Quel benzinaio di provincia che fa felici gli automobilisti: fino a 24 centesimi in meno al litro

Una stazione di servizio non sembra un luogo politico. Eppure, per dirla con il Tages-Anzeiger, che all'argomento ha dedicato un ampio approfondimento, lo è. Ogni volta che un automobilista solleva la pistola della pompa entra, suo malgrado, dentro al commercio globale del greggio: guerre, crisi di approvvigionamento, oscillazioni del cambio. Le ultime settimane lo hanno ricordato a tutti. Nel mondo, Svizzera e Ticino compresi.
I fatti, innanzitutto. Alla stazione di servizio Etzelpark di Pfäffikon, canton Svitto, un cliente si avvicina al titolare e gli stringe la mano: «Ehi, sei una brava persona, i tuoi prezzi sono fantastici. Quando aprite finalmente nell'Oberland zurighese? Così non devo fare tutta questa strada». Si chiama Ivo, dice di averlo già contattato. Michael Knobel sorride, un po' imbarazzato. «Non è così facile aprire una nuova stazione di servizio. Molti sono contrari». E così Ivo continuerà a fare la sua deviazione, per risparmiare oltre 20 centesimi al litro.
Knobel, in Svizzera, è considerato il re degli sconti alla pompa. Nove stazioni, prezzi tagliati, clienti entusiasti. E, soprattutto, concorrenti irritati ribadisce il Tages-Anzeiger. Nomi non ne fa, ma uno sguardo alla mappa del Touring Club Svizzero – circa 3.300 punti vendita – basta per capire chi siede dall'altra parte: BP, Shell, Migrol, Coop, Avia, Ruedi Rüssel. I grandi, anzi i colossi. Lui, con i suoi nove impianti, è un piccolo operatore.
Che cosa è successo ai prezzi
Con lo scoppio del conflitto in Iran il prezzo del greggio è salito, e dietro a lui benzina e diesel. Tutti hanno alzato i listini, perfino Knobel. Imprecazioni alle pompe, fiammate sui social, articoli sulla stampa, politici che si sono intromessi, qualche Paese che ha imposto un tetto. Poi il cessate il fuoco, il petrolio in calo, una nuova risalita questa settimana fino a un massimo storico. Nel frattempo, la benzina è scesa. Ma meno di quanto fosse salita precedentemente. Insomma, un ottovolante di emozioni e, appunto, imprecazioni.
Un ottovolante, tutto sommato, normale. Almeno secondo Ramon Werner, amministratore delegato di Volenergy, il primo gestore di stazioni di servizio in Svizzera, proprietario di BP, Miniprix e Ruedi Rüssel. In una recente intervista, concessa al quotidiano zurighese, ha spiegato il meccanismo: dopo un rialzo, le pompe cercano di tenere alti i prezzi il più a lungo possibile, per massimizzare il margine. «Poi la concorrenza ci costringe ad abbassarli». Sempre che la concorrenza non si chiami Knobel. Lui, infatti, non aspetta. Taglia subito.
I prezzi che cambiano
D'accordo, ma gli automobilisti, viaggiando, non possono fare a meno di notare le forti oscillazioni dei prezzi da pompa a pompa, anche nel giro di pochi, pochissimi chilometri. Qui, scrive ancora il Tages-Anzeiger, la faccenda si fa interessante. Perché la concorrenza, nel settore, è locale. Anzi, locale e basta. Il 26 aprile, secondo i rilevamenti del TCS, alla Etzelpark di Pfäffikon la senza piombo costava circa 1,70 franchi al litro. Stesso prezzo per BP e Migrol lì accanto. Sull'altra sponda del lago, a Rapperswil-Jona, non molto distante quindi, lo stesso litro alla Migrol locale costava 1,94 franchi. Ventiquattro centesimi di differenza. Andreas Flütsch, direttore generale di Migrol, ha riconosciuto e motivato la discrepanza: nella zona di Pfäffikon si registrano talvolta i prezzi più bassi della Confederazione, «non sostenibili a lungo termine», e l'azienda di riflesso deve adeguarsi per restare «competitiva». Prassi del settore. O, se preferite, effetto Knobel.
