Tensioni

Tassa sulla salute, altro scontro tra il Ticino, Berna e l’Italia

Per il Consiglio di Stato, il balzello pensato da Roma viola l’accordo fiscale: ad attestarlo è una perizia giuridica. I servizi di Karin Keller-Sutter non ci stanno: «L’introduzione di un contributo sanitario, a destinazione vincolata, sarebbe conforme all’attuale Convenzione»
©Chiara Zocchetti
Jenny Covelli
Luca Faranda
04.06.2026 20:20

Due perizie, due risultati completamente opposti. La tassa sulla salute voluta da Roma viola l’accordo fiscale? Per il Consiglio di Stato ticinese, la risposta è solo una: sì. A confermarlo è una perizia esterna presentata ieri e realizzata dal professore Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friburgo.

Dall’altro lato, invece, c’è Berna e il Dipartimento federale delle finanze (DFF). E c’è più cautela. «Sulla scorta degli accertamenti interni della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) e di una perizia esterna commissionata dalla SFI è emerso che l’introduzione di un contributo sanitario italiano, a destinazione vincolata, sarebbe conforme con l’attuale Convenzione contro le doppie imposizioni tra la Svizzera e l’Italia», ci spiega Mario Tuor, responsabile della comunicazione della SFI.

L’altro studio

Ma di quale perizia si sta parlando? Stando alla RSI, si tratta del parere di un ex professore di diritto fiscale all’Università di San Gallo, Robert Waldburger. Il DFF, tuttavia, ci conferma di aver preso nota dei risultati della perizia commissionata dal Cantone Ticino. Non solo, i servizi di Karin Keller-Sutter spiegano anche che «continuerà il dialogo con le autorità del Cantone Ticino per definire i prossimi passi» e che proseguono anche i colloqui con le autorità italiane.

Il DFF, tuttavia, non intende rilasciare ulteriori informazioni, ad esempio in quali punti differiscono le due perizie dal momento che arrivano a due conclusioni opposte.

Tassa o imposta

Tra Berna e il Ticino vi sono due visioni diverse (per il DFF è una tassa, per il Consiglio di Stato è un’imposta) e proprio per questo motivo è stata chiesta la perizia del professor Hinny, ha spiegato in conferenza stampa a Bellinzona il presidente del Governo Claudio Zali. Il Canton Ticino considera il provvedimento una violazione dell’Accordo sull’imposizione dei frontalieri. Quest’ultimo prevede che soltanto in Svizzera si possano percepire imposte sul lavoro dipendente dei «vecchi frontalieri». È così esclusa qualsiasi imposizione da parte italiana.

Secondo il Governo ticinese, la «tassa sulla salute» sarebbe assimilabile a un’imposta ed è quindi in contrasto con l’intesa. Il DFF, in risposta a un’interpellanza del consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega), è invece dell’opinione che «il semplice fatto che il contributo sanitario venga calcolato in base al reddito non giustifica la sua qualifica come imposta sul reddito». Da Berna è pertanto considerata una tassa.

La «tassa sulla salute» decisa dal Governo Meloni prevede un «contributo di compartecipazione al servizio sanitario nazionale» obbligatorio tra il 3% e il 6% del reddito netto percepito in Svizzera dai cosiddetti «vecchi frontalieri» (già impiegati in Svizzera prima del 17 luglio 2023), con un minimo di 30 e un massimo di 200 euro al mese. A definire l’aliquota sono le Regioni di confine, come Lombardia (che ha optato per la soglia minima del 3%) e Piemonte (che non vuole applicarla). Finora non è ancora entrata in vigore. Questo contributo sanitario dovrebbe permettere di finanziare un aumento salariale per il personale medico e infermieristico nelle zone di confine (e al tempo stesso disincentiva il lavoro in Svizzera).

Il blocco dei ristorni

Il Consiglio di Stato, come mezzo di pressione e quale «reazione a quello che ritiene essere un comportamento lesivo (da parte italiana, ndr) dell’accordo internazionale», ha sollevato l’ipotesi di bloccare (o decurtare) i ristorni dei frontalieri. Il Governo ticinese ha tempo fino al 30 giugno: prima di prendere una decisione, tuttavia, vuole un incontro con le autorità federali, verosimilmente con la segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, Daniela Stoffel. «A Berna sono stati preavvisati e stiamo programmando un incontro a breve per iniziare a discutere, forti di questa perizia che ci dà ragione e sostiene le tesi che abbiamo portato avanti in questi mesi», ci ha spiegato il consigliere di Stato Christian Vitta a margine della conferenza stampa. Il 16 giugno, anche la Deputazione ticinese alle Camere federali avrà un incontro con Karin Keller-Sutter e nel programma, ovviamente, ci sarà la tassa sulla salute.

Tutto dipenderà dall’esito di questi colloqui, ha sottolineato Zali. «Stiamo pensando a come muoverci qualora andassero male le discussioni con la Confederazione. Perché, a quel punto, noi manterremo comunque la nostra opinione che siamo in presenza di una violazione dell’accordo internazionale da parte dell’Italia». Il DFF, su questo punto, è sempre stato chiaro: «Un blocco totale o parziale dei ristorni costituirebbe una violazione di un accordo internazionale».

Non ancora applicato

Ora, però, Vitta si attende che la Confederazione appoggi il Ticino. «Se questa tassa rappresenta una violazione, non possiamo fare finta di nulla. È giusto che portiamo questi argomenti al tavolo. Starà semmai all’Italia argomentare in maniera contraria. Però, adesso ci aspettiamo che Berna sia al nostro fianco in queste rivendicazioni».

Il Dipartimento federale delle finanze prende invece tempo, ricordando che il contributo sanitario italiano non è stato ancora applicato. Manca ancora il decreto attuativo da parte italiana e non è ancora noto in che modo le Regioni preleveranno il contributo (ammesso che lo facciano). Pertanto, dal momento che nessun frontaliere sta effettivamente pagando questo contributo, non è possibile al momento rilevare una violazione dell’accordo sui frontalieri da parte dell’Italia.

Elemento tecnico solido

Il Consiglio di Stato non era a conoscenza dell’altra perizia richiesta da Berna al professor Waldburger, come si evince dalle parole di Zali: «Finora loro erano forti di un presunto parere interno (che non abbiamo visto), invero sorprendente». «Fino ad oggi da parte del Consiglio federale abbiamo solo avuto delle risposte, ma non abbiamo mai visto elementi concreti come perizie o studi a sostegno della tesi che non ci sia violazione dell’accordo», gli ha fatto eco Vitta, ricordando che è anche per questo motivo che il Ticino ha chiesto la perizia a uno specialista di diritto tributario. Proprio per avere sul tavolo «un elemento tecnico solido e concreto».