Marco Chiesa sul dopo-Parmelin: «Io un candidato? Non ci ho ancora pensato»

Delle dimissioni di Guy Parmelin dal Consiglio federale si vociferava da tempo e oggi è arrivata l'ufficialità. A comunicare il proprio passo indietro è stato lo stesso vodese durante una conferenza stampa indetta per l'occasione. L'addio è previsto per il 31 dicembre.
«L'annuncio di Parmelin non mi ha sorpreso», commenta raggiunto da Ticinonews il consigliere agli Stati ticinese dell'UDC ed ex presidente nazionale del partito Marco Chiesa. «Mercoledì sera siamo stati a cena con tutto il gruppo dei consiglieri agli Stati dell'UDC e ho visto che in una saletta c'erano altre persone che erano già riunite: in quel momento ho capito che sarebbe potuta arrivare una dichiarazione a breve, come infatti è avvenuto oggi».
«Parmelin sia da esempio per il Consiglio federale»
Dieci anni in Consiglio federale non sono pochi. Eletto il 9 dicembre 2015 per succedere a Eveline Widmer-Schlumpf, Parmelin ha mosso i primi passi al Dipartimento della difesa. Qui ha lasciato il segno facendo aumentare il budget militare. Ha inoltre rilanciato la procedura di acquisto di aerei da combattimento dopo il fallimento del suo predecessore Ueli Maurer con i Gripen. Il dimissionario consigliere federale dell'UDC a fine anno lascerà il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) con diversi successi al suo attivo, come gli accordi di libero scambio con l'India e il Mercosur, e alcuni dossier ancora irrisolti.
«Parmelin lascia un'eredità straordinaria», analizza Chiesa. «È stata una persona che ha rispettato molto la Svizzera. È un uomo che viene dal territorio a cui è sempre stato vicino. Ama il nostro Paese e ne ha portato l'immagine in giro per il mondo. Il suo modo di fare deve essere di esempio per tutto il Consiglio federale».
Ma quali sono i successi più importanti ottenuti dal vodese? «Parmelin è stato in grado di portare a termine una serie di accordi di libero scambio al di fuori dell'Europa che sono fondamentali per la Svizzera perché ampliano il numero dei partner del nostro Paese», osserva Chiesa. «Parmelin ha una straordinaria capacità di porsi di fronte alla gente».
Ed è forse proprio la capacità di porsi di fronte alle persone che ha giocato a favore del vodese visto che, quando si lanciò nella corsa al Consiglio federale, non era tra i favoriti per un posto in Governo. «A Parmelin andranno sempre riconosciute la capacità di restare pragmatico, di rispettare le istituzioni e di essere una persona seria, ma accessibile», spiega Chiesa.
Grande capacità di gestione delle crisi
Rendendo pubbliche le proprie dimissioni, Parmelin ha detto che è giunto il momento di cedere il posto a persone con nuove energie. E, in effetti, dieci anni in Consiglio federale possono essere tanti. Soprattutto se si considera che, negli ultimi tempi, ha dovuto affrontare questioni difficili come la tragedia di Crans-Montana e i rapporti commerciali con gli Stati Uniti. «Uno dei lasciti di Parmelin, in effetti, è anche la capacità di gestire le crisi», analizza Chiesa. «Ci ha fatto capire come si fa ad essere svizzeri».
Scatta il toto-nomi
Neanche il tempo di annunciare le dimissioni ed è già partito il toto-nomi per la successione di Parmelin. E Chiesa? Sarà della partita? «Non ci ho ancora pensato. La giornata odierna va dedicata a celebrare la figura del consigliere federale uscente», commenta il consigliere agli Stati ticinese.
Ciò non toglie comunque che la figura dell'ex presidente nazionale dell'UDC potrebbe permettere di mantenere un seggio latino in seno al partito. «Questa, in effetti, è la più grande questione su cui dobbiamo riflettere. È anche vero che c'è già un consigliere federale ticinese, quindi non credo che un raddoppio sarà così facile», conclude Chiesa.
