«Un passo nella giusta direzione, ma siamo soddisfatti solo a metà»

Un passo avanti, ma il lavoro da fare resta ancora tanto. Questo, in sostanza, il giudizio di Roveredo sull’annuncio del Governo grigionese, che ieri ha dato il via libera (temporaneamente) all’obbligo di presentare un estratto del casellario giudiziale per chi - cittadino UE/AELS - farà richiesta di permessi L, B e G nella Regione Moesa. Pensato per combattere la criminalità organizzata, il provvedimento resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026, e sarà poi valutato in base alla sua efficacia e alle conseguenze amministrative.

L’estensione
«Accogliamo con favore la notizia», ha commentato in un incontro con i media Decio Cavallini, vicesindaco e volto della battaglia portata avanti dal Comune. «Evidentemente qualcosa si è mosso nella giusta direzione. Non siamo, tuttavia, soddisfatti. Questa misura coinvolge solo il Moesano, quando in realtà dovrebbe essere applicata a tutto il cantone». Una limitazione regionale della disposizione, sottolinea infatti Cavallini, permette facili scappatoie, come lo spostamento nella Moesa dopo l’ottenimento del permesso in un’altra area dei Grigioni: «Così si rischiano aggiramenti, e sarebbe un peccato: vogliamo un’unità di dottrina e di lavoro per tutti, a livello cantonale. Solo così è possibile trattare allo stesso modo, com’è giusto che sia, gli stranieri che intendono ottenere un permesso nei Grigioni».
La miccia
L’arresto, a fine febbraio, di quattro persone domiciliate nella località moesana nell’ambito di una vasta operazione internazionale antidroga ha funto da miccia, vale la pena ricordarlo, per la rivoluzione nella prassi retica. Tra gli arrestati figuravano cittadini stranieri sospettati di legami con la criminalità organizzata, alcuni dei quali avevano ottenuto un permesso di dimora nel cantone dopo che una precedente richiesta era stata respinta dal Ticino. La vicenda aveva spinto una trentina di deputati del Gran Consiglio retico, guidati dal sindaco di Grono Samuele Censi, a chiedere al Governo chiarimenti sulle procedure di rilascio dei permessi e sulle possibili lacune nello scambio di informazioni tra Cantoni e Comuni. Il tutto mentre la politica di Roveredo arrivava allo scontro istituzionale - o quasi - , con le dure prese di posizione del Municipio e del Patriziato nei confronti del Governo grigionese, accusato di inazione di fronte ai ripetuti appelli a maggiori controlli. Proprio il Patriziato, a causa dello «sciopero dello zelo» nelle procedure di naturalizzazione annunciato nel mese di marzo, era arrivato vicinissimo al commissariamento da parte di Coira.
Sguardo al futuro
Elaborata «dopo un’accurata analisi» in «stretto contatto» con il Canton Ticino - che da tempo richiede come standard gli estratti del casellario giudiziale di cittadini UE/AELS -, la nuova procedura si applicherà sia alle domande presentate tramite i Comuni sia a quelle inoltrate online, garantisce Coira. Gli uffici controllo abitanti dei Comuni della Moesa saranno maggiormente coinvolti nell’esame delle richieste: le loro verifiche confluiranno sistematicamente nella valutazione cantonale.
Ma se la volontà di collaborare fa felice Roveredo, qualche dubbio emerge di fronte alla durata dell’esperimento. «Giudicare l’efficacia della misura in poco più di quattro mesi non è evidente. Per una valutazione esaustiva dei carichi di lavoro e del funzionamento delle procedure serve almeno un anno», spiega il vicesindaco, sottolineando tuttavia come nei prossimi mesi - al di là delle preoccupazioni - sarà importante cercare di fare funzionare la nuova disposizione «nel migliore dei modi».
Il nodo delle aziende
Rimarrà da definire, poi, un piano d’azione per un altro problema: quello delle società bucalettere. Come sottolineato sempre da Cavallini, mesi fa, in una presa di posizione sul tema della criminalità organizzata, esistono molti dubbi sull’effettiva operatività delle oltre 300 aziende registrate a Roveredo. Quante rappresentano un’attività economica reale e quante, invece, coprono affari illeciti? «Si tratta di una problematica già discussa a livello politico una decina d’anni fa, senza tuttavia che ci siano stati i risultati auspicati. È un argomento, quindi, che vogliamo presto o tardi tornare ad affrontare».
