Berna

Il chatbot di Musk insulta Keller-Sutter, aperto un procedimento penale per ingiuria e diffamazione

La Procura di Berna-Mittelland apre un procedimento: nel mirino non solo l’utente ma anche la piattaforma
© KEYSTONE / PETER SCHNEIDER
Red. Online
12.04.2026 08:43

Non è più solo un episodio di insulti online: il caso del chatbot Grok contro la consigliera federale Karin Keller-Sutter entra ora in una nuova fase, quella giudiziaria. La Procura di Berna-Mittelland ha aperto un procedimento penale per ingiuria e diffamazione, mentre sotto esame finisce anche la piattaforma X di Elon Musk. Stando a Reuters, le ultime evoluzioni segnano un salto di qualità rispetto alla vicenda emersa a inizio aprile. Ma facciamo un passo indietro al 10 marzo, quando un utente aveva chiesto al chatbot integrato in X di generare un «roast» – un attacco verbale volutamente aggressivo – contro la ministra delle Finanze. Il sistema aveva quindi risposto con insulti espliciti e sessisti, poi diffusi pubblicamente. L’uomo, un 75enne svizzero con circa 1.300 follower, aveva poi cancellato il contenuto definendolo un «innocuo esercizio tecnico». Ma il caso era ormai esploso: Keller-Sutter aveva sporto denuncia contro ignoti, denunciando non solo l’attacco personale ma anche il clima di misoginia online. 

Ora nel mirino c’è anche X

La vera novità è che l’indagine non si limita all’autore del messaggio. Secondo quanto riferito sempre da Reuters, gli inquirenti dovranno chiarire se i responsabili della piattaforma abbiano messo a disposizione Grok sapendo – o accettando – il rischio che potesse essere usato per commettere reati. È questo il nodo giuridico centrale: stabilire se un chatbot sia solo uno strumento – come una tastiera – o se chi lo sviluppa e lo integra in una piattaforma possa essere chiamato a rispondere dei contenuti generati. In Svizzera, un simile caso non ha precedenti. La legge prevede sanzioni penali anche per chi pubblica o non impedisce contenuti offensivi, ma l’applicazione all’intelligenza artificiale resta tutta da definire.

Tracciare un limite chiaro contro il linguaggio misogino

La denuncia della consigliera federale ha anche un obiettivo dichiarato: tracciare un limite chiaro contro il linguaggio misogino e verificare se le piattaforme possano essere ritenute responsabili. «Non si tratta di libertà di espressione, ma di denigrazione pura», ha sottolineato il Dipartimento delle finanze - citato da swissinfo.ch - insistendo sulla necessità di non normalizzare questi comportamenti. Il caso è inoltre politicamente sensibile. X, sotto la guida di Elon Musk, è da tempo criticata per la moderazione dei contenuti e per l’uso spinto dell’intelligenza artificiale. Parallelamente, la Svizzera ha finora evitato regolamentazioni troppo rigide nei confronti delle big tech americane.

Un precedente che può cambiare le regole

Il procedimento potrebbe trasformarsi in un caso pilota: per la prima volta, la giustizia svizzera dovrà stabilire chi è responsabile quando un contenuto diffamatorio è generato da un algoritmo su richiesta di un utente. E la domanda, ormai inevitabile, va oltre Keller-Sutter: chi paga, quando a insultare è l’intelligenza artificiale?