L'intervista

«La Confederazione crei un fondo di 50 milioni di franchi per le vittime di Crans-Montana»

Dal mancato arresto dei proprietari del Constellation ai tempi per il processo — Sui risvolti penali della tragedia di Capodanno abbiamo interpellato l'ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi
© KEYSTONE/Alessandro della Valle
Giovanni Galli
08.01.2026 06:00

Sui risvolti penali della tragedia di Crans-Montana abbiamo interpellato l’ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi. 

Lei ha contestato il mancato arresto dei proprietari del bar di Crans-Montana. Ci sono però illustri penalisti secondo i quali non sussistono le condizioni per il carcere preventivo.
«In questo caso il pericolo di fuga è dimostrato dal fatto che si tratta di cittadini stranieri che possono agevolmente lasciare la Svizzera e che sono confrontati con il rischio di una sanzione penale molto pesante. Conosco decisioni di tribunali ticinesi e di altri Cantoni, anche recenti, che hanno riconosciuto il pericolo di fuga nei confronti cittadini stranieri (di Paesi confinanti) che abitavano ni Svizzera da molti anni». 

Ma non ci sono misure alternative alla carcerazione?
«Oltre al carcere esiste la possibilità del ritiro del passaporto e dell’arresto domiciliare».  

A parte scongiurare il rischio di fuga, che beneficio concreto poteva dare alle indagini l’eventuale fermo dei proprietari?
«L’importante beneficio concreto consiste nell’evitare qualsiasi pericolo di concertazione con le numerose persone che entrano in linea di conto come potenziali ‘concorrenti’ nelle numerose omissioni fatte emergere dai media in questi giorni. Penso ai fornitori di materiali oggetto di indagine, agli artigiani che hanno effettuato lavori nel locale e alle autorità locali che hanno omesso le ispezioni». 

Questi mancati provvedimenti restrittivi rischiano di costituire un’ipoteca per il seguito delle indagini?
«Certamente, vista la difficoltà di questa istruttoria».

Esperienze di questi ultimi anni dimostrano che un’inchiesta con numerosi indagati coinvolti e che richiede l’allestimento di perizie giudiziarie e di controperizie potrebbe durare in prima istanza dai due ai quattro anni
Paolo Bernasconi

Questa tragedia ha una rilevanza internazionale. Ci saranno pressioni dall’estero sulla Svizzera?
«La prima pressione si è già manifestata dalla Francia dove un pubblico ministero ha già aperto un procedimento penale. Altrettanto potrebbe avvenire in Italia, dove parecchi media hanno giudicato come scioccanti le dichiarazioni fatte martedì in conferenza stampa dalle autorità comunali. Purtroppo si arrischia di essere confrontati con procedimenti avviati all’estero sui medesimi fatti e che potrebbero portare a risultati diversi».

Quanto tempo potrebbe occorrere prima che si arrivi a un processo?
«Esperienze di questi ultimi anni dimostrano che un’inchiesta con numerosi indagati coinvolti e che richiede l’allestimento di perizie giudiziarie e di controperizie potrebbe durare in prima istanza dai due ai quattro anni. Poi bisogna mettere in conto i ricorsi in appello e al Tribunale federale».  

Eventi di questa gravità ci sono già stati. C’è la possibilità che nessuno finisca condannato, come nel caso della tragedia di Mattmark, in cui morirono 88 persone?
«Gli indizi pubblicati fino a oggi sono numerosi e di fonte convergente. Quindi, se il procedimento raccoglie tutte le prove necessarie bisogna ipotizzare che potrebbe essere pronunciato un giudizio di condanna. Di fronte a istruttorie così complicate è necessario dare priorità a questo procedimento per evitare che i ritardi possano favorire un’assoluzione o un decreto di abbandono. Per il resto, agli avvocati che dall’estero mi chiedono che cosa fare per assistere le famiglie delle vittime consiglio di rivolgersi a legali della Svizzera francese, possibilmente italofoni se hanno a che fare con clienti italiani, e sufficientemente capaci di resistere alla posizione di autodifesa dimostrata finora dalle autorità vallesane».     

