Si è persa di vista la privacy

I modelli più noti sul mercato, oggi, sono i «Ray-Ban Meta». Sembrano dei classici occhiali da sole o da vista. In realtà, non lo sono. Al loro interno ci possono essere fotocamere, microfoni o ancora un altoparlante. Sono i cosiddetti «smart glasses», o occhiali intelligenti. In Svizzera, si possono già acquistare con una spesa superiore ai 400 franchi. E sono disponibili anche sugli scaffali degli ottici elvetici.
Per la consigliera nazionale Isabelle Chappuis (Centro/VD), questi occhiali tecnologici rappresentano però «una nuova dimensione del voyeurismo». Sono infatti in grado di registrare, nonché catturare immagini o video (anche all’insaputa di chi viene ripreso) sia in privato, sia negli spazi pubblici. In un’interpellanza, la deputata vodese ha chiesto al Consiglio federale se non sia il caso di intervenire.
Il comportamento libero
Questi dispositivi, sostiene Chappuis, rendono il voyeurismo «onnipresente, invisibile e diffondibile istantaneamente in tutto il mondo. Il cittadino non è più in grado di sapere di essere osservato, condizione di ogni comportamento libero. Il diritto all’immagine, che richiede il consenso sia alla ripresa sia alla diffusione, diventa ampiamente inefficace», sottolinea la consigliera nazionale, ricordando che varie autorità estere hanno già affrontato la questione.
Chappuis, al Consiglio federale, chiede ad esempio se l’attuale quadro legale è ancora efficace e in quali ambiti sarebbe necessario intervenire «in particolare in vista dell’arrivo in Svizzera di dispositivi ancora più invasivi». La risposta del Governo dovrebbe arrivare già nelle prossime settimane. Nel frattempo, l’interesse per questi occhiali intelligenti aumenta: da Galaxus, secondo quanto riporta nau.ch, tra gennaio e luglio 2026 le vendite sono state quasi quattro volte superiori rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Violazione del Codice penale
Per l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT), noto anche come Mister Dati, gli «occhiali smart» sono particolarmente discreti e permettono a chi li indossa di diffondere sui social media - in modo rapido e diretto - quanto accade nel suo campo visivo. Si parla di immagini, video o registrazioni.
«A causa della combinazione tra una sensoristica discreta e l’impiego dell’intelligenza artificiale, i prodotti attualmente disponibili sul mercato rappresentano un elevato rischio per i diritti della personalità dei terzi interessati dal trattamento dei dati», ci spiega Daniela Wittwer, portavoce dell’IFPDT. Per Mister Dati, il design di questi occhiali - molto simile alle montature classiche - «aumenta il rischio di violazioni della sfera privata e dei diritti della personalità».
L’autorità aggiunge inoltre che l’acquisizione di dati di nascosto può costituire una violazione del Codice penale. Pertanto, chi indossa questi occhiali «deve essere consapevole che non ha il diritto di trattare a suo piacimento le immagini e la voce di terzi». Un campanello d’allarme è stato suonato dall’Associazione svizzera dei bagnini e da quella delle piscine coperte e all’aperto, che stanno preparando una raccomandazione comune destinata anche alle saune: l’utilizzo degli smart glasses deve essere esplicitamente regolamentato o vietato. Ad esempio, anche in palestra, negli spogliatoi e nelle sale di fitness.
Sempre più telecamere
Ma di quali rischi si tratta? Innanzitutto, vengono sollevati «rilevanti questioni in materia di protezione dei dati», anche per chi li indossa. E non solo per chi viene filmato o registrato. «Da un lato, gli utenti trasmettono a Meta una grande quantità di dati personali potenzialmente sensibili - propri o di terzi - che potrebbero essere utilizzati a fini pubblicitari o analitici».
Dall’altro, continua la portavoce, i diritti all’immagine e della personalità delle persone filmate o registrate sono a rischio, poiché il loro consenso è spesso difficile o addirittura impossibile da ottenere. Si tratta di un fenomeno in continua evoluzione.
L’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza ritiene che la problematica si sia acuita negli ultimi anni poiché ci sono molte più telecamere in circolazione: smartphone, action camera, droni, dashcam e simili.
Il piccolo indicatore luminoso
Per sapere che un paio di occhiali stia registrando o acquisendo suoni, i produttori hanno installato un piccolo indicatore luminoso (che potrebbe anche essere una luce intermittente). Ciò permette di segnalare che il dispositivo è acceso.
Il tema, infatti, è già sul tavolo e anche gli stessi produttori (come Meta) stanno adottando misure preventive per impedire manomissioni all’indicatore luminoso vicino alle lenti. Dovrebbe infatti essere chiaramente percettibile a distanza e impossibile da nascondere.
«Incompatibile»
Gli «occhiali intelligenti», che implicano pure l’utilizzo dell’IA, non sono sviluppati solo da Meta (la società madre di Facebook, che ne ha già venduti più di sette milioni nel mondo), ma anche da Google, Samsung, Apple e altri. Sul mercato, inoltre, potrebbe presto arrivare un’ulteriore novità: occhiali smart con il riconoscimento facciale integrato. Ma il diritto svizzero è all’altezza? «Il riconoscimento facciale che consente un’identificazione automatizzata in tempo reale nello spazio pubblico costituisce una grave violazione dei diritti fondamentali della popolazione», fa sapere Mister Dati, secondo cui il riconoscimento facciale generalizzato nello spazio pubblico «è incompatibile sia con la Costituzione sia con la Legge federale sulla protezione dei dati».
Le autorità, in ogni caso, si sono già mosse in anticipo: «Meta ha assicurato all’IFPDT che in Svizzera non viene impiegato alcun sistema di riconoscimento facciale in relazione agli occhiali smart».
I piani di Apple
A fine luglio, è uscita la notizia che il lancio sul mercato degli «occhiali connessi» progettati da Apple, previsto entro l’anno, potrebbe slittare. Il problema? Secondo quanto riportato da Bloomberg, il potenziale ritardo sarebbe attribuibile alla necessità di affrontare e risolvere problematiche relative alla tutela della privacy. Per il colosso californiano, infatti, il nodo rimane la fotocamera integrata e le problematiche legate alla possibile sorveglianza pubblica.

