Paolo Bernasconi: «Avrei preso provvedimenti straordinari per i gestori del Constellation, come l’arresto o i domiciliari»

Paolo Bernasconi, avvocato ed ex magistrato, procuratore pubblico dal 1969 al 1985, è intervenuto a gamba tesa sul dramma del Constellation a Crans-Montana. Intervistato dal Corriere della Sera, ha esordito così: «Quando penso che nel canton Vallese la responsabilità delle ispezioni antincendio nei locali pubblici è dei Comuni, mi preoccupo un po’. Mi chiedo come può un piccolo Comune di montagna come Crans-Montana avere strumenti e personale per controlli così specifici. In questa tragedia si apre anche un altro problema».
Quale? È presto detto: «Chi ha concorso a questo concatenamento di fatti che ha portato a questa disgrazia pazzesca» spiega l'ex magistrato. «Per poter operare, un esercizio pubblico deve ottenere una autorizzazione dal Comune dopo la verifica del locale e degli impianti di sicurezza, poi ci sono controlli periodici per verificare se i requisiti sono ancora rispettati. Con quale serietà sono state fatte le ispezioni se in un sotterraneo privo di finestre sono state messe 100 persone? Il paese è piccolo, tutti si conoscono, non vorrei che qualcuno avesse chiuso un occhio».
Bernasconi suggerisce che andrebbe verificata la polizza assicurativa obbligatoria. E questo perché, prosegue, «una compagnia non assicura un ambiente che non è in regola, perché se succede qualcosa deve pagare. Quando è stata stipulata la polizza, immagino che fosse tutto in ordine, bisogna vedere se dopo ci sono stati interventi che hanno trasformato l’immobile. Dai controlli se ne sarebbero dovuti accorgere. Se qualcuno non ha operato correttamente rischia di concorrere nei reati di omicidio, lesioni e incendio dolosi di cui sono accusati i titolari».
In queste ore, in particolare in Italia, si è discusso (e polemizzato) molto sul mancato arresto dei gestori del locale. La procuratrice generale vallesana, Béatrice Pilloud, dal canto suo ha spiegato che «i criteri per la custodia cautelare non sono attualmente soddisfatti: non vi è alcun sospetto che gli imputati intendano eludere il procedimento penale o la pena prevista tramite la fuga». Bernasconi, chiede il Corsera, come si sarebbe comportato? «In questa vicenda la giustizia mi pare si stia muovendo troppo lentamente. È vero che sono reati colposi, ma di fronte a un disastro di proporzioni colossali e a omissioni evidenti, avrei preso provvedimenti straordinari, come l’arresto in carcere o i domiciliari. Mi sembra il minimo nei confronti delle vittime e delle loro famiglie». Di nuovo: «C’è un rischio di fuga, perché si tratta di due cittadini francesi che teoricamente potrebbero lasciare la Svizzera, e c’è un rischio di inquinamento probatorio in una cittadina piccola. Sarebbe anche nella prassi giudiziaria svizzera».
Non finisce qui: Bernasconi si è chinato anche sulle poche informazioni sin qui fornite dalle autorità: «In casi come questo, c’è un dovere di trasparenza, non ci si può trincerare dietro il segreto d’ufficio o la privacy. Mi sarei aspettato anche un gesto dalla politica: le dimissioni del Consiglio comunale e del responsabile cantonale della sicurezza. E poi che la Confederazione costituisse un fondo per i risarcimenti delle vittime, perché temo che la polizza del bar non potrà mai coprire i danni».