Non c’è la possibilità che venga invocata la prescrizione, come nel caso del crollo della piscina di Uster?
«Se il Ministero pubblico dovesse avviare un procedimento anche per reati intenzionali per dolo eventuale, la prescrizione è molto lunga. Se invece si rimanesse nell’ipotesi di reati per negligenza, un avvocato difensore potrebbe sollevare l’argomento secondo cui l’omissione colpevole (per esempio la posa di materiale non ignifugo) risalga a così tanti anni prima e quindi invocare la prescrizione. Si potrebbe però ribattere che le numerose altre omissioni concorrenti sono finite soltanto nel giorno dell’incendio e quindi il rischio di prescrizione sarebbe molto ridotto».  

I reati ipotizzati finora sono colposi. A quali condizioni si potrebbe arrivare a un’accusa di omicidio per dolo eventuale?
«Basterebbe ipotizzare che le persone negligenti abbiano commesso omissioni tali da non escludere il rischio di incendio. Mi spiego con un esempio: il proprietario di un garage che accetta il rischio di incendio mettendo in pericolo l’autorimessa stessa e il suo contenuto, verrebbe giudicato ovviamente in modo meno grave rispetto al proprietario o al gerente di un esercizio pubblico che dovesse accettare questo rischio, siccome mette in pericolo la vita o l’integrità delle persone. Il Pubblico ministero è obbligato a prevedere un ventaglio di reati che vada dai più gravi a quelli meno gravi. E questo ventaglio, nel caso concreto di Crans-Montana, comprende anche il reato intenzionale per dolo eventuale. Toccherà poi al tribunale, in sede di processo, derubricare eventualmente il reato».

Trovo positivo incaricare una squadra e non un unico magistrato, perché entra sicuramente in linea di conto la necessità di indagare anche a riguardo delle autorità comunali
Paolo Bernasconi

Oggi ci sarebbero gli estremi per ipotizzare il dolo eventuale?
«Tenendo presente l’obbligo per il ministero pubblico di considerare tutti gli indizi già emersi, la mia risposta è affermativa». 

La procura vallesana ha organizzato un team per svolgere le indagini. Basterà o ritiene, anche a livello politico, che bisognerebbe affidare l’inchiesta a un procuratore straordinario?
«Trovo positivo incaricare una squadra e non un unico magistrato, perché entra sicuramente in linea di conto la necessità di indagare anche a riguardo delle autorità comunali. E ciò richiede un livello massimo di indipendenza da parte del Ministero pubblico del Canton Vallese. Parecchi Cantoni applicano altresì il principio del cosiddetto legittimo sospetto, e in casi analoghi preferiscono affidare la direzione del procedimento penale a un procuratore straordinario scelto fra ex procuratori pubblici di altri Cantoni».

Il Comune si è definito vittima e ha chiesto di potersi costituire parte civile. Questo gli consentirebbe l’accesso agli atti. Tocca alla Procura decidere. I legali delle vittime si oppongono. Come valuta questa posizione?
«Confido che il Pubblico ministero respinga questa richiesta, anzitutto perché il Comune non è vittima diretta. E secondariamente perché alcuni delle autorità comunali entrano in linea di conto come potenziali indagati».

Perché, secondo lei, il Comune ha scelto questa via?
«La costituzione di parte civile, come dimostra l’atteggiamento durante la conferenza stampa, rappresenta la classica fuga in avanti di carattere autoprotettivo».

In alternativa, che cosa poteva fare il Comune?
«Rispondo non tanto da giurista, quanto da cittadino solidale con le vittime. Il Comune ha l’obbligo di trasparenza totale, e doveva già pubblicare durante la sua conferenza stampa il contenuto dell’autorizzazione concessa all’esercizio pubblico. E anche il contenuto della polizza d’assicurazione (che speriamo esista) per la copertura antincendio. Inoltre, essendo direttamente coinvolti nelle omissioni, dal punto di vista politico, come atto di contrizione nei confronti delle vittime dovrebbero tutti dimissionare immediatamente».

E la Confederazione, invece?
«Di fronte a un danno di immagine colossale, dovrebbe creare subito, indipendentemente dai procedimenti penali in corso, un fondo di 50 milioni di franchi per il risarcimento immediato delle vittime e garantire la partecipazione gratuita al procedimento penale».

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