Il punto

Iniziativa SSR: dopo il chiaro no già si intravede un'altra battaglia

La proposta di riduzione del canone subisce una netta sconfitta alle urne: quasi il 62% dei cittadini ha bocciato il testo - Divario molto meno marcato in Ticino, dove i contrari sono stati «solo» il 53,3% - Ma ora si prepara il terreno per la concessione
©Gabriele Putzu
Giona Carcano
08.03.2026 23:00

Nemmeno il tempo di archiviare la seconda iniziativa - che nel giro di pochi anni ha messo in discussione il canone radiotelevisivo - che già si prepara il terreno per un’altra battaglia. Poche ore dopo il chiaro no a livello nazionale all’iniziativa «200 franchi bastano!» (è stata bocciata da quasi il 62% della popolazione), Albert Rösti - pur dicendosi soddisfatto dal responso delle urne - ha infatti lanciato uno sguardo al 2029. Un’altra data cruciale per il servizio pubblico: da un lato, entrerà in vigore il canone a 300 franchi così come stabilito dal Consiglio federale tramite ordinanza (dopo una riduzione nel 2027 da 335 a 312 franchi), dall’altro bisognerà ridiscutere la concessione. Per il consigliere federale, il rifiuto del testo «non deve impedirci di pensare all’evoluzione della SSR». Il direttore del DATEC si è quindi detto pronto a proseguire le discussioni sulla nuova concessione, nella quale lo sport e l’intrattenimento saranno ridimensionati, mentre nell’offerta rimarranno ben presenti l’informazione, la formazione e la cultura. In particolare, la SSR dovrà proporre quegli sport che i media privati non potranno diffondere. Eccola, dunque, la nuova battaglia. Una battaglia già cominciata: basta leggere le parole di Ruth Metzler-Arnold, già consigliera federale ora alla testa di Swiss Olympic: «L’impegno delle federazioni sportive svizzere e degli appassionati di sport è stato determinante nel rifiuto dell’iniziativa SSR», ha sottolineato Metzler nella risposta a stretto giro di posta a Rösti. «La maggior parte delle persone desidera che la SSR continui a riflettere sulla diversità dello sport. È fondamentale tenerne conto nell’elaborazione della nuova concessione. Non riconoscerlo significherebbe ignorare la volontà della popolazione».

Un altro grande cantiere

Nel mezzo, inoltre, si innesta un altro grande cantiere che vede coinvolta la SSR. Al di là della nuova concessione che andrà ridiscussa fra Consiglio federale, editori privati e servizio pubblico, l’azienda sta portando avanti il progetto «Enavant» per contrastare i mancati introiti dovuti da un lato al calo delle entrate pubblicitarie, e dall’altro - come visto - alla riduzione progressiva del canone. La SSR disporrà dunque di meno soldi che si tradurranno, come ha ricordato Rösti, in un risparmio sul personale «di circa 900 impieghi». In totale, il budget dell’azienda di servizio pubblico subirà una contrazione del 17%.

Differenze limitate (o quasi)

Ad ogni modo, tornando a oggi, l’esito del voto è stato inequivocabile, con differenze regionali tutto sommato limitate (fatta eccezione per il Ticino). Campioni in questo ambito sono stati Basilea Città (71,1% di no), Vaud (67,1%), Neuchâtel (66,75%) e Giura (65,4%), seguiti a ruota da Berna (64,7%), Zurigo (64,3%), Ginevra (64,1%) e Grigioni (63,7%), particolarmente sensibili al tema. I «no» meno convinti sono invece giunti da Svitto (51,1%), Sciaffusa (55,1%) e dal Ticino, dove le schede contrarie sono state il 53,3%.

I risultati non si discostano nemmeno tanto dagli ultimi sondaggi, sebbene siano stati più netti del previsto. A metà febbraio, lo ricordiamo, si profilava infatti un «no» alle urne. Secondo il sondaggio SSR, il 54% avrebbe votato sicuramente o piuttosto contro l’iniziativa. In quello di Tamedia l’intenzione di voto per il «no» era invece al 57%.

Al termine di una campagna di votazione molto lunga e intensa, ha comunque prevalso il maggior peso degli oppositori: a favore dell’iniziativa SSR si sono infatti schierati solo l’UDC, la Lega dei Ticinesi, l’UDF, i Giovani liberali radicali e l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM). Tutto il resto dello spettro politico (PS, la maggioranza del PLR, Centro, Verdi e Verdi liberali), nonché il mondo sindacale e culturale si sono attivamente impegnati contro, esprimendo timori per la tenuta della coesione nazionale e dello stesso buon funzionamento della democrazia elvetica.

Sia come sia, la battaglia non è finita. Oltre alla concessione da ridiscutere, è probabile che una parte del mondo economico torni alla carica con nuove proposte per sgravare tutte le imprese dal pagamento del canone.

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