Difesa

Se il pericolo arriva dal cielo

L’avvistamento di droni in formazione sopra un’infrastruttura militare svizzera inquieta Berna: si sta investendo per proteggere il Paese da eventuali attacchi – Oggi non sono chiare le competenze di chi deve intervenire in caso di necessità «al di sotto della soglia di guerra»
©PETER KLAUNZER
Luca Faranda
03.07.2026 06:00

Non è la prima volta. E, sicuramente, non sarà l’ultima. L’avvistamento di droni sospetti nei pressi di infrastrutture militari svizzere preoccupa il capo dell’Esercito Benedikt Roos. Si tratta di spionaggio? Per il numero uno delle forze armate elvetiche, queste non sono bravate da ragazzini. «Ci vuole comunque una certa competenza per poter inviare formazioni di droni sopra infrastrutture critiche», ha detto Roos. Non è stato reso noto dove sia avvenuto l’incidente. Ma si è trattato di un’azione coordinata.

Mappatura e logoramento

In tutta Europa negli scorsi mesi sono ripetutamente stati segnalati avvistamenti di droni nei pressi di infrastrutture sensibili come ad esempio caserme, depositi e piazze d’armi (per quanto riguarda l’aspetto militare), ma anche centrali elettriche, impianti nucleari, stazioni, aeroporti e via dicendo. In alcuni casi, è emerso che dietro a questi «incidenti» si celavano attori russi.

La Russia ha organizzato una campagna di sorveglianza usando droni lanciati da navi della sua «flotta ombra» per 18 mesi prendendo di mira siti nucleari di Regno Unito, Francia, Belgio e Paesi Bassi. Lo rivela uno studio dell’International Institute of Strategic Studies (Iiss) di Londra condotto su 144 incidenti in oltre dieci Paesi dalla fine del 2024. I siti sono stati presi di mira da droni disarmati, che si ritiene siano stati lanciati dal mare.

Gli esperti ritengono che le motivazioni russe siano un mix di sorveglianza nucleare, ricognizione generale, mappatura della logistica militare e delle catene di approvvigionamento, oltre a «logoramento economico e guerra psicologica». Gli attacchi in Ucraina e in Medio Oriente hanno inoltre mostrato chiaramente in che misura questi apparecchi senza pilota possano paralizzare i trasporti, le comunicazioni e l’approvvigionamento energetico.

Oggi, in Svizzera, non è però chiaro di chi siano le competenze per la difesa dello spazio aereo. Questa mancanza di chiarezza impedisce una reazione efficace e rapida alle minacce provenienti dal cielo, ha criticato il Parlamento, che a giugno ha definitivamente approvato una mozione che incarica il Consiglio federale di chiarire le competenze «in situazioni normali e straordinarie» per la difesa dello spazio aereo svizzero al di sotto della soglia di guerra.

Incidenti di sicurezza

Le violazioni dello spazio aereo stanno causando una certa preoccupazione. «Nel recente passato si sono verificati avvistamenti di droni in diversi Paesi europei, anche in prossimità di installazioni militari. Tali avvistamenti hanno luogo anche in Svizzera, un Paese caratterizzato in parte da aree densamente edificate e zone ad elevata frequentazione turistica, anche nelle vicinanze di installazioni militari», ci spiega il portavoce dell’Esercito Mathias Volken.

Negli scorsi anni, confermano le forze armate elvetiche, sono stati segnalati avvistamenti di droni presso infrastrutture militari con zone di divieto di volo. Ciò avviene da anni. Già dal 2023, ogni «incidente di sicurezza» (come viene definito) viene trasmesso e registrato alle autorità. Dal 2024 si è osservato un aumento degli episodi di questo genere, ci aveva riferito lo scorso autunno una portavoce dell’Esercito.

Bocche cucite sul numero

Il problema, però, è la quantità di droni presenti al giorno d’oggi. In Svizzera sono infatti registrati oltre 130 mila operatori di droni. Pertanto, spiega Volken, è anche probabile che ci siano avvistamenti di droni nelle vicinanze di strutture militari anche se in realtà si tratta di privati cittadini.

«Non si tratta quindi di un fenomeno nuovo, bensì di uno sviluppo che tutte le forze di sicurezza della Svizzera e dell’Europa osservano da anni». Ma quante sono le segnalazioni nel nostro Paese? Da Berna, bocche cucite. «Al fine di mantenere la protezione dell’esercito, non è possibile fornire ulteriori informazioni sugli incidenti», sottolinea il portavoce delle forze armate.

Restrizioni di volo

In Svizzera, però, esistono già diverse aree in cui i voli di droni sono vietati o limitati, ad esempio proprio intorno agli aeroporti, presso installazioni militari, centrali nucleari o in determinate zone naturali protette, ci viene spiegato da Skyguide. La società di controllo del traffico aereo è infatti responsabile della gestione sicura e ordinata del traffico nello spazio aereo controllato. Viene ad esempio coinvolta quando i droni interferiscono in questo spazio, in particolare nelle vicinanze di aeroporti e aerodromi regionali.

È anche la stessa Skyguide a valutare la richiesta - dal punto di vista operativo - di sorvolare alcune zone, ci spiega la società di controllo, ricordando che la valutazione di impieghi di droni presumibilmente intenzionali, criminali o ostili rientra nella competenza della polizia, dell’esercito o di altre autorità di sicurezza.

Un battaglione dal 2028

L’Esercito, dal canto suo, negli ultimi anni ha deciso di investire sempre più nel settore dei velivoli senza piloti e nell’acquisto di micro-, mini- e piccoli droni. Sul tavolo sono già stati messi oltre 100 milioni di franchi. Senza scomodare il travagliato progetto dei droni israeliani ADS 15 (che è tutt’altra cosa), la Confederazione nel giugno 2024 ha istituito la Task force Droni (TFD). L’obiettivo? Disporre di sempre più capacità e conoscenze su droni d’attacco, di ricognizione e sorveglianza, di difesa, nonché sciami di droni e tutto ciò che ruota attorno al settore, in stretta collaborazione tra Esercito, industria, scuole universitarie e start-up svizzere.

Entro il 2028 sarà inoltre costituito un battaglione di droni in grado di effettuare ricognizioni e di difendere da droni d’attacco utilizzando degli intercettori.

Fase di test

Quel che è certo, è che già dallo scorso anno le forze armate hanno avviato i lavori per aumentare la protezione dai velivoli senza piloti. Nel corso dell’estate del 2025 è stato testato a Meiringen (BE) il funzionamento di un sistema di difesa dai droni. Altre esercitazioni hanno avuto luogo in autunno sulla piazza d’armi di Bure (JU) con un battaglione di zappatori carristi. In quell’occasione è stato anche provato un sistema basato su un’antenna installata sui veicoli e che trasmette direttamente a un tablet i movimenti dei droni identificati.

Per difendersi, esistono poi dei «disturbatori»: c’è un sistema che permette di riprendere il collegamento con il drone inducendo quest’ultimo ad atterrare oppure disturbare il collegamento radio tra il drone e il pilota con la tecnica dello «Jamming» (un’interferenza deliberata con segnali ad alta potenza). L’obiettivo è far perdere il collegamento. A dicembre, inoltre, si sono svolti ulteriori test a Hinterrhein, al di là della galleria del San Bernardino.

Correlati