Caso Hospita-Lega

A un passo dall’inchiesta politica

Sì della Gestione all’istituzione di una Commissione parlamentare per indagare sul caso Hospita-Lega – Fabrizio Sirica: «Vi sono zone grigie a cui occorre dare risposte» – La Lega si chiama fuori – Piccaluga: «Serve solo a far cagnara»
©Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
13.01.2026 21:03

L’istituzione della quarta Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) nella storia del Canton Ticino appare ormai quasi una formalità. A mancare, infatti, è ‘solo’ il timbro finale del Gran Consiglio che – salvo terremoti dell’ultimo minuto – arriverà tra un paio di settimane a Palazzo delle Orsoline.

Questa mattina, la Gestione ha infatti dato il suo ultimo via libera e proporrà quindi al Gran Consiglio l’istituzione di una CPI per indagare sugli addentellati politici del cosiddetto «caso Hospita-Lega» che, ricordiamo, ha visto coinvolto il sindaco (oggi sospeso) di Bioggio, Eolo Alberti, nel frattempo rinviato a giudizio con l’accusa di reati finanziari.

Una Commissione d’inchiesta formata da parlamentari che, salvo cambiamenti decisi dal Gran Consiglio, sarà composta da cinque membri (tutti i partiti che fanno gruppo in Parlamento ad eccezione della Lega dei ticinesi), potenzialmente affiancati anche da una figura tecnica. Il gruppo di via Monte Boglia, dal canto suo, senza sorprese ha deciso di chiamarsi fuori, ritenendo la CPI uno strumento politico voluto dagli altri partiti unicamente per danneggiare la Lega. Ma, al contempo, porterà in aula un suo rapporto di minoranza (si veda l’articolo in basso) per proporre una Commissione formata unicamente da tecnici.

Il lungo iter e la decisione

A spiegare i prossimi passi ai media, al termine della riunione, è stato il presidente della Commissione gestione e finanze, Fabrizio Sirica. Il quale, in prima battuta, ha però brevemente voluto ricordare l’iter che ha portato a questa scelta da parte della Gestione. In primis, con gli approfondimenti della sottocommissione speciale, tramite i quali non è stato possibile «dare risposte su determinati aspetti ritenuti di grande portata istituzionale». Dopodiché, ha ricordato, è arrivato il primo via libera da parte della Gestione a procedere per l’istituzione di una CPI e la conseguente richiesta al Governo a prendere posizione. Esecutivo che però, in estrema sintesi, ha lasciato carta bianca al Parlamento. Motivo per cui, appunto, «abbiamo proceduto a proporre una bozza di decreto istitutivo, che sarà accompagnato da un rapporto» con i dettagli del mandato alla CPI. Inizialmente, ha spiegato Sirica, la Gestione ha proposto di costituirla con un membro per ogni gruppo parlamentare (dunque sei), ma come detto la Lega ha deciso di non prendervi parte. Ecco perché, «i membri proposti sono cinque», anche se «evidentemente sarà il Parlamento a determinarsi ed eventualmente ad aggiungere altri membri». La Legge prevede infatti che siano almeno cinque i partecipanti, ma non esclude possano essere anche di più. I nomi dei membri non sono presenti nel rapporto commissionale proprio perché sarà direttamente il Legislativo ad eleggerli con uno scrutinio segreto, un po’ come avviene per l’elezione dei magistrati. E saranno quindi i partiti a proporre i loro nomi durante il dibattito in aula, ma l’ultima parola spetterà ovviamente al plenum.

L’aiuto e il perimetro

Già negli scorsi mesi la Gestione aveva fatto capire a più riprese che alla CPI sarebbe stata probabilmente affiancata la figura di un «esperto» esterno. Un’ipotesi nuovamente confermata oggi da Sirica. Nel decreto istitutivo è infatti presente una proposta per permettere alla CPI di eventualmente stanziare 90 mila franchi per farsi accompagnare nei lavori da una o più figure tecniche. Ossia, per l’adempimento di eventuali accertamenti tramite periti esterni.

Nel decreto che arriverà in aula viene ovviamente chiarito anche quale sarà il mandato affidato alla CPI. Ovvero, quale sarà il perimetro entro il quale le indagini della CPI si concentreranno. Perimetro che (si veda il box a fianco) è stato essenzialmente diviso in tre punti: l’agire dei consiglieri di Stato; quello dell’avvocato e membro del CdA di BancaStato Enea Petrini; quello di funzionari dell’amministrazione o della Polizia cantonale.

