenti degli areali non sono dunque un indicatore positivo, ma il segno che la maggior parte delle specie di farfalle è in cerca di condizioni climatiche più adatte, spesso a quote più elevate. Il fenomeno è visibile in modo differente a seconda delle aree e delle specie interessate: in alcune regioni come Europa e Stati Uniti gli habitat degli insetti si sono ridotti e molte specie si sono dirette verso regioni più a nord, mentre il picco degli spostamenti orizzontali, ossia alla stessa quota, è più frequente nei Paesi tropicali. Ma il riscaldamento globale influisce pure sull'estetica delle farfalle. Uno studio del 2024 condotto dall'università britannica di Exeter ha rilevato che le specie che si sviluppano a temperature più elevate hanno meno macchie, probabilmente per mimetizzarsi meglio nell'erba secca tendente al marrone, più comune negli ambienti caldi. I ricercatori hanno studiato in particolare la maniola jurtina, diffusa in Europa, Nordafrica e Asia occidentale. La specie in esame è caratterizzata da grandi macchie (ocelli) sulle ali superiori che servono a spaventare i predatori, e da macchie più piccole sulle ali inferiori, probabilmente utili per mimetizzarsi. Lo studio ha dimostrato che le macchie più piccole tendono a scomparire quando le femmine sperimentano temperature più elevate durante lo stadio di crisalide.
Le farfalle, in Svizzera, sono in declino dal 1930. In particolare un drastico calo è stato registrato tra il 1950 e il 1980, all’apice dell'intensificazione agricola. Fra le ragioni, secondo i ricercatori di Agroscope, FNP, info fauna, dell’Università di Zurigo e della Stazione ornitologica di Sempach, figurano l’uniformazione del paesaggio, la scomparsa dei prati ricchi di specie e il crescente uso di fertilizzanti e prodotti fitosanitari. Da allora non si è verificata alcuna ripresa. Oggi le specie di farfalle in Svizzera sono in media inferiori di circa il 12 % rispetto al 1930, nell'Altopiano addirittura del 29 % e nelle Prealpi settentrionali del 13%.
Particolarmente colpite sono le farfalle diurne che dipendono da piante o habitat molto specifici. Queste hanno perso fino al 41 % della loro area di ripartizione. Le specie di piccole dimensioni, lente a spostarsi in nuove aree, hanno subito un calo più marcato (-26%) rispetto alle specie più grandi e mobili (+14%). Le specie che prediligono il freddo devono affrontare un ulteriore problema: il cambiamento climatico pone ulteriori limiti ai loro habitat (-30%).
