Il caso

Tassa sulla salute, ecco le reazioni dei partiti

Speziali chiede l'intervento di Berna «a tutela degli interessi del Ticino» – Piccaluga: «Basta calare le braghe» – Dadò:«Il problema è la coesione nazionale» – Durisch riporta la questione su un piano istituzionale
© CdT/Gabriele Putzu
Jenny Covelli
03.06.2026 19:00

L'applicazione della tanto discussa e contestata «tassa sulla salute» – adottata dal Parlamento italiano per i «vecchi frontalieri» e non ancora entrata in vigore nelle Regioni di frontiera – rappresenterebbe quindi una violazione degli accordi fiscali fra Svizzera e Italia. Ora, il Ticino ne discuterà con Berna e si aspetta «che la Confederazione stia al nostro fianco». Anche perché, finora, il Consiglio federale ha frenato le velleità ticinesi di fronte a un possibile blocco dei ristorni, inteso come misura di pressione politica, in quanto «costituirebbe una chiara violazione» dell'accordo sui lavoratori di confine. Come sono state percepite, dai partiti, le conclusioni della perizia presentata questa mattina in conferenza stampa?

Speziali (PLR) invoca il blocco dei ristorni

Per il PLR «è ora che Berna intervenga con decisione» sull’Italia, a tutela degli interessi del Canton Ticino. Secondo i liberali radicali, il fatto che la perizia commissionata confermi che la tassa sulla salute per i frontalieri è un'imposta (e quindi viola l'accordo di doppia imposizione), «impone ora l’intervento deciso di Berna nei confronti di Roma» e giustifica anche un blocco totale o parziale dei ristorni. «Berna intervenga con decisione sulle autorità italiane affinché questa imposta venga immediatamente cancellata, abbandonando l’eccessiva e incomprensibile prudenza sul tema manifestata dal Consiglio federale e in particolare dal ministro dell’economia Guy Parmelin nelle ultime settimane», commenta il presidente Alessandro Speziali. «In caso contrario, l’ipotesi di blocco unilaterale totale o parziale dei ristorni d’imposta per i frontalieri a tutela del Ticino e del nostro mercato del lavoro - formulata già qualche mese fa dal consigliere di Stato Christian Vitta - sarebbe più che giustificata».

Piccaluga (Lega): «Basta calare le braghe»

Sulla stessa linea d'onda, ma con meno giri di parole, la posizione del coordinatore della Lega: «Per me è chiaro: si blocchino i ristorni subito, basta calare le braghe!». Daniele Piccaluga chiede una «posizione di forza con Berna»: «Che l'Italia introduca tasse in violazione degli accordi, a me non sta affatto bene. Credo che bloccare i ristorni ci permette di farci valere e ascoltare dalla Confederazione - a cui spetta la competenza di dialogare con i Paesi vicini -, dà la forza al Ticino per portare avanti determinate tematiche e smetterla di essere l'ultima ruota del carro della Svizzera. È il momento di dire che siamo stufi e che non abbiamo più voglia di calare le braghe». A stretto giro di posta è arrivata un'interpellanza di Lorenzo Quadri, il quale chiede al Consiglio federale se il suo obiettivo sia di «difendere gli interessi del Ticino e della Svizzera, oppure accettare ogni forzatura pur di evitare difficoltà con l’Italia» e se, a questo punto, sia intenzione del Governo «adoperarsi nei dovuti gremi, anche in sede arbitrale con l’Italia, affinché la tassa sulla salute porti - in virtù della sua incompatibilità con l’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri - almeno a una riduzione dell’ammontare dei ristorni dei frontalieri».

Dadò (Centro):«Il problema è la coesione nazionale»

Per il presidente del Centro, Fiorenzo Dadò, «i termini della questione non sono solo i ristorni, quanto un’insieme di cose che sta seriamente minando la coesione nazionale e dividendo la Svizzera tra Cantoni ricchi e Cantoni poveri». Il Ticino è confrontato con «la perequazione, il riversamento di tutta una serie di oneri, il continuo procrastinare su importanti opere infrastrutturali - l'A13 per dirne una - e sui già piccoli aiuti per l’alluvione in Vallemaggia (contrariamente al Vallese si nicchia), da ultimo anche le risposte ricevute sui ristorni». Quindi, un auspicio chiaro: «Il governo ticinese in corpore dovrebbe chiedere immediatamente un incontro con il Consiglio federale in corpore e andare - tutti e cinque - ad affrontare la questione del Ticino. Dobbiamo farci trattare esattamente come tutto il resto della Svizzera, non come i figli della serva. Siamo in seria difficolta da molti punti di vista». Il blocco dei ristorni rappresenterebbe, secondo il presidente del Centro, un'azione che non risolverebbe il problema all'origine, molto più ampio e serio: «È una questione di coesione nazionale, e va affrontata subito».

Durisch (PS) frena

Il capogruppo del Partito socialista in Gran Consiglio, Ivo Durisch, riporta la questione su un piano legale (e istituzionale): «Se dovesse confermarsi che la tassa sulla salute è un’imposta, come dice la perizia, spetta a Berna presentare reclamo all'istanza competente per la violazione dell’accordo. Chi è in presunta violazione si esprimerà al riguardo e interverrà un'autorità giudicante. Questa è la procedura corretta da seguire». Secondo il socialista, «bisogna evitare ritorsioni», come un congelamento dei ristorni: «Non è con la ritorsione che si invoca la strada giusta». Nei rapporti con la Confederazione, «ci sono questioni da risolvere, come quella perequativa. Ma la politica degli strappi non porta da nessuna parte, irrigidisce solo le parti».

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