Un poliziotto ginevrino è stato licenziato per aver prestato servizio militare in Israele

Chi ha ragione? Bella domanda. Proviamo a ricostruire i fatti. Un agente della Polizia ginevrina, arruolato dall'esercito israeliano, ha ricevuto una lettera di licenziamento lo scorso febbraio. La vicenda è stata portata alla luce dalla Tribune de Genève. Il quotidiano aggiunge che l'uomo, nel ricorso presentato, ha chiesto l'annullamento del licenziamento e la concessione dell'effetto sospensivo. Duplice l'obiettivo: da un lato, riottenere il posto di lavoro e, dall'altro, continuare a percepire lo stipendio fintantoché tutti i gradi di giudizio possibili non si saranno pronunciati sulla legittimità della risoluzione del rapporto di lavoro.
Servizio militare prestato in Israele
Di nazionalità israeliana e svizzera, il poliziotto aveva prestato servizio militare nello Stato ebraico tra il 2009 e il 2012. Essendo esonerato dal servizio militare in Svizzera, ha sempre pagato la tassa militare fino all’età di 30 anni.
Affermando di aver già informato il proprio datore di lavoro del proprio percorso professionale al momento dell'assunzione, nel dicembre 2024 l'uomo aveva chiesto un congedo. La richiesta gli era stata negata «per motivi operativi» come ha spiegato il suo avvocato, Robert Assaël. L'agente aveva presentato una seconda richiesta di permesso per recarsi a Tel Aviv alla fine del 2024, al fine di rinnovare il passaporto e chiudere un conto bancario. «La richiesta era stata accolta senza riserve» ha aggiunto il suo difensore.
Il certificato medico
Il 5 dicembre del 2024, l'agente di polizia aveva presentato un certificato medico a seguito di un intervento odontoiatrico. Era partito per Israele il giorno successivo alla fine del suo congedo per malattia, precisamente l'11 dicembre. Una volta arrivato, il funzionario ginevrino è stato arruolato per un mese dall'esercito israeliano. Aveva informato i suoi superiori a Ginevra e dato loro notizie più volte durante il suo periodo di servizio militare.
Al suo ritorno in Svizzera e al lavoro, a metà gennaio 2025, il poliziotto era stato rapidamente «esonerato dall’obbligo di prestare servizio», concretamente «perché non era più in linea con i valori istituzionali». Il funzionario era stato convocato a un colloquio di servizio nel febbraio 2025. Non essendo andata a buon fine la procedura di ricollocazione, il poliziotto è stato licenziato lo scorso 13 febbraio.
Indignato, l’avvocato Robert Assaël ha reagito così alla Tribune de Genève: «La decisione è scioccante, infondata e denota malafede, se non addirittura una motivazione politica, poiché il Dipartimento delle istituzioni e del digitale sapeva che il mio cliente era binazionale, che aveva prestato servizio militare in Israele e che era poi stato obbligatoriamente integrato nell’esercito di riserva». Sapeva, insomma, che «c’era un rischio, minimo, che venisse arruolato se vi fosse tornato».
Inoltre, ha aggiunto l’avvocato del poliziotto, «già nell’ottobre 2023 aveva segnalato la questione ai suoi superiori, in piena trasparenza, senza ricevere alcuna risposta nonostante un sollecito».
