La Svizzera fa affari con la Cina, ma in silenzio

La Cina è vicina. Molto vicina. Forse troppo, pensando agli Stati Uniti, tant'è che – scrive il Blick – la Svizzera sta conducendo colloqui commerciali con Pechino con discrezione. Lo scorso 17 aprile, ad esempio, la stampa non è stata invitata a un evento organizzato dall'Ambasciata cinese in Svizzera e dalla Camera di commercio sino-svizzera a Berna: una tavola rotonda tra importanti aziende svizzere e un'altrettanto importante delegazione di imprenditori cinesi. Il viceministro del Commercio cinese, Ling Ji, ha inaugurato la conferenza. Nel pomeriggio dello stesso giorno, Ling Ji ha incontrato alcuni funzionari svizzeri.
Il meglio dell'economia svizzera
Il Blick, evidentemente, si è intrufolato allo Swissôtel Kursaal. Notando, subito, la folta presenza di delegati cinesi. Sia in veste ufficiale sia in rappresentanza del mondo aziendale. Nella sala conferenza, prima che iniziassero le danze, il quotidiano zurighese ha notato nomi impressionanti dando un'occhiata ai badge disposti sul tavolo: la miliardaria Magdalena Martullo-Blocher, presente in qualità di CEO di Ems-Chemie ma anche consigliera nazionale dell'UDC. E poi, ancora, i badge dei dirigenti di alcune delle aziende leader in Svizzera: UBS, Nestlé, Novartis, Swiss Re, Läderach, MSC, Glencore, nonché DSM-Firmenich, Sonova e Ypsomed. Il meglio del meglio dell'economia svizzera.
La stampa, in un primo momento, era stata invitata all'evento dall'Ambasciata cinese. Pechino, d'altro canto, non nasconde il suo desiderio di rafforzare i legami e incrementare gli investimenti svizzeri in Cina. I parchi tecnologici cinesi, per dirne una, sono strumenti strategici fondamentali per il modello di sviluppo cinese. Da un lato, consentono agli ingegneri cinesi di acquisire competenze specialistiche, dall'altro le aziende svizzere ottengono accesso a uno dei mercati più grandi del mondo, riducendo al contempo i costi di produzione. Una volta a Berna, tuttavia, il Blick ha appreso che la tavola rotonda si sarebbe svolta a porte chiuse, senza la presenza della stampa. «Abbiamo scoperto che le aziende svizzere non desideravano rendere pubbliche le loro discussioni con le controparti cinesi» scrive il quotidiano. Inoltre, l'elenco completo dei partecipanti non è stato fornito ufficialmente. Una volta che tutti i partecipanti si sono accomodati, Blick, insieme a un giornalista di Finanz&Wirtschaft e a un giornalista di un'agenzia di stampa cinese, ha dovuto lasciare la sala dopo i discorsi introduttivi del viceministro Ling Ji, dell'ambasciatore cinese in Svizzera, Qian Minjian, e del rappresentante della Camera di commercio, lo svizzero-cinese Markus Hermann.
Meglio non far sapere nulla a Donald Trump?
Questa discrezione era già evidente tra le banche svizzere quando il Blick le ha interrogate sui prodotti che offrivano agli investitori in Cina. Durante quell'indagine, ricorda il quotidiano, nessuna di loro aveva voluto approfondire l'argomento, adducendo vari ostacoli che spaziavano dalle valutazioni aziendali e dalle normative alla geopolitica. Nel frattempo, la guerra in Iran e la percezione di una relativa stabilità sul fronte cinese potrebbero aver contribuito a un rimescolamento delle carte. Secondo le informazioni raccolte sul posto, il 17 aprile, gli scambi commerciali sino-svizzeri si stanno sviluppando positivamente, seppur con discrezione. Ciò è forse dovuto al timore delle principali aziende svizzere, con una forte presenza negli Stati Uniti, di irritare il governo americano, impegnato in una guerra economica con la Cina? Può darsi.
D'altra parte, il cambiamento è palpabile, ribadisce il Blick, anche al di fuori delle sale riunioni. Oggi, molte aziende svizzere stanno investendo nei parchi tecnologici e di innovazione industriale di Changzhou e Suzhou, due città cinesi con oltre 5 milioni di abitanti ciascuna, situate a un'ora e mezza da Shanghai con il treno ad alta velocità. Gruppi come Bobst, Givaudan, ma anche Georg Fischer, Buhler, Rieter e Huber+Suhner investono da anni nel parco di Changzhou, «dove ora hanno sede 47 aziende svizzere» ha spiegato un rappresentante del Parco jnternazionale dell'innovazione sino-svizzero, inaugurato nel 2018. Per quanto riguarda il Parco industriale di Suzhou, notiamo che include stabilimenti di Lonza, Roche, Sika, Sonova, Sig e Oerlikon.
La presenza di Neuchâtel
Incontrati fuori dalla sala dei delegati, il responsabile del dipartimento economico di Neuchâtel, Matthieu Aubert, e il suo collega Vincent von Arx, si sono mostrati molto entusiasti con il Blick all'idea di sviluppare la cooperazione con la Cina. Neuchâtel è senza dubbio tra i cantoni più dinamici nella promozione della creazione di PMI innovative. Queste aziende leader in nicchie di mercato come microtecnologia, macchine utensili, lavorazione di precisione e scienze biologiche sono di grande interesse anche per la Cina per le loro competenze uniche. Il Blick, al riguardo, cita l'esempio di SID SA, una PMI della Val-de-Travers, «che ha un importante sito a Changzhou», così come Mikron e Rollomatic, anch'esse strategicamente posizionate grazie a grandi siti produttivi.
La diversificazione commerciale
Al contrario, Neuchâtel sul suo territorio ha visto la nascita del gruppo cinese Wuxi, che ha acquisito l'azienda biotecnologica americana Cellgen nel 2021 e impiega 100 persone nel cantone. Durante una visita in Cina nel marzo 2025, i rappresentanti dell'agenzia per lo sviluppo economico di Neuchâtel, nota come Invest Neuchâtel, accompagnati da una decina di industriali e ricercatori del campus EPFL di Neuchâtel, sono stati ricevuti dal sindaco di Changzhou per discutere le prospettive future.
In realtà, la mentalità rispetto alla Cina era già cambiata l'anno scorso, conclude il Blick: la politica commerciale altamente incerta e instabile di Donald Trump ha dato alla Svizzera un forte impulso a diversificare i propri scambi commerciali con la Cina. A livello federale, Guy Parmelin, capo del Dipartimento degli Affari Economici, si sta adoperando attivamente per rafforzare le relazioni commerciali con il terzo partner commerciale della Svizzera. È alla guida di una missione economica dal luglio 2024 per modernizzare l'accordo di libero scambio del 2013. Il settore privato svizzero, dal canto suo, ha dato un segnale di rinnovata cooperazione, organizzando il 28 maggio a Zurigo un importante Forum economico svizzero-cinese, con UBS come sponsor principale e ospite d'onore.
