«Nessuna riapertura prima della verità», la petizione ha già superato le 5.000 firme

La petizione internazionale che chiede di sospendere la riapertura o la gestione di strutture direttamente collegate alle persone indagate per la tragedia del Constellation di Crans-Montana ha già superato le 5.000 firme.
Il testo - lo ricordiamo - si rivolge alle autorità cantonali e federali, ai proprietari, ai locatori, ai partner commerciali e a tutte le persone coinvolte, invitandoli ad assumersi «la propria responsabilità morale» fino alla conclusione definitiva delle procedure penali e civili ancora in corso.
«Anche la decenza è un principio»
I promotori precisano di non voler mettere in discussione il principio della presunzione d'innocenza. «Non chiediamo alla giustizia di condannare nessuno prima del processo», si legge nella petizione. Tuttavia, aggiungono, «anche la decenza è un principio. Anche il rispetto dei morti. Anche la discrezione davanti a 41 bare e 115 feriti».
Secondo gli estensori del documento, la possibile ripresa di attività commerciali riconducibili alle persone finite sotto inchiesta sarebbe «insopportabile» per le vittime, i familiari e molti cittadini.
«Prima la verità»
La petizione ricorda come, a mesi dalla tragedia, le indagini siano ancora aperte e restino numerosi interrogativi sulle cause dell'incendio e sulle eventuali responsabilità. «Non si riaprono le porte al pubblico quando la giustizia non ha ancora chiuso il fascicolo», scrivono. «Non si riprende il corso degli affari quando le famiglie stanno ancora aspettando di capire come siano morti i loro cari».
Per questo viene chiesto che qualsiasi riapertura di strutture direttamente legate agli indagati venga rinviata fino alla conclusione definitiva delle procedure giudiziarie.
L'appello
La petizione si conclude con un appello: «Le 41 vittime di Crans-Montana non sono un fatto di cronaca da voltare come una pagina. Sono vite. Hanno nomi. Hanno famiglie che lottano ancora per la verità».
