Ticino

Affitti moderati, quale ruolo per lo Stato?

La proposta del Governo di rilevare la «Alloggi Ticino SA» per sviluppare la politica delle pigioni moderate giungerà presto in Gran Consiglio – I partiti si sono però spaccati su due fronti: per UDC, PLR e Lega è un’operazione rischiosa, mentre per Centro, PS e Verdi un’occasione da non perdere
©Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
13.10.2026 21:30

Quale ruolo deve avere il Cantone nella promozione degli alloggi a pigione moderata? Un attore protagonista e proattivo sul mercato, oppure uno spettatore/facilitatore di altri attori, come i privati e i Comuni?

È essenzialmente attorno a queste domande che ruoterà il dibattito in Gran Consiglio sulla proposta del Governo (risalente all’agosto del 2025) di approvare un credito di 9,4 milioni di franchi per rilevare l’intero capitale di Alloggi Ticino SA (ATISA). Una società anonima costituita nel 1987 con lo scopo di promuovere l’edilizia residenziale economica, di cui già oggi il Cantone è azionista (nella misura del 38%) assieme ad altri enti e società: l’Ufficio federale delle abitazioni (36%), la Logis Suisse AG (23%), Banca Stato (2%) e Banca Cler (1%). Società che, giusto per dare qualche cifra, oggi detiene 41 proprietà, 61 edifici e 1.418 alloggi.

Ora, appunto, il Cantone ha la possibilità di acquisire l’intera società al prezzo nominale, ben inferiore rispetto al valore netto della società (in un rapporto di circa uno a dieci). Non a caso, nel messaggio il Governo parla di «un’opportunità interessante dal punto di vista economico-finanziario». Che, va da sé, doterebbe al contempo «l’ente pubblico di uno strumento diretto ed esclusivo per orientare la propria politica dell’alloggio». Per l’Esecutivo, insomma, si tratta di un’operazione «win-win».

Tuttavia, come vedremo, la politica vede in questa manovra proposta dall’Esecutivo anche parecchi rischi. E, a livello commissionale, si è essenzialmente spaccata in due fronti opposti: una maggioranza della Commissione gestione e finanze (composta da UDC, PLR e Lega) chiede di bocciare la proposta e orientare la politica cantonale dell’alloggio verso altre strategie; una minoranza (Centro, PS e Verdi) chiede invece di approvare il credito, ma rendendo al contempo attento il Consiglio di Stato sui rischi insiti in un’operazione di questo tipo.

I contrari

Questa mattina, infatti, in Commissione sono stati firmati due rapporti. Il primo, quello di maggioranza (relatore il capogruppo democentrista Alain Bühler), boccia la proposta del Consiglio di Stato per più motivi, ma parte da una questione di principio, ossia che il Cantone non dovrebbe immettersi in questo modo in un mercato essenzialmente privato. «La proposta del Governo non ci trova assolutamente d’accordo», premette Bühler. «Secondo noi il compito del Cantone è quello di creare il quadro di riferimento dove poter sviluppare l’offerta di alloggi a pigione moderata». La maggioranza, aggiunge il democentrista, «vuole che la politica dell’alloggio cantonale si sviluppi», perché «sostanzialmente oggi in Ticino non esiste». Ma, appunto, rilevare ATISA non è la strada giusta. «Spostando la proprietà sotto il Cantone non si crea un solo alloggio a pigione moderata in più rispetto a oggi», sottolinea il capogruppo. «Preferiamo dunque che il Cantone porga la sua attenzione verso un altro tipo di politica dell’alloggio». Quale? «Pensiamo a bonus edificatori, edilizi, fiscali: una politica che incentivi i privati, ma anche i Comuni, a sviluppare questa offerta». Nel suo rapporto, poi, Bühler mette l’accento anche su diversi rischi di tale operazione. Senza entrare nei dettagli, il timore principale è che il Cantone acquisti una società che poi, nel corso degli anni, si riveli un peso. «Il messaggio – si legge nel rapporto – sostiene che l’operazione non comporta oneri ricorrenti oltre l’ammortamento». Un’affermazione «esatta in senso contabile», ma solo «a condizione che ATISA prosegua la sua gestione immutata». Tuttavia, fa notare il relatore, «non appena il Cantone eserciterà un indirizzo politico su pigioni o risanamenti, la copertura andrà trovata altrove». Ergo: potenzialmente tramite le finanze cantonali. Motivo per cui, appunto, si dovrebbe riorientare la strategia. Citiamo dalle conclusioni del rapporto: «Il Cantone non deve comportarsi come un operatore immobiliare ma tornare a fare ciò che gli compete, ossia fissare regole, rimuovere ostacoli e rendere conveniente per altri costruire alloggi accessibili».

I favorevoli

Di diverso avviso, va da sé, la minoranza, che propone di approvare il credito (e quindi acquistare l’intera società), ma non senza rendere attento l’Esecutivo su alcuni rischi.

«Il mio rapporto – spiega il relatore Paolo Caroni (Centro) – propone di acquistare la quota restante del pacchetto azionario ritenuto che viene ceduto a un prezzo interessante rispetto al valore reale delle azioni». Insomma, è un’operazione economica favorevole per il Cantone. Ma anche la minoranza, avverte Caroni, «mette dei paletti». Ovvero, rende attento il Governo sul fatto che «dev’essere un investimento quale strumento per la politica degli alloggi in Ticino, ma al contempo un investimento per una società che deve stare in piedi con le sue gambe». Detto altrimenti: «La società deve autofinanziarsi, tramite una politica gestionale corretta e prudente da parte del Cantone, in modo che quest’ultimo non si trovi nella situazione di doverla finanziare». In poche parole: la società «deve reggersi in piedi da sola».

A sostenere la proposta, poi, ci sarà anche il partito socialista. «Il Cantone deve portare avanti una politica dell’alloggio. Noi abbiamo sempre criticato la debolezza della politica che fino adesso ha portato avanti», spiega il capogruppo Ivo Durisch. «L’opzione oggi sul tavolo è più che opportuna», secondo il socialista, «da due punti di vista». In primis, «permette al Cantone di fare una politica dell’alloggio più incisiva, andando incontro alle esigenze della fascia del ceto medio e medio basso della popolazione». In secondo luogo, conclude, «è un’operazione finanziariamente positiva». Sia Caroni sia Durisch, poi, mettono in guardia da un altro rischio: se non sarà il Cantone a rilevare il resto della società, potrebbero essere dei privati a farlo. Con tutte le conseguenze del caso.

Sia come sia, il dibattito in aula si preannuncia acceso. Anche solo per il fatto che i numeri sono risicati: il tutto potrebbe giocarsi per una manciata di voti.

Correlati