«Neutralità svizzera in pericolo con l'allentamento sull'export di armi»

L'attacco Usa al Venezuela, contrario al diritto internazionale, illustra perfettamente l'urgenza del referendum contro la modificata legge sul materiale bellico approvata nel dicembre scorso dal parlamento.
Parola di un'alleanza di partiti di sinistra (PS e Verdi), gli Evangelici e organizzazioni non governative (come Terre des Hommes o il Gruppo per una Svizzera senza Esercito) presenti oggi a Berna che si dice convinta di poter raccogliere le 50 mila firme necessarie entro i termini previsti (metà aprile) contro una modifica di legge il cui scopo è solo fare soldi a spese della neutralità della Svizzera.
Gli Stati Uniti, hanno fatto rimarcare, fanno parte di quei Paesi che, in seguito all'allentamento delle disposizioni attuali, potrebbero ricevere armi realizzate in Svizzera.
Le nuove disposizioni
Secondo la nuova impostazione della legge, infatti, un gruppo di 25 Paesi occidentali - fra cui gli stessi Usa, l'Argentina o l'Ungheria - potrà acquistare armamenti svizzeri con maggiore libertà rispetto a oggi: anche qualora fossero coinvolti in una guerra, la Svizzera potrà fornire loro materiale bellico. Rimangono escluse solo le nazioni che violano i diritti umani in modo grave e sistematico. Il Consiglio federale, inoltre, avrà un diritto di veto, ad esempio se ritenesse che tali esportazioni possano mettere in pericolo la neutralità.
Regole molto meno severe si applicherebbero anche alla riesportazione: in linea di principio, tutti i Paesi potranno in futuro trasferire liberamente a terzi gli armamenti acquistati in Svizzera. Il Consiglio federale potrà però imporre una garanzia che il materiale resti nel Paese acquirente, qualora nutrisse dubbi in relazione alla neutralità o agli interessi di politica estera e di sicurezza della Svizzera.
Una legge ad hoc
Per la consigliera nazionale Priska Seiler Graf (PS/ZH), membro tra l'altro della Commissione per la politica di sicurezza, il suo partito avrebbe anche accettato di allentare la legge sul materiale bellico qualora fosse stato possibile aiutare l'Ucraina, aggredita dalla Russia in violazione della carta della Nazioni Unite.
Invece, la destra in parlamento, su pressione dell'industria degli armamenti, ha completamente stravolto le intenzioni iniziali della commissione di cui fa parte, rivoluzionando la normativa attuale, ma escludendo però l'Ucraina per ragioni di neutralità.
Ma la lettura attenta della Convenzioni dell'Aja del 1907, che regolano il comportamento degli stati neutrali, ha spiegato, vietano di esportare armi a Paesi coinvolti in conflitti armati come consente la modifica «oscena» della disposizioni attuali. Tutto ciò, ha aggiunto, è contrario alla nostra tradizione umanitaria e al nostro ruolo di Stato impegnato nella difesa dei diritti umani e nella composizione pacifica dei conflitti.
Per il deputato evangelico al Consiglio nazionale, Marc Jost (BE), la vendita di armi a Paesi in guerra come consentito dalla modifica di legge approvata dal parlamento è una «linea rossa» invalicabile. La Svizzera rischia, a suo avviso, di perdere la propria bussola morale qualora si andasse in una direzione contraria ai nostri valori e alla nostra credibilità.
E la tracciabilità?
Ma il peggio, secondo la consigliera nazionale Clarence Chollet (Verdi/NE), è che il parlamento ha di fatto azzerato le disposizioni concernenti la riesportazione di armi, dando al solo Consiglio federale una sorta di potere di veto, indebolendo in questo modo il controllo del parlamento su questo aspetto. Di fatto diventerà sempre più difficile tracciare la armi prodotte in Svizzera che potrebbero facilmente venir rivendute a paesi coinvolti in guerre civili, come il martoriato Sudan, in regioni dove la Svizzera non può esercitare alcun potere.
Tra l'altro, nonostante le lamentele dell'industria bellica - intimorita dopo che Paesi come la Spagna, la Germania o la Danimarca hanno minacciato di non acquistare più armi elvetiche dopo il «no» del Consiglio federale alle riesportazione in Ucraina per motivi di neutralità, n.d.r - nel 2024 e 2025 si è registrato un incremento delle vendite all'estero, un fenomeno tra l'altro che, secondo Chollet, non fa che alimentare il riarmo e con esso le guerre, in netto contrasto con gli obiettivi della nostra politica estera, come la promozione della pace e dei diritti umani. Insomma, più che una legge destinata anche ad aumentare la nostra sicurezza, questa modifica legislativa serve solo gli interessi di questa lobby ed è contraria alla neutralità, per Chollet.
Il profitto sopra tutto
Per Mirjam Hostetmann, presidente dei Giovani socialisti, quanto accaduto in parlamento è uno «scandalo» specie in momenti difficili come quelli attuali, con le guerre che si moltiplicano. Per l'industria delle armi, che sta vivendo un ottimo momento a livello globale come dimostra l'aumento del fatturato e dei costi azionari, si tratta solo di fare soldi sulla pelle degli altri.
Un'opinione condivisa anche da Rayyân Rehouma, membro della Segreteria del Gruppo per una Svizzera senza Esercito, che ha accennato durante il suo intervento al recentissimo attacco illegale americano, un paese verso il quale la Svizzera potrebbe esportare pur essendo impegnato in un conflitto, al Venezuela.