Ambiente

Il riciclaggio non è un reato

Gli svizzeri buttano troppo, ma per fortuna in Ticino c'è chi «ripara» al danno (ambientale)
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Davide Illarietti
08.09.2024 12:30

Daniele Manz ha sempre vissuto all’insegna del riciclaggio - quello buono - e quando è venuto il momento di andare in pensione ha deciso che lui, elettrotecnico diplomato a Bellinzona con quarant’anni di esperienza nella riparazione, non avrebbe smesso di funzionare come tanti (troppi) elettrodomestici nell’epoca dell’usae- getta dilagante. Nel seminterrato di casa sua a Genestrerio ha iniziato a riparare oggetti ed elettrodomestici appartenenti, in prevalenza, agli abitanti del Mendrisiotto, che ancora dimostrano un attaccamento retrò a ciò che funzionava una volta e ora non funziona più.

«Ci sono persone affezionate agli oggetti di un tempo, non importa se sono stati superati da nuovi modelli e tecnologie. Non vogliono buttarli» racconta Manz. «Io li aiuto per passione. Non ho mai potuto sopportare l’obsolescenza programmata da cui siamo circondati».

Un oggetto su dieci

Il laboratorio di Manz rientra nel 6,9 per cento di economia circolare - e spesso informale - che in Svizzera è ancora un topolino in confronto alla montagna di nuovi prodotti (il restante 93,1 per cento) acquistati ogni anno dai consumatori a partire da risorse vergini. Il Circularity Gap Report pubblicato ogni anno da Deloitte e dall’organizzazione Circle Economy dice che il «tasso di circolarità» elvetico è ancora al di sotto della media mondiale (7,2 per cento) e non sorprende. Secondo un sondaggio pubblicato l’anno scorso dal Politecnico di Zurigo - oltre 6 mila intervistati - la grande maggioranza degli svizzeri sarebbe favorevole all’acquisto di beni di seconda mano solo in teoria: nella pratica, quando si tratta di condividere, riparare, noleggiare o prestare i propri beni ad altri, si tirerebbe indietro.

Ci sono delle eccezioni, per fortuna. La controtendenza è un movimento internazionale a favore del riuso che è arrivato anche in Ticino nel 2016 con l’apertura del primo «Caffè riparazione » grazie all’Associazione delle consumatrici e dei consumatori della Svizzera Italiana (ACSI). Negli anni l’iniziativa - volontari che si ritrovano a riparare oggetti d’uso domestico - ha preso piede e l’anno scorso in questo modo sono stati «rigenerati» più di 300 elettrodomestici altrimenti destinati al macero, fa sapere l’ACSI.

La nuova rete di riparatori

Ma gli eventi sul territorio (una cinquantina all’anno) non riuscivano «a soddisfare tutte le richieste che con il tempo sono progressivamente aumentate» spiega la segretaria generale dell’ACSI Antonella Crüzer. Da questa esigenza è nata, nei mesi scorsi, l’idea di creare una rete di «punti riparazione» aperti tutto l’anno presso negozi o abitazioni di volontari appassionati come Manz. Per ora sono cinque, a Tesserete, Locarno, Mendrisio, Genestrerio e Novaggio.

Economia circolare

1. La nuova legge federale

A fine giugno il Parlamento svizzero ha approvato la revisione della legge federale sulla protezione dell’ambiente. La revisione poggia sull’iniziativa parlamentare «Rafforzare l’economia circolare svizzera».

2. Cosa cambia

I rifiuti devono essere riutilizzati e riciclati, laddove ciò comporti un reale valore aggiunto, mentre il monopolio dei rifiuti urbani dovrà essere smantellato in maniera graduale. Non è previsto l’obbligo di riciclo per i materiali di scavo richiesto dall’iniziativa.

3. Quando entrerà in vigore

L’entrata in vigore è prevista per la seconda metà dell’anno. La revisione ha incontrato il favore delle organizzazioni economiche (Economiesuisse e Swissmem) e non dovrebbe essere sottoposta a referendum.

4. Cosa è già cambiato

Chi produce e vende elettrodomestici in Svizzera da marzo 2021 può immettere sul mercato solo apparecchi per cui dispone di parti di ricambio. I ricambi devono inoltre poter essere sostituiti «con l’uso di strumenti facilmente reperibili».