Rivolte e scandali a Losanna, la polizia è con le spalle al muro

Non si placano le rivolte nel quartiere losannese di Prélaz. Dopo i disordini avvenuti domenica sera, un centinaio di giovani sono tornati in strada anche la sera successiva, scontrandosi con le forze dell’ordine. Barricate, cassonetti incendiati, danneggiamenti, nonché pietre e oggetti pirotecnici scagliati contro la polizia. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni (ben 54 le «granate» esplose), camion-idranti e proiettili di gomma. Sette gli arresti effettuati solo nella notte tra lunedì e martedì. Le immagini ricordano gli scontri delle banlieue francesi o le violenti proteste scoppiate lo scorso novembre a Milano dopo la morte di Ramy Elgami, un 19.enne egiziano deceduto dopo essersi schiantato con uno scooter contro un palo durante un inseguimento da parte dei Carabinieri.
La dinamica, tra Milano e Losanna, è simile: a rendere la città vodese un teatro di rivolta è infatti la morte di Marvin, un 17.enne che nella notte tra sabato e domenica ha perso la vita al termine di una fuga dalla polizia a bordo di uno scooter rubato. L’adolescente ha perso il controllo del mezzo e si è schiantato contro il muro di un garage. Oggi, la procura ha pubblicato i risultati iniziali delle indagini, anche con l’obiettivo di riportare la calma in città: stando ai primi elementi dell’inchiesta, la pattuglia che inseguiva il 17.enne aveva le luci blu accese ma non c’è mai stato alcun contatto tra lo scooter e l’auto della polizia.
Nessuna tensione strutturale
Già da domenica sera, la rabbia di molti giovani si è riversata sulle strade del quartiere di Prélaz. «Una parte delle violenze osservate negli ultimi giorni non è legata alla legittima emozione suscitata da questo dramma: proviene da persone provenienti da altre località, che cercano di alimentare le tensioni e di scontrarsi con la polizia. Ciò è intollerabile», spiega al CdT il municipale losannese Pierre-Antoine Hildbrand, responsabile della sicurezza, aggiungendo che le sette persone arrestate «sono maggiorenni e non provengono dal quartiere». Per il municipale del PLR, le rivolte hanno poco a che fare con la morte dell’adolescente. «I giovani del quartiere sono poco coinvolti in questi disordini e sono piuttosto preoccupati per l’evoluzione della situazione». Il malcontento di molti giovani, però, è evidente. Anche a causa di vari casi che hanno riguardato gli agenti losannesi: nel giro di pochi anni sono cinque i decessi legati a interventi di polizia. Alcuni dei quali hanno fatto molto discutere (come il «caso Nzoy»,) . È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? «Losanna non è una città caratterizzata da tensioni strutturali tra i giovani e le istituzioni», tiene a sottolineare Hildbrand. Questa sera, per provare a evitare ulteriori escalation di violenza, c’è stato un rafforzamento della presenza preventiva della polizia nel quartiere di Prélaz. Le autorità losannesi hanno lanciato vari appelli alla calma.
Le chat della vergogna
La pressione sul corpo di polizia losannese, però, cresce anche a seguito dei risultati di un’inchiesta della procura vodese pubblicata lunedì dal Municipio di Losanna: due chat di agenti ed ex agenti (un gruppo con 48 membri e un secondo con sei) in cui venivano pubblicati messaggi dai contenuti razzisti, sessisti, antisemiti e discriminatori. Quattro poliziotti sono già stati sospesi e altri verosimilmente seguiranno nei prossimi giorni (il corpo di polizia della città di Losanna conta circa 500 agenti). L’inchiesta era stata avviata nel 2018 a seguito di un altro caso che ha fatto molto discutere: la morte del 39.enne nigeriano Mike Ben Peter, avvenuta per arresto cardiaco, dopo essere stato fermato con la forza per un controllo antidroga (i poliziotti alla sbarra, sei in totale, sono stati assolti anche in secondo grado). Lunedì, il Municipio e i responsabili della sicurezza della città hanno parlato apertamente di «razzismo sistemico» e si sono detti «profondamente turbati e indignati da questi messaggi che minano la credibilità della polizia nel suo complesso e il necessario rapporto di fiducia tra la popolazione e le forze dell’ordine». «Tali comportamenti sono intollerabili e offuscano l’immagine di un’intera istituzione», ribadisce Hildbrand, che ha già promesso un giro di vite e che intende rafforzare a lungo termine «la diversità all’interno del corpo di polizia».
Le stalle di Augia
«Abbiamo avviato un processo di profonda riforma della cultura del lavoro, avvalendoci di esperti esterni, al fine di garantire una polizia efficiente, imparziale e rispettosa dei diritti umani», sostiene il municipale. «Se bisogna pulire le stalle di Augia (una delle dodici fatiche di Ercole, ndr), lo farò», ha affermato lunedì Hildbrand. Cosa significa concretamente? «Tratteremo con il massimo rigore qualsiasi abuso all’interno del corpo di polizia. I comportamenti discriminatori non hanno posto nella polizia di Losanna. La “pulizia” evocata consiste in sanzioni mirate contro i responsabili, ma anche in una riforma profonda della cultura organizzativa, per garantire che ogni agente di polizia incarni i valori di rispetto, probità e imparzialità». Ma come avvicinare nuovamente la popolazione alle forze dell’ordine? «La fiducia non si decreta, si costruisce e si ricostruisce con i fatti. A breve termine, ciò richiede trasparenza: informare regolarmente la popolazione e i media sulle misure adottate», afferma Hildbrand, aggiungendo che ciò richiede anche una maggiore presenza sul territorio, dispositivi di prossimità e dialogo con i giovani e le associazioni.