La differenza si vede anche su scala più larga. Nel canton Uri, attraversato dall'autostrada A2, i prezzi sono più alti che nel resto del Paese. Qualcuno l'ha ribattezzato «l'inferno della benzina». Lungo gli assi di transito i listini salgono, e dove manca un riferimento al ribasso non c'è motivo di scendere. Prassi del settore, anche questa. E i ticinesi lo sano bene.
L'ottimizzatore di processi
Sotto i video TikTok di Knobel si accumulano i commenti. «Etzelpark deve venire a Uri, qui i prezzi sono esorbitanti», scrive un utente. Knobel ci proverebbe, dice, ma sugli affitti viene regolarmente superato da offerte che definisce «assurde». Sospetta una manovra dei concorrenti. Un'affermazione, questa, non verificabile. Su TikTok, intanto, ha messo in palio fino a 40 mila franchi a chi lo aiuterà a trovare la prossima sede.
Nel settore, Knobel è arrivato per caso. Veniva dalle telecomunicazioni: prima dipendente, poi consulente, sempre sullo stesso terreno: ottimizzazione dei processi, taglio dei costi. Brasile, Romania, Dubai. Oggi vive per lo più a Bucarest. Quando nel 2020 è scaduto il contratto d'affitto dell'immobile di famiglia accanto all'uscita autostradale di Pfäffikon – quattro pompe – si è messo a studiare il mestiere. Ha confrontato il prezzo d'acquisto con quello alla pompa e ha trovato margini di 26 centesimi. A lui, ha calcolato, ne sarebbero bastati dieci per uno stipendio dignitoso.
Si è messo in proprio. Primo anno: obiettivo 3 milioni di litri, vendite 10 milioni. Nel 2025: 78 milioni di franchi di fatturato, dieci dipendenti. Da allora, dice, impara qualcosa di nuovo ogni settimana. Per esempio: si fa più benzina nei giorni dello stipendio. Oppure: «Nella Svizzera orientale, gli automobilisti sono i più sensibili al prezzo». Lo ha visto alla quinta stazione aperta, quella di Gossau. I clienti lo ringraziavano, i concorrenti hanno reagito a modo loro: alcuni fornitori hanno smesso di rifornirlo. «Da allora, ho diversificato».
L'intelligenza artificiale, racconta, lo aiuta a mantenere bassi i costi. Un agente automatico segue la logistica, controlla le scorte, segnala quando ordinare. Stamattina gli ha indicato il gasolio. Knobel, di conseguenza, ha guardato il prezzo del greggio, ha notato un piccolo calo e ha scritto al fornitore: «Per favore, ordinate 20.000 litri di gasolio». Invio.
I cinque fattori del prezzo alla pompa
Ma come viene costruito, concludendo, il prezzo alla pompa? Ci sono cinque fattori da considerare, chiosa il Tages-Anzeiger. Il greggio è il primo. Il secondo è il livello del Reno: quando l'acqua è bassa, le chiatte ne caricano meno e il trasporto rincara da 2 a 20 centesimi. Il terzo è il cambio dollaro-franco. Il quarto è l'imposta federale sugli oli minerali, pari a 76,82 centesimi per litro di senza piombo 95. Il quinto è la pianificazione dei margini.
È sul quinto che Knobel attacca e può attaccare. Sostiene che i grandi gruppi abusino del proprio potere di mercato. «È un caso da Sorvegliante dei prezzi». La risposta dell'autorità? Le stazioni possono allineare i propri prezzi a quelli dei concorrenti, purché non si tratti di prezzi concordati. L'intervento scatterebbe solo in assenza di concorrenza effettiva e con una posizione dominante. «Differenze di prezzo regionali, anche ampie, non sono di per sé indizio di comportamento illegale». Knobel resta dunque solo nella sua corsa al ribasso. Vuole arrivare a quaranta stazioni. I concorrenti lo guarderanno da vicino. In un modo o nell'altro, spiega il quotidiano zurighese.
