L’Italia si indigna, ma perché Jacques Moretti ha potuto lasciare il carcere?

La notizia del rilascio di Jacques Moretti ha sollevato un polverone di indignazione che, puntualmente, ha superato i confini svizzeri. Dopo il rogo del bar Constellation a Crans-Montana, costato la vita a 40 persone, vedere il principale indagato tornare a casa può sembrare un insulto alle vittime.
Tuttavia, per quanto la reazione emotiva sia comprensibile, la decisione del Tribunale delle misure coercitive poggia su pilastri giuridici precisi che vale la pena analizzare. Un aspetto, questo, che ha sottolineato anche il presidente del Confederazione Guy Parmelin.
La detenzione preventiva non è (ancora) la pena
In Svizzera, la carcerazione preventiva non deve essere confusa con la condanna definitiva. Nel nostro Paese vige il principio della presunzione di innocenza, il che significa che un indagato deve restare in libertà fino alla sentenza, a meno che non ci siano motivi urgenti per blindarlo in cella. La detenzione prima del processo è una misura di estrema ratio che serve solo a proteggere l'inchiesta da pericoli specifici, come la fuga o l'inquinamento delle prove o, ancora, la reiterazione del reato, e non può essere usata come una punizione anticipata per placare l'opinione pubblica.
Perché Jacques Moretti è uscito nonostante la gravità dei fatti?
Il Tribunale delle misure coercitive ha ritenuto che i rischi legati alla libertà di Moretti possano essere gestiti con misure alternative meno drastiche della cella. La cauzione di 200 mila franchi funge da garanzia finanziaria contro la fuga, mentre il ritiro dei documenti d'identità e l'obbligo di firma quotidiana in polizia rendono quasi impossibile un suo allontanamento dal territorio. Poiché le prove tecniche sul luogo dell'incendio sono già state acquisite e i testimoni chiave sono già stati interrogati, i giudici hanno stabilito che l'indagato non può più compromettere l'integrità dell'inchiesta.
L'indignazione e il caso diplomatico con l'Italia
La gravità della tragedia, con un bilancio di 40 morti e molti feriti stranieri, ha trasformato una vicenda giudiziaria in una crisi internazionale. L'indignazione è talmente profonda che l'Italia, colpita duramente nel numero delle vittime, ha deciso di richiamare il proprio ambasciatore per consultazioni. Questo gesto simbolico pesantissimo sottolinea la distanza tra la fredda applicazione del diritto procedurale svizzero e la richiesta di giustizia immediata che arriva da alcune famiglie e dalle istituzioni italiane. Resta il fatto che, per la legge, Moretti rimane un indagato per reati colposi e il sistema deve garantirgli un iter corretto fino al giudizio finale.
La Magistratura presume quindi l’innocenza di Moretti?
In linea di principio sì: in Svizzera, come detto, si applica la presunzione di innocenza nel diritto penale. Ciò significa che una persona accusata è considerata innocente fino a quando la sua colpevolezza non è stata accertata in modo definitivo in un procedimento giudiziario.
