Obvaldo

Il salvataggio di uno sciatore sepolto dalla neve a Engelberg

Matteo Zilla, 37.enne di Lecco residente a Lucerna, ha postato il video sui social: «Lo abbiamo estratto dalla neve, fortunatamente non ha riportato conseguenze»
© Instagram/Matteo Zilla
Jenny Covelli
15.01.2026 13:59

«Fate attenzione là fuori!». È il messaggio mandato da Matteo Zilla, 37.enne originario di Lecco (Italia), residente a Lucerna, direttore creativo e appassionato di sci. Il quale, lo scorso lunedì, ha postato su Instagram il video del salvataggio di un uomo rimasto intrappolato sotto alla neve fresca. È successo il 10 gennaio a Engelberg, nel canton Obvaldo, «vicino al Jochpass, sul lato destro dell'impianto di risalita».

Zilla stava sciando nella neve fresca quando, in lontananza, ha visto un ragazzo che stava cercando di risalire il pendio, con un solo sci ai piedi, racconta al CdT. «Mi sono detto "vado ad aiutarlo". Quando sono arrivato a una certa altezza, pensavo di dover cercare lo sci. Invece, mi sono girato e ho visto un piede spuntare dalla neve».

La scena è stata ripresa dalla videocamera fissata sul casco del 37.enne, che sa esattamente come muoversi. «Arrivo!», urla mentre avanza a fatica verso la vittima. Si mette in posizione di sicurezza, per evitare di sprofondare anche lui in quei 40-50 centimetri di neve. E con una mano si mette a scavare per liberare il viso dell'uomo e permettergli di respirare. Le immagini scorrono veloci, una volta garantita la respirazione, Zilla e i suoi aiutanti continuano a scavare fino a liberare completamente l'uomo. «Lo abbiamo estratto dalla neve, fortunatamente non ha riportato conseguenze».

Il ragazzo, gli è stato poi spiegato, aveva fatto un salto oltre i cespugli ed era atterrato «sul piatto». Con una capriola, era quindi finito direttamente di testa nella neve fresca, dove era sprofondato. Nessuna valanga, quindi, come erroneamente riferito da altri media.

Il video ha raccolto molte visualizzazioni e tantissimi commenti. Zilla ha spiegato che lo sciatore «aveva tutta l’attrezzatura per adatta al fuoripista»: «Stavamo sciando in una zona di neve fresca, quando mi sono accorto di quello che era successo. Le emozioni sono passate in secondo piano: contava salvarlo». Prima di tutto liberando il viso dalla neve, affinché potesse respirare. «Anche perché non sapevo se fosse ferito. Rimuovere tutto quello che c'era attorno è il secondo passo. La mia priorità era togliergli la neve da bocca e naso. Poi capire se era ferito. Una volta compresa la situazione, bisogna prendersi il tempo necessario e non avere fretta. Ho parlato con lui per tutto il tempo. Inoltre, la neve stava diventando molto pesante».