La Svizzera si può permettere solo 30 jet da combattimento

Una cosa è chiara: alla fine, l’ultima parola ce l’avrà Washington. Saranno infatti gli Stati Uniti a indicare quanti F-35 la Svizzera potrà acquistare con i sei miliardi (in realtà saranno 6,429 miliardi di franchi) votati dal popolo nel 2020. Non solo. Berna dovrà attendere anche per gli ormai noti sistemi di difesa Patriot, poiché l’amministrazione Trump non considera la Svizzera una priorità. Il Consiglio federale, dal canto suo, parla di ritardi nella consegna di 4-5 anni e ciò comporterà «costi aggiuntivi significativi». Il problema, è che questa valutazione è stata fatta prima degli attacchi all’Iran e della conseguente crisi in Medio Oriente.
La stima del DDPS
Era in ogni caso chiaro da mesi che la Svizzera non sarebbe riuscita ad ottenere tutti e 36 i jet da combattimento della Lockheed Martin inizialmente previsti. Il Governo ha reso noto che ciò sarebbe costato altri 1,1 miliardi di franchi.
Il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) ha dunque cercato di correre ai ripari. La soluzione? Cercare di rispettare il voto popolare e acquistare il numero massimo possibile di F-35A entro i limiti del volume finanziario approvato nel settembre del 2020. Il risultato l’ha presentato Martin Pfister a Berna: oltre ai 6,035 miliardi già previsti, il Consiglio federale chiederà al Parlamento un credito addizionale di 394 milioni di franchi per compensare i costi aggiuntivi.
«Attualmente il DDPS ritiene che questo credito addizionale consentirà l’acquisto di 30 aerei da combattimento F-35A. Il numero esatto potrà essere definito soltanto quando il governo statunitense avrà negoziato con i produttori i contratti relativi agli aerei e ai propulsori rimanenti per i prossimi lotti di produzione».
Come si è arrivati a questa cifra
Come è possibile che da un massimo di sei miliardi, la spesa sia salita a 6,429 miliardi? Già nel libretto di votazione del 2020 era indicato che il volume finanziario approvato sarebbe ammontato al massimo a 6 miliardi di franchi, sulla base dell’indice nazionale dei prezzi al consumo a gennaio 2018. Per la fine del 2025 ciò corrisponde a un importo massimo indicizzato di circa 6,429 miliardi di franchi. Il credito aggiuntivo sarà richiesto al Parlamento attraverso il messaggio sull’esercito 2026 (e dunque non ci sarà possibilità di referendum).
Restano tuttavia alcune questioni in sospeso. Dal punto di vista militare e operativo, la decisione di acquistare meno jet da combattimento avrà conseguenze negative sulla capacità di resistenza in caso di tensioni elevate e di conflitti. «La questione degli F-35 si chiude qui», auspica il «ministro» della Difesa, aggiungendo però che non è ancora chiuso il discorso sui mezzi necessari per la sicurezza aerea della Svizzera. Lo scorso dicembre, lo stesso Pfister aveva infatti reso noto che per una difesa aerea complessiva e adeguata all’attuale situazione di minaccia sarebbero necessari da 55 a 70 aerei da combattimento moderni.
Nessun «prezzo fisso»
Dopo che la Svizzera ha dovuto alzare bandiera bianca sulla questione del «prezzo fisso», il Governo degli Stati Uniti (che deve ancora siglare il contratto con Lockheed Martin) sta ora facendo valere costi aggiuntivi dovuti al rincaro, all’andamento dei prezzi delle materie prime e ad altri fattori. Fino a quando Washington non negozierà con il produttore, non sarà possibile sapere il numero esatto di velivoli che arriveranno in Svizzera.
Il Consiglio federale, dal canto suo, intende comunicare agli USA il numero definitivo di F-35A entro la primavera del 2027. I jet dovranno sostituire gli FA-18 Hornet, anche quest’ultimi di fabbricazione statunitense e ormai giunti alla fine del loro ciclo di vita.
Fino a cinque anni di ritardo
Tra Stati Uniti e Svizzera non va meglio neppure sulla questione dei Patriot. La fornitura dei sistemi di difesa terra-aria (ovvero cinque unità di fuoco) sarebbe dovuta iniziare nel 2026 e avrebbe dovuto essere conclusa nel 2028. Tuttavia, lo scorso 16 luglio il Dipartimento della difesa statunitense ha informato il DDPS che anche la Svizzera è «interessata dalla nuova definizione delle priorità» (a favore del sostegno all’Ucraina). Tradotto: la Svizzera è scivolata in basso nella lista delle priorità degli USA e le forniture destinate al nostro Paese subiranno dei ritardi. Una decina di giorni fa (era il 25 febbraio, un paio di giorni prima dell’attacco israelo-statunitense contro l’Iran), le autorità statunitensi hanno comunicato che questo ritardo sarà di quattro-cinque anni. E che i costi lieviteranno. Al momento, ha ammesso Pfister, non è ancora possibile stimare l’ammontare di queste spese supplementari.
A complicare ulteriormente la situazione, oltre all’offensiva russa in Ucraina, ci sono gli attacchi missilistici iraniani che stanno ora mettendo a dura prova le scorte di missili Patriot.
Né Russia, né Cina
La Confederazione, in ogni caso, vuole rimanere fedele ai Patriot come sistema di difesa principale. Tuttavia, per ridurre il rischio, il Consiglio federale vuole ora valutare un secondo sistema, preferibilmente prodotto in Europa o di un sistema extraeuropeo fabbricato nel Vecchio Continente. E questo proprio per ridurre la dipendenza da un singolo Stato (gli USA) o da una singola catena di approvvigionamento, ha sottolineato Pfister, tenendo a precisare che non saranno testati prodotti russi o cinesi.
La Svizzera, ha avvertito il «ministro» della Difesa, potrebbe diventare bersaglio di guerre ibride e attacchi a lungo raggio. «Il nostro Paese non è sufficientemente preparato per tali attacchi», ha sottolineato. afferma Pfister. L’acquisto del sistema aggiuntivo dovrà essere approvato dal Parlamento. Tuttavia, non si può ancora sapere quanto tempo ci vorrà prima che la Svizzera disponga del nuovo sistema. Il finanziamento avverrà nell’ambito del bilancio ordinario dell’esercito.
Un terzo del territorio
A dare la notizia, negli scorsi giorni, sono stati i giornali di CH Media. Il sistema di difesa aerea terra-aria Patriot a lungo raggio (fino a 160 chilometri) è considerato la spina dorsale della difesa aerea terra-aria in molti paesi della NATO, ricorda il gruppo svizzero-tedesco, aggiungendo che le cinque unità di fuoco erano progettate per coprire 15 mila dei 41.285 chilometri quadrati della Svizzera, pari a un terzo del territorio.
Stando a CH Media, le autorità elvetiche per trovare un’alternativa supplementare europea sarebbero orientate verso il Samp/T, il sistema a lungo raggio (fino a 150 chilometri) dell’azienda di difesa franco-italiana Eurosam. Le valutazioni per una decisione dovranno essere presentare al più tardi entro l’estate 2027.
