Cambiamento climatico

Il turismo dell'«ultima volta»: di corsa per vedere il ghiacciaio dell’Aletsch

Il più grande ghiacciaio delle Alpi perde ogni anno circa 50 metri di lunghezza e 10 di spessore – Intanto, cresce il numero di visitatori che vogliono ammirarlo prima che scompaia
Red. Online
29.08.2026 15:00

«Presto, sbrigati». Il ghiacciaio dell’Aletsch, in Vallese, si sta ritirando. Rapidamente. Anzi, molto rapidamente. Dall’inizio del millennio, i ghiacciai svizzeri hanno perso quasi il 40% della loro massa. L’Aletsch, lungo oggi circa 22 chilometri, arretra ogni anno di una cinquantina di metri e si assottiglia di circa 10 in termini di spessore. Ahia.

Il cambiamento è evidente anche ai turisti che osservano il ghiacciaio dal belvedere dell’Eggishorn. «È una tragedia vedere quello che sta succedendo qui» ha confessato al Blick Tilmann Bauer, frequentatore delle Alpi fin dall’infanzia. Rispetto al passato, ha aggiunto, il paesaggio glaciale è profondamente cambiato.

La corsa prima che sia troppo tardi

La progressiva scomparsa dei ghiacciai sta alimentando il cosiddetto turismo dell’«ultima volta»: sempre più persone, leggiamo, visitano luoghi minacciati dai cambiamenti climatici prima che scompaiano definitivamente. Secondo i dati citati nell’articolo, ogni anno circa 14 milioni di persone raggiungono i dieci ghiacciai più grandi del mondo. Nella stessa finestra temporale, il numero di crociere in Antartide è aumentato di dieci volte in vent’anni.

La psicologa ambientale Cathérine Hartmann, della Scuola universitaria di scienze applicate di Zurigo, al riguardo ha spiegato il fenomeno con la paura di perdere un’esperienza irripetibile. «Se non ci vado ora, forse non avrò una seconda possibilità», è il ragionamento di molti visitatori. A rafforzarlo contribuiscono anche i social media, che trasformano questi luoghi in mete sempre più desiderate.

Una ricerca condotta su visitatori di sei ghiacciai europei mostra che oltre l’80% considera importante o molto importante vedere il ghiacciaio dell'Aletsch prima che scompaia.

Un paradosso climatico

Il crescente interesse turistico porta però con sé una contraddizione. Evidente, anche. I viaggi verso ecosistemi fragili e lontani producono ulteriori emissioni di CO2, contribuendo indirettamente al problema che minaccia quei luoghi. Il surriscaldamento globale, già. «Si possono amare i ghiacciai fino a ucciderli», ha sintetizzato al Blick il geografo dell’Università di Losanna Emmanuel Salim. Il fenomeno è evidente anche al ghiacciaio del Rodano, dove ogni anno viene scavata una nuova grotta nel ghiaccio per accogliere i visitatori. Il fronte glaciale viene inoltre coperto con teli di protezione in polipropilene, una soluzione criticata per il rischio di dispersione di microplastiche.

Il turismo investe sul futuro

Nonostante il ritiro della «lingua», la regione dell’Aletsch continua a investire nel turismo. L’Aletsch Arena realizza circa l’80% del proprio valore aggiunto durante l’inverno, ma sta registrando altresì una crescita delle presenze estive, sostenuta anche dall’attrattiva del ghiacciaio. È previsto ad esempio un nuovo collegamento a fune verso l’Eggishorn, dal costo di 56 milioni di franchi, con inaugurazione fissata per dicembre 2028. «Pensiamo che il ghiacciaio dell’Aletsch manterrà una forte capacità attrattiva per i prossimi 50 anni», ha dichiarato il direttore della destinazione Philippe Sproll.

Il progetto dovrebbe comprendere anche un centro dedicato alla conoscenza, dove i visitatori potranno approfondire i cambiamenti dell’ambiente glaciale. Un percorso tematico alla Moosfluh illustrerà invece le conseguenze geologiche del ritiro dei ghiacci. L’obiettivo dichiarato è affiancare all’esperienza turistica una maggiore sensibilizzazione. «Sarebbe un grave errore far finta di nulla», ha affermato Sproll, secondo il quale il geoturismo può aiutare a spiegare il fenomeno e a mostrare che cosa si può fare concretamente.