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L'intervista

«Neutralità, l’iniziativa è pronta: evitare domani quanto visto oggi»

Intervista esclusiva a Christoph Blocher al suo domicilio sulla collina che guarda sul lago di Zurigo, unitamente all’attuale presidente dell’UDC, il ticinese Marco Chiesa – La neutralità, la guerra, le sanzioni e l’Europa
Gianni Righinetti
01.04.2022 07:00

La guerra, la neutralità e l’UDC. Temi che abbiamo affrontato con Christoph Blocher al suo domicilio sulla collina che guarda sul lago di Zurigo, unitamente all’attuale presidente dell’UDC, il ticinese Marco Chiesa.

La guerra è a due passi da noi. Questo dramma cosa vi fa dire?
Blocher 
«Sono un uomo con molta vita alle spalle, nato nel 1940 al confine con la Germania. Per me la guerra è stata un’esperienza giovanile. Durante la mia infanzia l’ho vissuta da vicino e la presenza di militari faceva parte del nostro quotidiano. Dopo quel conflitto il nostro Paese è sempre stato pronto a difendersi, io ho servito la Patria fino al grado di colonnello e comandante di reggimento. Poi c’è stato il 1989 con il crollo del muro di Berlino, in occidente tutti hanno ritenuto non ci sarebbe più stata una guerra, lo pensavano i cittadini ma soprattutto i grandi strateghi. Si è persa nel tempo la comprensione di quanto la guerra sia minacciosa. Oggi è una realtà in Europa e l’occidente non è pronto, non sa cosa fare. Dobbiamo occuparci di come mettere fine al conflitto e preoccuparci in particolare della Svizzera e delle sfide che ci attendono».
Chiesa «La mia generazione ha avuto la fortuna di non doversi mai confrontare con una guerra e le sue conseguenze, oggi questo spettro è molto vicino. Il tema della sicurezza del nostro Paese riveste per me un ruolo centrale. Sicurezza in senso esteso, quella relativa alla difesa della popolazione, ma anche per ciò che concerne l’approvvigionamento energetico e alimentare. Questi sono i valori fondanti del nostro partito ».

Riconosce al Consiglio federale di essere sotto grande pressione e sottoposto a una responsabilità e grandi difficoltà?
Blocher
 «Ci mancherebbe! Sono eletti per questo, per compiti facili non serve un tale gremio. La situazione è complicata, qualsiasi decisione può rivelarsi sbagliata. Il Governo deve sempre domandarsi qual è il suo compito. Va da sé che la popolazione e tutti noi abbiamo un sentimento di solidarietà con il popolo ucraino, che questa aggressione contro uno Stato sovrano sia inaccettabile. Ma ciò non è sufficiente per il Consiglio federale. In primo luogo, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare per cessare questa guerra: un intervento militare non entra in linea di conto. Da 200 anni noi siamo il Paese della neutralità perpetua, armata e integrale. Grazie a questa posizione abbiamo mantenuto la pace. Sappiamo che per essere neutrali non possiamo essere alleati con una delle parti ed è anche proprio questa nostra attitudine a darci la più grande credibilità nella ricerca di soluzioni».

E che dire delle sanzioni?
Blocher 
«Altri Stati, non neutrali, hanno deciso di sanzionare la Russia, di affamarli per generare una rivolta interna. Le sanzioni sono una misura di guerra economica e purtroppo il Consiglio federale non ha avuto la forza di astenersi e di rimanere veramente neutrale. Gli USA e l’UE hanno fatto pressione su Berna come nella Prima e nella Seconda guerra mondiale. Se la guerra giungesse fino alle nostre porte, non saremmo esenti da rischi. Purtroppo con le sanzioni ci siamo giocati anche la via diplomatica».

Porterò un testo all’attenzione dell’UDC e dell’ASNI. È un’iniziativa di prospettiva, non potrà avere i suoi effetti sull’attuale conflitto, guarda al futuro
Christoph Blocher

Ha annunciato un’iniziativa popolare per la neutralità. Quando conta di lanciarla?
Blocher
 «Questa per ora è una mia idea, non ne ho ancora parlato con il partito. Da quando l’ho annunciata molti cittadini (ma nessun professore) mi hanno testimoniato il loro sostegno. Porterò un testo all’attenzione dell’UDC e dell’ASNI. È un’iniziativa di prospettiva, non potrà avere i suoi effetti sull’attuale conflitto, guarda al futuro. Importante è evitare un domani ciò che è accaduto oggi e di essere trascinati in conflitti».
Chiesa «Non ne abbiamo ancora discusso internamente, ma a livello personale posso dirle che il concetto di neutralità armata perenne del nostro Paese deve essere chiaramente ribadito senza interpretazioni retoriche».

Il suo partito sembra non concedere alcuna attenuante al Consiglio federale, aumentando di fatto la pressione sull’autorità. Ma tutto questo a chi serve?
Chiesa
 «Noi sosteniamo l’indipendenza e la democrazia diretta della Svizzera. I nostri elettori ci hanno assegnato un compito, quello di garantirle anche in futuro. Non temiamo di criticare il Consiglio federale quando si allontana da questi principi o quando mette in pericolo la sicurezza del nostro Paese. Penso ad esempio all’accordo istituzionale che avrebbe tolto l’ultima parola ai cittadini o alla fallita strategia energetica 2050».

