«Non ci servono mobili ignifughi, abbiamo parenti che lavorano nel Comune di Crans-Montana»

Nuove pesanti accuse ai coniugi Moretti arrivano dal fornitore di mobili che, nel 2016, avrebbe venduto gli arredamenti ai gestori del bar Le Constellation, teatro della strage di capodanno a Crans-Montana. Negli scorsi giorni, era emersa una e-mail di un fornitore di mobili, Robert Borbiro, nella quale affermava che i coniugi Moretti avrebbero deciso di non installare i pannelli fonoassorbenti ignifughi per risparmiare. Una mail inviata dall'uomo alla polizia di Crans-Montana ai primi di gennaio e inspiegabilmente presa in considerazione dalla Procura vallesana solamente un mese più tardi, su pressione dell'avvocato Sébastien Fanti, che assiste diverse famiglie delle vittime svizzere.
La testimonianza più approfondita, sempre di Borbiro, è stata invece raccolta dal giornalista investigativo della Rai, Alessandro Politi. Il fornitore di mobili, in questo caso, afferma: «Tutto quello che c'era in quel locale, divani, sedie, il parquet: (Jacques Moretti, ndr) ha ordinato tutto da me, dicendo che non voleva le protezioni anti-incendio per gli arredi». L'uomo prosegue: «Se compri un divano per un locale, l'imbottitura deve essere ignifuga, ma loro non lo hanno voluto». A precisa domanda del giornalista Rai, il fornitore sottolinea che «i mobili con la protezione ignifuga costano il 15% in più».
Non solo dunque per i pannelli fonoassorbenti: i motivi che hanno mosso le scelte dei coniugi su tutti i mobili e pure il pavimento sarebbero di natura puramente economica. Ma c'è dell'altro. Borbiro ha fatto sapere di avere delle e-mail che documentano gli atti di vendita e in una Jacques Moretti «minaccia di rompermi le ossa, le gambe e le braccia per come ho parlato con sua moglie, in modo, secondo lui, troppo diretto».
L'incontro per definire l'acquisto degli arredi tra i Moretti e il venditore sarebbe avvenuto a Parigi: «Siamo stati in una sala riunioni per 3 ore - prosegue l'intervistato -, Jessica Moretti mi ha detto che non avevano bisogno di mobili ignifughi perché hanno parenti che lavorano in alte posizioni nel Comune di Crans-Montana. Un membro della famiglia, forse non un parente stretto, magari un cugino o qualcosa del genere», spiega il testimone.
Quando, dopo l'incendio, ha denunciato alla polizia di Crans-Montana la corrispondenza tra lui e la coppia, è stato indirizzato alla Polizia cantonale, la quale gli ha detto di contattare la Procura. Dopo diverse telefonate, ha ricevuto conferma che qualcuno si sarebbe fatto sentire. Dopo due settimane, Borbiro non ha ancora ricevuto la chiamata. Interpellata dal Blick, la magistratura vallesana non ha ancora fornito una spiegazione su tale ritardo.
