Swiss, parla Dennis Weber: «Non aspettatevi che volare torni presto a costare meno»

Ha risposto a tutte le domande. Sorridendo, anche. Perché Swiss, in fondo, sta reggendo il colpo. Poi, certo, dipende sempre come uno legge il risultato semestrale. Ma i numeri snocciolati da Dennis Weber, direttore finanziario, raccontano di una compagnia, perdonateci l'espressione, resiliente: utile operativo a 189,3 milioni di franchi, in calo del 3% rispetto al primo semestre del 2025, con ricavi in crescita del 3,2% a 2,77 miliardi. Non va tutto bene, ma nemmeno tutto male insomma.
Il solito problema
Il problema? Sempre quello: il carburante. O, meglio, la guerra in Medio Oriente. «La spesa per il cherosene, nel secondo trimestre dell'anno in corso, è stata superiore del 50% rispetto all'anno precedente» ha spiegato Weber. «È un ordine di grandezza enorme». Di fronte al quale, beh, si può fare ben poco. Swiss, è vero, sin qui ha beneficiato del cosiddetto hedging, una pratica che consiste nel bloccare il prezzo del carburante in anticipo per difendersi dai rincari del petrolio. In questi ultimi mesi, l'80% e oltre delle operazioni è stato garantito in questo modo. «L'hedging ha aiutato – ha ribadito il nostro interlocutore – ma è ben lontano dall'aver compensato del tutto la pressione sul risultato».
Il problema nel problema, ha proseguito il direttore finanziario, è che il cherosene si aggancia e si basa spesso sui contratti future del gasolio da riscaldamento o del gasolio standard. Nella fase iniziale della crisi, il cherosene è rincarato più di questi due combustibili. Non solo, il Gruppo Lufthansa – attraverso cui Swiss si garantisce l'approvvigionamento – si copre con opzioni e non con contratti a termine. Questo per «tenere aperta l'opportunità di beneficiare di prezzi di mercato più bassi». Un rischio, di per sé, perché «quando i prezzi di mercato salgono, in una certa misura noi partecipiamo a questo aumento». Una buona notizia, quantomeno, c'è: se è vero che hedging significa copertura finanziaria del prezzo e non disponibilità del carburante fisico, è altrettanto vero che, al momento, Swiss non prevede strozzature nelle forniture.
Un anno di transizione
L'anno, come dicono gli analisti, è di transizione. Intanto, però, proprio il Gruppo Lufthansa ha ripreso l'attività di copertura del prezzo del cherosene, dopo averla sospesa in primavera. Segno che, al di là delle tensioni geopolitiche, il settore si aspetta una normalizzazione. Assicurarsi, oggi, i prezzi per il 2027 non costa più di quanto costasse a inizio 2026. Quanto al terzo trimestre, Weber ha preferito mantenere un profilo basso: «Ci prepariamo comunque a un onere ancora significativo». Aggiungendo, tuttavia, un augurio: un aumento sull'anno precedente, a livello di carburante, sotto il citato 50%.
Per chi vola, le turbolenze vissute da Swiss si stanno traducendo in biglietti tendenzialmente più cari. «Semplicemente, abbiamo la necessità, in tutto il settore aereo, di trasferire almeno in parte ai passeggeri un onere così enorme come quello che abbiamo oggi dai costi del carburante». E ancora: «Non c'è da aspettarsi che volare, con il livello di prezzo del cherosene su cui siamo adesso, torni a breve a costare meno». Fatte le dovute premesse, lo stesso Weber ha precisato che la nuova tariffa per l'economy, con un solo bagaglio piccolo compreso nel biglietto, non ha nulla a che vedere con il carburante.
E il resto?
Il cherosene, concludendo, non è la sola voce a pesare sul risultato semestrale di Swiss. In questi primi mesi del 2026 le spese complessive sono cresciute del 3,6%, i costi unitari al netto del carburante del 3,3% mentre la capacità offerta è calata dello 0,8%. I motivi? Molteplici: la manutenzione, nella fattispecie gli ammortamenti straordinari su motori che non durano quanto previsto. E poi i certificati di emissione che Swiss dovrà acquistare per intero oltre alla soglia obbligatoria di SAF, il carburante sostenibile, ora in vigore anche in Svizzera. Alcuni aumenti, ha chiosato Weber, sono stati attutiti al punto che «non ci fanno male come inizialmente previsto» ma, attenzione, «non siamo una di quelle compagnie con costi in calo».
Resta il piano di risparmio: 10%, secondo l'obiettivo dichiarato. «Siamo sulla buona strada. Non l'abbiamo ancora raggiunto del tutto». Il traguardo verrà raggiunto, ha confidato Weber, a metà 2027, «con il pieno effetto delle misure sul personale». Misure passate dal consenso di entrambe le parti e accolte «tanto quanto ci aspettavamo». Quanti posti spariranno, però, non è ancora dato a sapere. «Il taglio del personale è ancora in corso. Il numero preciso di posti che alla fine non ricopriremo, lo esprimerei così, perché non stiamo costringendo nessuno a lasciare l'azienda, dipenderà da come sarà il turnover naturale nei prossimi sei-dodici mesi». Fino ad allora, Swiss non è intenzionata ad assumere dall'esterno.