Ha vissuto fasi burrascose a livello di Consiglio federale. Oggi tutti sembrano andare d’accordo, non litigano pubblicamente. È tutto autentico, una farsa o a prevalere è la ragion di Stato?
Blocher
 «Il Consiglio federale è un gremio complicato. Ricordo quando durante la pausa di una seduta dissi ai miei colleghi che eravamo uno strano consesso e che non ci saremmo mai rispettivamente assunti nella nostra stessa azienda, ma che comunque eravamo costretti a collaborare per il bene del Paese per quattro anni. E Couchepin mi disse: “Io ti assumerei nella mia ditta, solo a patto che il capo resti io”. Resto dell’idea che in Governo si debba discutere animatamente e approfonditamente, ognuno portando le sue opinioni».

Colpire i milionari simpatizzanti di Putin e gli oligarchi sembra una scelta pagante a livello popolare dato che, in fondo, «hanno già troppo». È d’accordo?
Blocher
«Stiamo parlando di sanzioni economiche. È chiaro che degli oligarchi hanno averi in Svizzera come in altre parti del mondo. Lo Stato di diritto deve tuttavia essere garantito, non dobbiamo fungere da piattaforma per aggirare le sanzioni degli altri Paesi e nel contempo garantire le courant normal. Mettere alla gogna cittadini russi che da anni vivono in Svizzera è profondamente sbagliato. Penso agli artisti e agli sportivi, oggi si vive un ostracismo nei loro confronti, così facendo si compattano, si coalizzano creando un fronte».
Chiesa «Se noi vogliamo essere parte della soluzione del conflitto, non possiamo essere anche parte del problema. La Svizzera può fare la differenza nell’ambito diplomatico e in quello degli aiuti umanitari, a casa nostra e in prossimità del conflitto. La strategia di Zelensky è quella di muovere tutto un blocco di Paesi a difesa dei valori occidentali, non ultimo con la richiesta di sempre più armi. Comprensibile ma estremamente pericoloso, può essere il preludio all’allargamento del conflitto ad altri campi di battaglia».

Cassis in piazza? Non avrebbe mai dovuto farlo, è una palese violazione della neutralità
Christoph Blocher

E che dire di Cassis in piazza?
Blocher 
«Non avrebbe mai dovuto farlo, è una palese violazione della neutralità».

Parliamo di Europa, l’impressione è che con quanto sta accadendo la posizione pura e dura «made in UDC» non sia più realistica. Teme in qualche modo una sorta di «adesione strisciante»?
Blocher
 «Noi rappresentiamo semplicemente la Costituzione federale, la difesa dell’indipendenza, della sicurezza e della neutralità. La democrazia diretta è qualcosa di estremamente concreto. Ma nella classe politica, molti puntano all’UE. Grazie all’UDC oggi non siamo membri dell’UE. Vogliamo evitarlo. La Svizzera avrebbe molto da perdere».

L’UDC ha dato battaglia all’adesione della Svizzera al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Siete usciti sonoramente sconfitti. Avete sbagliato tempi, modi e mezzi. Siete pronti a fare autocritica?
Blocher 
«Molti ora sono dei facili maestri, ma in verità l’unico partito che si è schierato contro questa candidatura è l’UDC e non certo da ieri. Dal 2004, quando ero consigliere federale il tema era sempre nell’agenda politica. I miei colleghi conoscevano la mia opposizione. Quando si è parlato dell’adesione all’ONU il Consiglio federale aveva dichiarato che la Svizzera non sarebbe mai entrata nel Consiglio di sicurezza, anche per questo il popolo l’aveva approvata. Ora i favorevoli ci insegnano come avremmo dovuto fare per evitarla? Un importante diplomatico straniero mi ha confidato di augurare alla Svizzera un periodo molto tranquillo a livello geopolitico durante la sua permanenza all’interno del Consiglio di sicurezza dell’ONU, altrimenti per la Svizzera si prospetteranno tempi molto complicati, come, d’altro canto, si stanno dimostrando ora quelli tra Russia e Ucraina. Non c’è nessuno al mondo che ci ha pregato di entrare in questo gremio. L’adesione è a svantaggio della Svizzera e non a vantaggio dell’ONU».
Chiesa «Questa decisione è di stretta competenza del Consiglio federale, ma vista la sua delicatezza il popolo avrebbe dovuto essere interpellato. Il Consiglio di sicurezza decide della pace e della guerra. Purtroppo la nostra richiesta in Parlamento di rinunciare alla candidatura non ha avuto successo. La smania di prestigio di alcuni diplomatici sta gravemente mettendo in pericolo il nostro ruolo di mediatore neutrale e in un gremio bloccato dai diritti di veto la nostra presenza non sarà di alcun contributo».

La Svizzera, una volta terminato il conflitto, sarà meno svizzera?
Blocher
 «Nel Parlamento americano è stato lodato il nostro Paese per avere abbandonato la nostra tradizionale neutralità. Ma non è tutto perso, per questo motivo è assolutamente necessaria un’iniziativa popolare a garanzia della nostra neutralità».
Chiesa «Il presidente Cassis può ripetere il mantra della neutralità, ma la neutralità ci deve essere riconosciuta dagli altri Paesi, non è sufficiente solo dichiararla. Non per nulla oggi la Svizzera figura sulla lista russa dei Paesi ostili e tutte le più grandi testate giornalistiche mondiali hanno commentato la nostra rinuncia a questo principio fondante».

Blocher è ancora l’eminenza grigia del partito?
Chiesa 
«In due anni di presidenza, in momenti estremamente complicati mi sono posto molte domande. Credo sia giusto avere dei dubbi di fronte a dei dilemmi. Christoph mi ha sempre consigliato di fare ciò che ritenevamo giusto per il Paese e non ciò che avrebbe potuto avere un riscontro elettorale immediato. E così ho fatto».

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