Ma si può raffreddare senza consumare energia?

Si può raffreddare senza consumare energia?
Beehive (noto anche come CoolAnt) è un innovativo sistema di raffreddamento passivo ideato dallo studio di architettura indiano Ant Studio per abbattere le temperature senza consumare energia elettrica o impiegare gas serra. La struttura si ispira al principio del raffreddamento evaporativo e sfrutta il design a forma di nido d'ape per trasformare le correnti d'aria calda in flussi rinfrescanti in modo naturale.
Il sistema è composto da centinaia di coni cavi in terracotta continuamente bagnati da un ricircolo d'acqua. Quando l'aria calda e secca attraversa la porosità dell'argilla ed entra nei coni, l'evaporazione dell'acqua ne assorbe il calore e riduce la temperatura dell'aria in uscita. Durante le sperimentazioni in contesti industriali con temperature estreme, questa tecnologia è riuscita a ridurre la temperatura percepita di circa 6-9°C.
Oltre al nullo impatto energetico, Beehive rappresenta una soluzione altamente sostenibile sia sul piano ambientale che socio-economico. Evita l'uso dei potenti gas refrigeranti dei classici climatizzatori, può utilizzare acque grigie riciclate a circuito chiuso e valorizza l'artigianato locale impiegando ceramisti tradizionali per la realizzazione dei moduli in argilla.
Nasce un archivio di sementi per proteggere la biodiversità
La Casa Diffusa dei Semi è un'iniziativa promossa, dal luglio 2026, in Italia dalla Rete per l'Agricoltura Naturale per contrastare il monopolio delle multinazionali dell'agrochimica e proteggere la sovranità alimentare. Il progetto si oppone, di fatto, ai brevetti e all'obbligo di riacquisto annuale delle sementi commerciali, rivendicando invece il diritto dei contadini di selezionare, riprodurre e scambiare liberamente i propri semi fuori dalle logiche di mercato.
Con questo modello, gli archivi sono i campi dei piccoli agricoltori aderenti, dove le varietà locali e antiche vengono coltivate in campo aperto. Questo processo di selezione evolutiva consente alle piante di adattarsi in modo naturale ai cambiamenti climatici e alle caratteristiche del suolo, garantendo semi resilienti e ad impollinazione aperta privi di «input» chimici. Oltre alla tutela della biodiversità, l’iniziativa vuole restituire un’autonomia economica e culturale alle comunità contadine. Questo tipo di conservazione e circolazione dei semi permette di salvare delle varietà a rischio estinzione, tramandando un patrimonio genetico e sociale fondamentale per il futuro agricolo del Pianeta.
Il diritto alla riparazione: lunga vita agli oggetti!
La direttiva europea sul Diritto alla Riparazione (Right to Repair) stabilisce regole vincolanti per rendere la riparazione dei beni di consumo più accessibile, economica e conveniente rispetto alla loro sostituzione. L'obiettivo è combattere l'obsolescenza programmata, ridurre i rifiuti elettronici e promuovere l'economia circolare.
Per i consumatori, sono diverse le novità. Tra queste vi è la facilità di estensione dopo lo scadere della garanzia e la riparazione anche dopo lo scadere della stessa, con prezzi ragionevoli e tempi accettabili. Ma anche un più facile accesso ai pezzi di ricambio, di cui i fabbricanti devono garantire la disponibilità, sia ai riparatori indipendenti sia ai consumatori.È, inoltre, vietato l'uso di clausole contrattuali o tecniche che impediscano l'uso di pezzi di ricambio compatibili o usati da parte di laboratori terzi.
Perché ne parliamo proprio ora? Perché il 31 luglio 2026 è stata una data chiave per i consumatori. Gli Stati membri dell'UE hanno, infatti, avuto due anni di tempo per trasporre la direttiva nella propria legislazione nazionale. Entro la scadenza del 31 luglio, gli obblighi per i produttori (come la garanzia estesa per i beni riparati, la disponibilità dei ricambi e i prezzi ragionevoli) diventano pienamente applicabili e vincolanti per il mercato.
