Confine

Neutralità e denaro contante: due iniziative per rendere l'Italia «come la Svizzera»

Marco Rizzo, leader di Democrazia Sovrana Popolare, ha (ri)lanciato due iniziative per ancorare alla Costituzione due temi dibattuti anche nella Confederazione
© CdT/ Chiara Zocchetti
Marcello Pelizzari
20.07.2026 18:00

«L'Italia come la Svizzera». Con queste parole, uno slogan di fatto, Marco Rizzo ha lanciato (e rilanciato) due iniziative destinate, quantomeno alle nostre latitudini, a far discutere. Proprio per il paragone con la Confederazione. Nel dettaglio, il coordinatore di Democrazia Sovrana Popolare intende, da un lato, elevare «il ripudio della guerra da principio etico a vincolo giuridico cogente per l'azione internazionale della Repubblica», affermando quindi con forza la cosiddetta neutralità, e dall'altro tutelare il denaro contante, «riconoscendolo non solo come mezzo di pagamento, ma come presidio essenziale di libertà, garanzia per le fasce deboli e indipendenza economica». 

La prima iniziativa, risalente al 10 maggio, ha già sfondato il tetto delle 19 mila firme. Ne servono 50 mila per raggiungere il quorum. La seconda, lanciata ieri, mentre scriviamo queste righe è poco sopra le 1.700 firme. Quanto alla neutralità dell'Italia, Rizzo spiega che l'iniziativa vuole «salvaguardare l'indipendenza e la sicurezza nazionali». E ancora: «La neutralità non inficia il diritto alla legittima difesa, ma qualifica l'Italia come attore di mediazione e cooperazione nel mondo. Giuridicamente, la proposta è compatibile con l'ordinamento dell'UE. L'obiettivo finale è restituire allo Stato piena sovranità nelle scelte di politica estera e di difesa, promuovendo attivamente la pace e la giustizia fra le nazioni». «La digitalizzazione è innovazione, ma non deve marginalizzare il contante, unica moneta pubblica disponibile senza intermediazioni di privati o reti telematiche» scrive invece Rizzo a proposito della seconda iniziativa. Senza oneri per la finanza pubblica, ribadisce il leader di Democrazia Sovrana Popolare, «la proposta interviene sull'articolo della 47 Costituzione per: garantire l'uso e la disponibilità di banconote e monete sul territorio nazionale; limitare il legislatore ordinario: eventuali restrizioni all'uso devono rispettare rigorosi criteri di proporzionalità e non discriminazione; introdurre un'importante salvaguardia: l'eliminazione del contante potrà avvenire esclusivamente tramite legge costituzionale».

Quanto al denaro contante, lo scorso 8 marzo la popolazione svizzera è stata chiamata alle urne per esprimersi contemporaneamente sull'iniziativa «Sì a una valuta svizzera indipendente e libera con monete o banconote (Il denaro contante è libertà)» sia sul relativo controprogetto, concernente l’unità monetaria svizzera e l’approvvigionamento in numerario. L'iniziativa, ricordiamo, è stata bocciata con il 54,39% di no. Il controprogetto, invece, è passato con il 73,41% di sì. «Per la popolazione e l'economia nella vita quotidiana non cambia però nulla» aveva spiegato, a caldo, la consigliera federale Karin Keller-Sutter. «Non vi sono costi supplementari per la Confederazione o i cantoni. Il denaro contante continua peraltro ad avere una grande importanza. Anche se oggi viene usato di meno, rimane un mezzo di pagamento importante». Con la decisione dell'8 marzo, di fatto è rimasto immutato il quadro istituzionale dell'approvvigionamento di monete e banconote, che rimane di competenza della Banca nazionale svizzera.

Il prossimo 27 settembre, invece, il popolo elvetico si esprimerà sull'«Iniziativa sulla neutralità». La domanda, di fondo, è se vogliamo mantenere la neutralità nella sua forma attuale o, in alternativa, se sia opportuno inserire nella Costituzione un articolo che imponga una prassi più restrittiva in materia. La neutralità come la conosciamo oggi, in Svizzera, è sancita dalla Costituzione federale già dal 1848. Il referendum non mette in discussione la futura neutralità del Paese, ma come applicarla in futuro. Consiglio federale e Parlamento respingono l’iniziativa, senza controprogetto. E questo perché le richieste coincidono, nei punti essenziali, con gli obblighi legali di uno Stato neutrale. Sono già realtà nel nostro Paese.