Uno sguardo necessario

A Sirica, poi, è stato anche chiesto di rispondere alle critiche giunte dal coordinatore della Lega, Daniele Piccaluga, secondo il quale l’istituzione di una CPI rappresenta unicamente la volontà di creare un tribunale politico. «È comprensibile che questo sia il loro sentimento – ha risposto – poiché chiaramente sono coinvolti uno o più loro consiglieri di Stato. Tuttavia voglio difendere con convinzione l’istituzione di una CPI in quanto vi sono delle zone grigie a cui occorre dare risposte. Penso che tutta la popolazione e la politica necessitino di queste risposte». Detto ciò, ha aggiunto, «quello che posso dire è che il mio approccio è sempre stato il più istituzionale, corretto e sobrio possibile, proprio perché ritengo che abbiamo tutti da guadagnare nel fare chiarezza». Ma non solo. «La CPI rappresenta anche una garanzia per le persone indagate per poter dimostrare che non c’è nulla da nascondere e l’operato di tutti è stato corretto». E a chi, come la Lega, vorrebbe che l’indagine sia svolta unicamente da tecnici, che cosa risponde? Ancora Sirica: «Faccio un esempio concreto, sul tema della presunta ‘combine’ (ndr. per l’elezione di un magistrato). Ecco, forse dal profilo penale e da quello di un’analisi asettica, è possibile che non vi sia nulla da eccepire. Ma potrebbe anche darsi che uno sguardo più politico e autocritico permetta al Parlamento di capire che forse non ha tutti gli anticorpi per prevenire eventuali scambi di favore». Come dire: anche se un tema non è penalmente rilevante, non significa che sia politicamente opportuno.

La Lega: «Serve solo a far cagnara»

A scagliarsi contro l’istituzione di una Commissione d’inchiesta composta da parlamentari è invece stata la Lega dei ticinesi. Come rilevato al termine della riunione della Gestione dal coordinatore Daniele Piccaluga, «la Lega non è mai stata contraria a procedere con delle verifiche, ma tramite una commissione formata da esperti e non da parte di un tribunale politico». Per questo motivo da via Monte Boglia giungerà in Gran Consiglio, tra due settimane, un rapporto di minoranza con una proposta alternativa: l’istituzione di una commissione che possa sì far luce sulla vicenda ma – appunto – unicamente tramite persone esterne alla politica. Persone, detto altrimenti, «abilitate a fare verifiche e che potranno svolgere un lavoro in maniera più imparziale e non agire, magari, per vendette politiche». Per Piccaluga, infatti, una Commissione parlamentare d’inchiesta, così come intesa dalla maggioranza della Gestione, rappresenterebbe solo una sorta di «arena politica» per danneggiare la Lega. E che, dunque, servirebbe unicamente «a fare cagnara politica a pochi mesi dalle prossime elezioni cantonali», previste nella primavera del 2027. In sostanza, dunque, la Lega non ha aderito alla proposta di istituire una CPI e non ha firmato il relativo rapporto. E, ha poi chiarito Piccaluga, non lo farà nemmeno qualora la maggioranza del plenum deciderà di seguire la proposta della maggioranza della Gestione. Come dire: è un no su tutta la linea e nessun rappresentante di via Monte Boglia, comunque vada a finire in Parlamento nella sessione che prenderà avvio il 26 gennaio, farà parte della Commissione parlamentare d’inchiesta.

Il mandato in tre punti

Nel decreto istitutivo che giungerà in aula viene messo nero su bianco il mandato che sarà assegnato alla CPI, diviso in tre punti, che qui riassumiamo.

Il primo: la ricostruzione dei fatti e il contesto istituzionale nel quale si sono sviluppati; la verifica di eventuali responsabilità politiche, operative o di altra natura di membri del Consiglio di Stato; la verifica di eventuali azioni o omissioni non conformi alle prescrizioni legali, alla prassi o alle direttive da parte di membri del Consiglio di Stato; la valutazione generale delle normative e delle direttive in vigore e di eventuali proposte di adeguamento per rafforzarne la tutela; l’analisi del coinvolgimento di esponenti delle istituzioni nel commissionare un’inchiesta privata avente per oggetto sia la condotta di un ex parlamentare e membro di un CdA, sia di una parlamentare in carica; la valutazione dell’eventuale mancata informazione al Governo, da parte di uno o più membri del Consiglio di Stato, delle eventuali criticità rilevate dall’inchiesta privata.

Il secondo punto: la verifica delle eventuali responsabilità politiche, operative o di altra natura di esponenti del Consiglio di amministrazione della Banca dello Stato del Canton Ticino, in particolare dell’avv. Enea Petrini.

Il terzo punto: la verifica delle eventuali responsabilità operative o di altra natura di funzionari dell’amministrazione o di funzionari della Polizia Cantonale coinvolti a vario titolo nella gestione del caso.

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