Aggiornamento in vista per i rustici ticinesi

PUC-PEIP. Un acronimo che a molti non dirà niente. Ma che, ormai da diversi decenni, in Ticino fa parecchio discutere. Parliamo del Piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti (il «PUC-PEIP», appunto) che, in parole povere, rappresenta lo strumento urbanistico tramite cui il Cantone regola l’uso del suolo in aree specifiche del Ticino. E che, concretamente, va a toccare l’annosa questione dei rustici. Per semplificare ancora di più: oggi i rustici fuori zona edificabile sono pressoché «intoccabili», quelli inseriti nel PUC-PEIP hanno invece un certo margine di manovra per eseguire lavori di recupero.
Ora – e veniamo alla novità comunicata dal Dipartimento del territorio – quel documento è stato aggiornato e dal 24 novembre sarà messo in consultazione presso tutte le persone e gli enti interessati. Un aggiornamento resosi necessario per più motivi: alla luce del nuovo quadro giuridico federale (con la seconda fase della revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio), ma anche per via dell’esito dei numerosi ricorsi legali che si sono consumati negli ultimi 10 anni.
L’aggiornamento, va pure detto e sottolineato, non rappresenta una rivoluzione per i proprietari di rustici o un importante allentamento delle regole, bensì il tentativo di «codificare» nella legge le prassi che il diritto federale ha concesso in questi anni di applicazione del PUC-PEIP. Detto altrimenti: le concessioni arrivate con questo strumento verranno finalmente messe nero su bianco e formalizzate nella legge.
«Il progetto di aggiornamento – si legge nel comunicato stampa diffuso dal DT – si prefigge di fornire in primo luogo delle risposte ai diversi atti parlamentari che chiedono di allentare le prescrizioni normative vigenti, così da incentivare il recupero e la valorizzazione dei rustici e del territorio in cui essi si trovano». Allo stesso tempo, «l’aggiornamento recepisce pure, nello spirito di allentamento delle prescrizioni normative, il nuovo quadro giuridico federale che, su questi temi, entrerà in vigore con l’inizio dell’anno prossimo». Da un punto di vista pratico, spiega poi il DTnella nota, «ciò si traduce in particolare nel ricalibrare le prescrizioni normative riferite agli interventi che interessano il volume degli edifici, le aperture ammesse, la sistemazione delle adiacenze, tenendo conto del margine di manovra ammesso dal nuovo diritto federale». Ma non solo. Il progetto, al di là delle questioni normative appena descritte, propone pure «la modifica del perimetro dei paesaggi protetti in corrispondenza di 58 comparti interessati dall’esito dei ricorsi decisi dal Tribunale cantonale amministrativo». Come dire: la cartina del Piano sarà aggiornata sulla base delle sentenze del Tribunale federale. Il perimetro, inoltre, sarà modificato pure «per correggere alcune anomalie di tracciato quali la sovrapposizione con la zona edificabile o la parziale inclusione/esclusione di edifici dai paesaggi protetti».
Contattato dal Corriere del Ticino, il direttore del Dipartimento, Claudio Zali, rileva che «l’aggiornamento permetterà di formalizzare alcuni allentamenti che la prassi ha individuato in questo ultimo decennio. Certi margini di manovra, rispetto al rigore attuale che molti vivevano come eccessivo, verranno così codificati nella legge». Certo, aggiunge Zali, «il sistema continuerà ad essere rigido, e non vedremo spuntare piscine nelle zone del PUC. Ma, rispetto ai rustici che restano fuori dalle zone edificabili (ndr. dove non si può toccare nulla), alcuni allentamenti saranno effettivamente formalizzati».
