Lo studio

L'effetto «Zero Click» che inquieta i media

Nel prossimo decennio la fruizione di articoli si sposterà sempre di più verso il web e i canali digitali: il mercato, anche in Svizzera, sarà però dominato dalle grandi piattaforme e dall'intelligenza artificiale – L'allarme del settore: «Si sfruttano sistematicamente i servizi giornalistici senza compensarli adeguatamente»
©Gabriele Putzu
Luca Faranda
08.01.2026 06:00

È conosciuto come «Zero Click Search» e sta rivoluzionando il web: quando un utente cerca un’informazione su un motore di ricerca, la risposta viene fornita - attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale (IA) - direttamente nella pagina dei risultati della piattaforma stessa. In questo modo, chi cerca l’informazione la trova immediatamente, senza dover fare ulteriori click. E, dunque, senza accedere a siti web.

Anche Google ha introdotto da tempo questa funzionalità: spesso, il primo risultato a una domanda posta «nella barra di ricerca» è proprio una risposta elaborata con l’intelligenza artificiale da «AI Overview». Con allegati dei link alle fonti originali per approfondire.

Vantaggi e svantaggi

In teoria, nell’immediato, per l’utente si tratta di un vantaggio: si ha la risposta in breve tempo, senza accedere a vari siti web. Tuttavia, c’è un problema di fondo che riguarda il mondo dell’informazione: se è direttamente Google a fornire le risposte, sempre meno persone accederanno ai siti web, compresi i portali di notizie: «Le piattaforme e i fornitori di intelligenza artificiale sfruttano sistematicamente i servizi giornalistici senza compensarli adeguatamente», critica Andrea Masüger, presidente dell’Associazione degli editori svizzerotedeschi (Verband Schweizer Medien, VSM), in un comunicato stampa diramato ieri.

L’erosione delle risorse da parte delle grandi piattaforme tecnologiche (come Google) è infatti uno dei temi analizzati nello studio «Mediennutzung 2035» (ovvero Consumo dei media 2035) dell’Istituto di ricerca di opinione pubblica e società (fög) dell’Università di Zurigo.

La domanda diminuirà

Lo studio, finanziato dalla VSM, si concentra sulla fruizione dei media nel prossimo decennio. Dall’analisi degli esperti emerge che la domanda di notizie giornalistiche diminuirà nel lungo periodo e che l’utilizzo dei media, da qui al 2035, continuerà a frammentarsi. Vale anche per il Ticino? «Lo studio non esamina singole regioni della Svizzera, ma cerca di illustrare l’andamento in tutto il Paese», ci spiega Masüger, aggiungendo che per la Svizzera italiana è possibile che ci siano «cambiamenti graduali» e che il Ticino risentirà dell’influenza del mercato mediatico italiano.

Il consumo di media in Svizzera, in ogni caso, si sposterà sempre più verso i canali digitali e sarà sempre più dominato da piattaforme e fornitori di intelligenza artificiale. Per l’Associazione dei media privati, lo studio del fög indica che «un finanziamento del giornalismo basato esclusivamente sul mercato è insufficiente in queste condizioni». Il settore auspica pertanto un intervento della politica, sia per il finanziamento dei media, sia per la protezione della proprietà intellettuale. Ad esempio, tramite delle compensazioni per l’utilizzo di contenuti giornalistici da parte di bot di intelligenza artificiale, come chiesto ad esempio dalla consigliera agli Stati Petra Gössi (vedi box).

Alfabetizzazione mediatica

C’è però un altro aspetto su cui la VSM si vuole soffermare: l’alfabetizzazione mediatica, definita «un’investimento a lungo termine per una sfera pubblica democratica e funzionante». Il settore vorrebbe infatti rafforzare le competenze dei lettori. Ovvero «la capacità della popolazione (in particolare dei giovani) di utilizzare i media in modo mirato e consapevole, di conoscere le pratiche e i principi giornalistici e di saper gestire, riconoscere e valutare la disinformazione e le fake news», tiene a sottolineare Masüger, aggiungendo che «si tratta di presupposti indispensabili per il funzionamento della democrazia».