Svizzera

Successione Parmelin, Stojanovic: «Due ticinesi in Consiglio federale? Non si può escludere»

Il politologo analizza i possibili scenari che si aprono adesso per la sostituzione del «ministro» vodese - «La prima domanda da porsi è se il seggio in questione verrà occupato da un rappresentante della Svizzera "latina" o da uno svizzero-tedesco» - Marco Chiesa: «Io candidato? Non ci ho ancora pensato»
Thomas Schürch
Thomas Schürch
03.10.2026 15:00

«Non vi sarà nessun attacco da parte degli altri partiti, il secondo seggio dell’UDC non è a rischio». Il politologo Nenad Stojanovic non ha dubbi: la partenza del «ministro» Guy Parmelin, che ieri ha annunciato le sue dimissioni dal Consiglio federale, non farà calare la rappresentanza democentrista all’interno dell’Esecutivo. Chiarito questo aspetto, «che pare banale, ma in realtà non lo è», ci si chiede adesso chi raccoglierà l’eredità del politico vodese. «La prima domanda da porsi è se il seggio in questione verrà occupato da un rappresentante della Svizzera “latina” o da uno svizzero-tedesco, considerando che l'UDC ha già un consigliere federale dell’area germanofona, ovvero Albert Rösti». Solitamente, infatti, «i partiti che hanno presenza su scala nazionale e dispongono di due “poltrone” in Governo, cercano di ripartirle equamente tra le due regioni».

Una candidatura femminile

Altro tema centrale è quello della possibilità di una subentrante femminile. «È forse troppo presto per fare dei nomi, ma i profili interessanti non mancano», prosegue Stojanovic. «Penso a Céline Amaudruz ma, soprattutto, a Natalie Rickli: è già stata nel Parlamento federale e al momento è consigliera di Stato a Zurigo, un ruolo che prevede una mole di lavoro quasi paragonabile a quella di un consigliere federale». Altro nome da considerare è quello della consigliera di Stato sangallese Esther Friedli, la quale «gode di una certa influenza all’interno dell’UDC. Bisogna capire quanto piaccia agli altri partiti».

E Chiesa?

Mettendo ora sotto la lente il nostro cantone, un nome che balza subito all’occhio è quello del consigliere agli Stati Marco Chiesa. Il «senatore» ticinese, interpellato ieri dal Correre del Ticino circa la possibilità di proporsi per la successione di Parmelin, ha risposto di «doverci ancora pensare». Ma, rimanendo sempre nel campo delle ipotesi e delle teorie, sarebbe possibile avere contemporaneamente due consiglieri federali ticinesi? «Se qualcuno utilizza la provenienza geografica di un candidato per dire che quella persona ha poche chance, è semplicemente perché il profilo in questione non piace per ragioni politiche o personali», analizza il politologo. «È un argomento utilizzato in maniera strumentale. La storia ci insegna infatti che il Legislativo decide per ragioni che non riguardano il cantone d’origine della persona. Faccio un esempio: dopo le dimissioni della bernese Simonetta Sommaruga, il Parlamento ha eletto la giurassiana Elisabeth Baume-Schneider anziché la basilese Eva Herzog, nonostante ciò significasse avere solo tre consiglieri federali svizzero-tedeschi su sette». In sostanza «l’ipotesi di un secondo “ministro” ticinese non può essere esclusa a priori. Anche perché Ignazio Cassis potrebbe decidere di lasciare tra 1-2 anni, e in quel caso la convivenza tra lui e Chiesa sarebbe molto breve», conclude Stojanovic.

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