L'approfondimento

Scorte al limite e prezzi raddoppiati: gli aeroporti svizzeri reggeranno l'onda d'urto?

Dai titoli allarmistici alle rassicurazioni, ecco come stanno davvero le cose in Europa e, soprattutto, nella Confederazione: la parola a Basilea, Ginevra e Zurigo
© KEYSTONE/GAETAN BALLY
Marcello Pelizzari
21.04.2026 20:45

L’Europa c’è. Meglio, il carburante c’è. Per ora, almeno. E secondo gli addetti ai lavori. Apostoos Tzitzikostas, commissario europeo ai Trasporti, si è addirittura spinto oltre a margine del vertice sul tema al quale hanno partecipato i 27 Stati membri dell’UE. «L’Europa è pronta ad accogliere tutti i turisti e gli ospiti durante il periodo estivo».

Tutto a posto, dunque? Non proprio. E il motivo è presto detto: il prezzo del cherosene, dall’inizio della guerra in Iran, è schizzato alle stelle. A spanne, è più che raddoppiato. Di riflesso, i rincari hanno trasformato in un incubo operativo rotte redditizie fino a ieri l’altro. Lo stesso Tzitzikostas ha chiarito il concetto: «La cancellazione di voli non ha nulla a che fare con la mancanza di offerta di carburante per aerei, è direttamente collegata al prezzo». Ahia.

La Svizzera sotto la soglia: scorte ridotte a 72 giorni

Il quadro, ora come ora, è più o meno rassicurante. Ribadiamo: più o meno. L’UE, al riguardo, ha parlato della possibilità di introdurre un obbligo di scorte minime per il cherosene qualora le cose dovessero peggiorare. Interpellata da Keystone-ATS, la Confederazione ha spiegato che tali scorte, in Svizzera, sono al di sotto dei requisiti previsti dalla normativa vigente nel nostro Paese: invece di garantire operazioni per 90 giorni, negli aeroporti elvetici – escluso Basilea, che si trova in territorio francese – la copertura è di «soli» 72 giorni. Interrogati dal Corriere del Ticino, i principali scali svizzeri, Basilea, Ginevra e Zurigo, dal canto loro hanno risposto in maniera pressoché unanime: va tutto bene, al netto di una situazione che va evidentemente monitorata e tenuta sotto controllo.

L’insostenibile peso del barile: se il costo mette a terra i vettori

Facciamo un minimo di chiarezza. L’Europa non è autosufficiente per quanto riguarda il carburante avio. Detto in altri termini, deve affidarsi (anche) alle importazioni. Prima della guerra in Iran, il Golfo rappresentava circa il 75% delle importazioni di jet fuel. Di qui il monito di Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia: il Vecchio Continente rischia, seriamente, di rimanere a secco. Rigirando la questione: l’Europa deve dimostrarsi abile a sostituire oltre il 50% delle sue importazioni dal Medio Oriente. Già, ma come? E a che prezzo?

Proprio il prezzo, più delle scorte, preoccupa e non poco gli addetti ai lavori. Leggi, le compagnie. Il carburante, in genere, rappresenta il 20-40% dei costi operativi di un vettore. Se schizza alle stelle, l’equazione si complica e i conti, beh, non tornano. Anche Andrea Giuricin, amministratore delegato di TRA Consulting, docente universitario ed esperto di aviazione, ha spiegato: «La caduta della domanda per paura della mancanza di carburante, insieme al forte aumento del prezzo dello stesso, rischiano di mettere a terra tanti aerei e tante compagnie».

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Da Zurigo a Ginevra: i principali scali tengono la rotta

Nonostante ciò, dicevamo, l’Europa c’è. E pure la Svizzera. «All’aeroporto di Zurigo non sono attualmente in vigore restrizioni per il rifornimento» spiega Bettina Kunz, portavoce dell’aeroporto di Kloten. L’UBAG, il sistema di rifornimento sotterraneo, sta insomma ricevendo cherosene senza intoppi. «La consegna del cherosene è di competenza dei cosiddetti Durchsetzer, ovvero aziende indipendenti che hanno accordi con le compagnie aeree per la fornitura. All’aeroporto di Zurigo sono presenti nove aziende di questo tipo, tra cui Socar, BP e TotalEnergies». E nessuna, par di capire, ha lanciato l’allarme.

«Per quanto riguarda l’approvvigionamento, al momento non si registrano carenze di carburante a EuroAirport» ci dicono da Basilea-Mulhouse. «Monitoriamo costantemente la situazione e siamo in stretto contatto con i nostri partner, in particolare con le società di rifornimento e le compagnie aeree».

Ignace Jeannerat, portavoce di Ginevra-Cointrin, conferma: «Per quanto riguarda l’approvvigionamento», garantito da SARACO, «a oggi non si registrano segni di difficoltà».

La trappola del fossile e il miraggio del carburante green

L’aviazione, dunque, resiste. O, se preferite, prova a resistere. Consapevole delle sue fragilità: rispetto ad altri settori, fatica maledettamente a diversificare. C’è chi sta sviluppando l’aereo elettrico, come Heart Aerospace, e chi punta sul SAF, il carburante sostenibile, fra cui Synhelion. Ma la scalabilità, ahinoi, è ancora lontana. Tradotto: il volo resta ancorato a doppio filo al cherosene di origine fossile. Una dipendenza ambientale, ma anche una vulnerabilità geopolitica. Senza un’alternativa green nell’immediato, detto che il SAF rimane un lusso per pochi voli simbolici o se preferite dimostrativi, l’intero settore continua e continuerà a ritrovarsi nel ruolo di ostaggio perfetto delle crisi globali.

Ogni scossa o strozzatura nello Stretto di Hormuz o, ancora, ogni sanzione internazionale non si traducono soltanto in un aumento dei costi, ma altresì in una minaccia diretta all’operatività. Può sembrare un paradosso: un’industria che accorcia le distanze del mondo, oggi, si sta giocando una grossa, grossissima fetta di destino in un fazzoletto di mare.

«Il SAF? Ci impegniamo a creare tutte le condizioni tecniche necessarie per rispondere alle esigenze attuali e future» promette Ginevra-Cointrin. «Il nostro ruolo è quello di facilitatori e, in quanto tali, collaboriamo con tutti i partner in questa direzione. A tal proposito, il prossimo maggio, su invito, si terrà il secondo Forum SAF, che riunirà tutti gli attori della piattaforma e non solo». Basilea, invece, ha già fatto qualche passo in avanti: «L’integrazione dei carburanti sostenibili per l’aviazione rientra nell’ambito della direttiva europea ReFuelEU Aviation. In linea generale, a partire da gennaio 2025, in tutti gli aeroporti francesi viene aggiunta al cherosene una quota minima del 2% di SAF». E Basilea, inciso, legalmente parlando è uno scalo francese. Zurigo, su questo fronte, ricorda che il SAF a Kloten è presente dal 2020. Ma anche che, citiamo, «il suo approvvigionamento avviene tra le società di carburante e le compagnie aeree». Spetta a loro, se caso, insistere e assumersi i costi di una transizione oggettivamente impegnativa.

E così, finché il cielo dipenderà da un unico, insostituibile combustibile, estratto in regioni instabili, l’aviazione rimarrà il sismografo più sensibile delle tensioni internazionali. «L’Europa è pronta ad accogliere tutti i turisti e gli ospiti durante il periodo estivo». Sarà davvero così?