Basso Mendrisiotto

Aggregazione, «un voto senza compattezza rappresenta un rischio»

All’indomani della decisione, a maggioranza, di sottoporre senza indugi il rapporto aggregativo, c’è chi invita alla prudenza, chi a «mettersi di traverso» e chi rievoca il passato
©Pablo Gianinazzi
Stefano Lippmann
20.06.2026 06:00

Un 3 a 2 che, a conti fatti, lascia in sospeso molti interrogativi. La volontà di proseguire spediti nel sottoporre ai Municipi e ai rispettivi Legislativi il rapporto aggregativo del Basso Mendrisiotto, espressa «soltanto» a maggioranza dai sindaci coinvolti nel processo, non è decisamente passata inosservata. Insomma, non se ne è parlato unicamente nei Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo. Gli echi di quanto deciso ieri sono arrivati anche a Bellinzona. E con essi è giunto anche un messaggio piuttosto chiaro: attenti ai potenziali rischi.

Da noi contattato, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha ribadito che “il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Sezione degli enti locali, accompagna il processo con un ruolo di sostegno senza imporre alcuna soluzione. Da parte nostra vi è quindi il massimo rispetto per l’autonomia comunale e per le scelte che verranno compiute, in modo particolare se assunte responsabilmente». A questa dichiarazione segue il proverbiale «ma»: «Tuttavia, vale la pena sottolineare che affrontare un voto di aggregazione senza una reale compattezza da parte delle autorità locali, rappresenta un rischio». Presto identificato: «Qualora l’esito dovesse essere negativo, il dibattito potrebbe chiudersi per decenni – sottolinea Gobbi –. Per il Basso Mendrisiotto vorrebbe dire perdere un’importante occasione per rafforzare il proprio peso istituzionale e affrontare con maggiore efficacia le sfide future».

«Servono basi più solide»

Un invito a prendersi più tempo prima di consegnare il rapporto aggregativo è giunto dai sindaci di Morbio Inferiore e Vacallo, Claudia Canova e Marco Rizza. Non sono gli unici. Il consigliere comunale di Chiasso Claudio Schneeberger, da sempre in prima linea, invita i colleghi dei vari Legislativi a usare lo strumento della mozione. «L’impostazione che sta emergendo dal dossier è quella di un percorso da portare avanti senza ulteriori rinvii, ma la stessa lettura dei fatti mostra divisioni evidenti tra i sindaci dei Comuni coinvolti, con una parte favorevole a procedere subito e un’altra convinta della necessità di un supplemento di analisi – ci racconta –. Una spaccatura che non può essere ignorata, soprattutto quando il rapporto viene definito da più voci ancora debole e incompleto». E poi, ancora: «A rafforzare la richiesta di prudenza c’è anche il richiamo della SEL, che ha invitato i sindaci a muoversi con cautela nel proseguimento del dossier. Non si tratta quindi di un’obiezione isolata, ma di un segnale politico chiaro: prima di sottoporre il progetto ai legislativi e, in seguito, alla popolazione, servono basi più solide e una riflessione meno affrettata». Da qui l’invito ai consiglieri comunali a «mettersi di traverso rispetto a un processo che rischia di chiedere un sì troppo presto. La mozione rappresenta in questo senso un’arma importante a loro disposizione: uno strumento formale per imporre una pausa, chiedere ulteriori approfondimenti e rimettere al centro il ruolo dei Legislativi. La commissione di studio, a questo punto, farebbe bene a fare un passo indietro e a lasciare spazio a un approfondimento indipendente, prima che il dibattito venga chiuso in modo prematuro».

I fantasmi del 2007

Il giorno dopo i pareri espressi dai sindaci, non si sono fatti attendere i corsi e ricorsi storici. Altri tempi e meno realtà comunali coinvolte: ma il riferimento a quanto avvenuto nel 2007 è tornato, se vogliamo, d’attualità. Domenica 25 novembre 2007 fu una giornata ricca dal profilo delle aggregazioni. Con il 79% dei voti favorevoli nacque la prima grande Mendrisio grazie all’unione d’intenti con Arzo, Capolago, Genestrerio, Rancate e Tremona. Dalle urne uscirono chiari «si» anche per i nuovi Comuni di Gambarogno e Monteceneri. Gioie e dolori. Il titolo del Corriere del Ticino di lunedì 26 novembre 2007 fu eloquente: «Grande Chiasso, valanga di ‘no’». Il 51,55% dei votanti bocciò infatti la fusione tra Chiasso, Vacallo e Morbio Inferiore. La popolazione di Chiasso disse chiaramente «sì» con quasi il 75% di voti favorevoli. I residenti di Morbio e Vacallo espressero altrettanto chiaramente la loro contrarietà: 75% nel primo caso, 60% nel secondo. All’allora direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Luigi Pedrazzini, venne chiesto se credesse ancora nel progetto aggregativo del Basso Mendrisiotto. Fu lapidario nella risposta: «A questo punto crederci sarebbe anacronistico». Non si fermò qui il consigliere di Stato: «L’esito delle consultazioni ha detto chiaramente che i Comuni del Basso Mendrisiotto di aggregarsi con Chiasso non ne vogliono sapere. È possibile che in un futuro ci si orienti verso Mendrisio, magari Comune unico». È certamente musica d’altri tempi e difficilmente paragonabile con la situazione che si presenta oggi. Ma, da più parti, si cominciano a rievocare i fantasmi del 2007.

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