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Il commento

Una strategia oltre le ideologie

La costruzione di una nuova centrale nucleare nella Confederazione costerebbe – a seconda degli scenari – dai 14 ai 43 miliardi di franchi. Un investimento, secondo i ricercatori, difficilmente sostenibile dalle aziende del settore
Giona Carcano
24.08.2026 06:00

Nell’intenso dibattito sul nucleare si è inserito un elemento di novità: il costo. Secondo l’Accademia svizzera delle scienze, la costruzione di una nuova centrale nella Confederazione costerebbe – a seconda degli scenari – dai 14 ai 43 miliardi di franchi. Un investimento che, secondo gli stessi ricercatori, sarebbe difficilmente sostenibile dalle aziende del settore. In linea teorica, un tale costo dovrebbe essere assunto dallo Stato. L’arrivo di questo studio è interessante per due ragioni. Da un lato quantifica – grazie alle esperienze di altri Paesi occidentali – non solo la spesa, ma anche i problemi in corso d’opera. Dall’altro, mette sotto pressione la politica perché – se si volesse mettere in servizio una nuova centrale entro il 2050 – bisognerebbe correre. Una legge per il sostegno finanziario all’opera dovrebbe essere approntata entro i primi anni del 2030. Insomma, il tempo stringe. Al di là dei costi e delle tempistiche, il primo nodo sarà il referendum sul controprogetto all’iniziativa «Stop al blackout». Se approvato, il testo eliminerebbe il divieto, introdotto nel 2017, di costruire nuove centrali nucleari. Il voto non deciderebbe la costruzione, ma soltanto la possibilità di farlo. Da qui a febbraio, quando il popolo svizzero sarà verosimilmente chiamato a votare, non mancheranno altri studi, altre cifre e altre stime. Tutto servirà alla campagna e verrà utilizzato da una parte e dall’altra degli schieramenti. Il dato più significativo dovrebbe essere messo in campo dal Consiglio federale entro la fine dell’anno. Il Governo, infatti, è stato incaricato dalla Commissione dell’energia degli Stati di allestire un rapporto che quantifichi a grandi linee le conseguenze finanziarie di un eventuale progetto in Svizzera. E questo, a poco più di due mesi dal voto. Nessuno sa con esattezza quanto costerebbe un impianto del genere e quale impatto avrebbe sull’economia. Eppure, nonostante la battaglia di cifre all’orizzonte, è necessario guardare oltre il voto del prossimo anno. Avere la possibilità di costruire non significa essere obbligati a farlo. Significa conservare un’opzione mentre si valutano costi, tempi, sicurezza e fabbisogno energetico. Il vero tema non è soltanto quanto costerebbe una centrale, ma se la Svizzera intenda mantenere aperta questa possibilità mentre definisce la strategia energetica. Se la percezione dell’opinione pubblica e della politica rispetto all’energia atomica è cambiata, come mostrano i sondaggi, è verosimile pensare che il divieto possa essere rimosso. Sarà allora il momento di dare prova di maturità e superare una volta per tutte il decennale scontro tra «pro» e «anti» nucleare. Il mondo corre molto veloce: pensiamo all’intelligenza artificiale e all’enorme quantità di energia necessaria per alimentare i data center. Un settore strategico anche per un Paese piccolo e finanziariamente forte come il nostro. Il fabbisogno energetico futuro andrà calcolato considerando tutti gli aspetti dell’economia, compresi quelli ancora in fase di sviluppo. Il nucleare resta una delle poche fonti capaci di garantire una produzione continua e programmabile, senza dipendere direttamente dal sole o dal vento. Ponderare i rischi sarà la sfida del futuro. Un futuro senza nucleare potrebbe comportare una maggiore dipendenza dalle importazioni; un futuro con il nucleare costerebbe, stando alle cifre più recenti, decine di miliardi di risorse pubbliche. La scelta non potrà essere affidata a slogan contrapposti. Servirà una strategia capace di combinare sicurezza dell’approvvigionamento, prezzi, rete e rinnovabili. Scegliere quella giusta farà la differenza.